I 7 re di Roma – Tarquinio il Superbo

Tarquinio_il_Superbo

Illustrazione di Davide Lorenzon

Tarquinio il Superbo (…-495 a.C.)

La plebe teneva gli occhi fissi sulle tavolette luminose, che a loro volta rimandavano l’immagine lontana di tre uomini e una donna stagliati in alto, le sagome disegnate da coni di luce roteanti in un monotono rimbombo circolare. Sembravano tutti attendere qualcosa.
Gli unici a guardare direttamente la scena, con l’ambizione frustrata di volersi proiettare nel suo interno, erano Romolo, Numa Pompilio, Tullo Ostilio e Anco Marzio, sempre coperti di stracci, sempre rabbiosi, sempre più consapevoli di quanto fosse ormai disperata la situazione.
“Ditemi cosa vedete” fece loro Romolo.
“Qualcosa di incomprensibile”.
“Qualcosa di deprecabile”.
“Qualcosa che non vorrei vedere”.
“Io vedo gente satura di panem e di circenses”, riprese il primo re di Roma. “Sapete, sì, chi fu a importare la lotta tra i gladiatori?”
“Lo sappiamo. Furono loro, quelli lassù, i Tarquinii”, risposero pressoché all’unisono gli altri.
“Ne avessero fatta una buona”.
“Ci credo che, dopo di loro, il popolo non ne volle più sapere di re. Non si può dar torto al popolo di allora che, in reazione alla cialtroneria etrusca, istituì per disperazione la Repubblica”, commentò Numa.
“Mah”, disse ancora Romolo, accarezzandosi la barba, mentre con gli occhi inquieti ispezionava l’intorno, “a ogni genere di popolazione si addice una forma differente di governo… So che, detto da me, sembrerebbe quasi un’abiura”.
“Non saprei darti torto, Romolo”, gli fece eco Anco.
“Nemmeno io, soprattutto guardando questa folla di [contumeliae…]” commentò Tullo Ostilio. “Non vedo la scintilla della ribellione accenderne i volti inebetiti. Perché sorridono, raggruppandosi sotto la fioca luce di quelle tavolette, invece di assaltare il palazzo brandendo fiammeggianti fiaccole? Perché non gridano il loro sdegno e non si coalizzano per liberare la donna che li governa e rappresenta? Dov’è finito ciò che un tempo insegnavamo agli altri?”
“Ti do una brutta notizia, Tullo: oggi i romani sono i moderni barbari”.
Analoghe disquisizioni stavano avendo luogo in cima alla Rupe Tarpea, dove Servio Tullio e Tarquinio il Superbo avevano a fatica raggiunto Tarquinio Prisco e la Sindaca rapita.
“…Privi di nerbo, costantemente allegri come idioti, fino a che non cade loro un pino sulla testa o la loro casa non sprofonda in un buco del suolo”, stava dicendo Tarquinio Prisco.
E Servio Tullio: “Cosa siamo venuti a fare qui, a parte ridare vita a vecchie diatribe, se a Roma non c’è più nemmeno l’eco dell’antica gloria che ci distingueva tra tutti i popoli conosciuti?”
“Sono così rassegnati. Viziosi, distratti, raggruppati in caste, disperdono ogni energia nel lamentarsi senza fare nulla”.
“Non avrei mai pensato che il popolo romano potesse ridursi tanto male. Neppure quando, da lassù, ipotizzavamo fosse colpa di questo o quel reggente. Ma no, la colpa è solo di chi acconsente che accada tutto questo”.
“Di chi gira la testa dall’altra parte”.
“Come te, Prisco, che hai cresciuto delle serpi in seno?” Il Superbo non si fece sfuggire l’occasione di fare un’insinuazione delle sue.
“Bella riconoscenza a chi ti preparò un regno”.
“Salvo lasciare che fosse una donna a deciderne le sorti”.
“Non puoi parlare, Superbo, proprio tu”, intervenne Servio, piccato, “che ti servisti delle ambizioni di una donna per detronizzare me, tu che per tua gloria non esitasti a ridurre il popolo in schiavitù per realizzare l’enorme tempio di Giove Capitolino, che esautorasti il Senato accentrando ogni potere, che eccedesti non soltanto nel lusso ma nella più sfrenata lussuria. Chi, dimmi, chi ha insegnato ai romani a diffidare dei reggenti e indulgere nel malcostume?”
“Aaaah!” Fu il grido del Superbo, furibondo, nel saltare al collo di Servio. ”Mi avete stufato!” Volete capirlo o no che siamo caduti, tutti noi etruschi, in un grosso tranello? La Storia, fin da subito mi ha bollato come un perfido, vizioso, perdente…”
Pur immobilizzato e paonazzo, a Servio Tullio riuscì un ammiccamento furbesco. Il Superbo gli mollò un ceffone.
“Siete sicuri di ricordare bene? Com’è possibile che tutte le nostre congiure fossero avvenute in pubblico, senza nemmeno una volta che intervenisse il popolo a impedirle? Il popolo di allora mica era quello di oggi. Mi faccio di queste domande e altre ancora, da quando siamo ritornati in vita”.
Parlando, serrava sempre più le mani addosso a Servio.
“Ragionate! È questo il momento di capire che noi Etruschi, tanto colti, eleganti e ben curati, così efficaci nell’ordire e mettere in pratica conquiste militari e ammodernamenti dei costumi, beh, non potevamo essere tanto imbecilli!”
“Spiega un po’, figlio mio…” Gli fece voce, dietro le spalle, il Prisco, che ancora teneva per un polso la sindaca di Roma. Il superbo si voltò di scatto con gli occhi in fiamme.
“Il tempio di Giove che prima il signorino, qui, mi rinfacciava, e che proprio su questo monte ebbe le sue fondamenta, altro non fu che il pegno della pace raggiunta con gli Equi, e il suggello dell’alleanza stretta con gli Etruschi. Per poter commerciare con loro e con la Magna Grecia ho conquistato tutto il sud del Lazio, dal Tevere al Circeo, e quindi stretto accordi sul commercio con i Cartaginesi, aperto nuovi empori sulle coste del Tirreno. Non vedo traccia di mollezza alcuna, ma soltanto un disegno ben pensato di conquista e di buon governo!”
“Questo cos’ha a che fare, però, con la tua idea di essere vittima di un complotto?”
“Non lo capisci, allora? I romani non avevano alcun motivo di sbarazzarsi di me e, in generale, di condannare la memoria della stirpe dei Tarquinii! Se perfino noi riusciamo a credere che tutto ciò abbia senso, significa che gli dei…”
“O chi per loro”, precisò il Prisco.
“Certo. Gli dei, o chi per loro… Hanno lavorato non solo alla creazione delle nostre persone ma anche al plagio delle nostre menti!”
“Non ci avevo pensato, in effetti…”
“E quindi dovrei dubit… cough…” Il Prisco allentò un po’ la presa per consentire a Servio di parlare. “Dubitare. Dovrei dubitare della rivolta dei romani contro di te, della tua destituzione mentre eri impegnato ad assediare Ardea, della tua cacciata quando accorresti alle porte di Roma, in seguito alla violenza perpetrata da tuo figlio ai danni della moglie di Tarquinio Collatino?”
Per tutta risposta Tarquinio il Superbo gli mollò un altro ceffone.
“A te gli dei hanno ridotto proprio male la memoria, perché l’unica cosa che dovresti ricordare è che me ne andai, anzianissimo, di morte naturale!”
“…In esilio”.
Il Superbo serrò con forza le dita sulla gola di Servio e sibilò:
“Servito e riverito a Cuma… Bastardo di un Etrusco!”
“Cos’hai da ridire adesso contro gli Etruschi, insomma! Cambi idea continuamente” Si accalorò il Prisco mentre Servio strabuzzava gli occhi con la lingua bluastra a penzoloni.
“Che gli dei ci hanno disegnati male: una genìa di egocentrici, tronfi e incapaci di restare uniti, con te come capostipite. E non chiamarmi mai più figlio, schifoso mollaccione!”
Finalmente anche Tarquinio Prisco perse le staffe e si unì alla mischia.
La Sindaca, notando un provvidenziale disinteresse nei suoi confronti, ne approfittò per sgattaiolare via.
La scena che si svolgeva davanti agli occhi del popolo di Roma era questa: Servio, semisdraiato, teneva le mani sui polsi di tarquinio il Superbo che gli montava cavalcioni urlando, mentre Tarquinio Prisco raccolto un ramo caduto si lanciava alla volta del figlio per suonargliele una buona volta.
Le mani guantate di alcuni elementi scelti, nascosti nella macchia, trassero la prima cittadina in salvo mentre altri si avvicinarono con cautela ai rapitori, impegnati nella lotta.
Intanto i primi re, ai piedi della Rupe, erano venuti alle mani con alcuni facinorosi vestiti di nero, che rivendicavano il primato di Roma a suon di slogan di disprezzo, separatismo e rifiuto dell’integrazione tra i popoli.
Una parte della folla, ormai delusa, che aveva votato la Sindaca per rimettere completamente a lei la responsabilità di raddrizzare la Capitale, stava scambiando insulti con quella parte che invece non l’aveva votata ma che, non portando convincenti argomenti in favore di una qualsiasi soluzione democratica dello stallo della città, trovò più agile affrontare il corpo a corpo con gli avversari.
Gli uomini se la prendevano con un presunto strapotere delle donne. Le donne accusavano di pusillanimità gli uomini. I geometri litigavano con gli architetti che litigavano con gli ingegneri che si scambiavano insulti con i letterati e con gli economisti. I vecchi gridavano contro i giovani che gridavano contro altri giovani che gridavano contro i vecchi. Gli imprenditori contro gli artigiani. La Polizia contro i Carabinieri e i preti contro gli artisti di strada. I cani contro i gatti contro i topi contro le cornacchie contro i gabbiani contro le tartarughe del Rio delle Amazzoni…
Gli dei, o chi per loro, iniziavano ad annoiarsi. Era chiaro che Roma non sarebbe mai più stata di un qualche sollazzo per loro.
Mandarono il solito temporale a gettare la città nel caos e disperdere la folla, tirarono su per i fili le sette marionette e chiusero il sipario.

Leggi le puntate precenti:  1  –   2   –   3   –   4   –   5   –   6


“I 7 re di Roma” : testi di Francesca Perinelli
Illustrazioni di Davide Lorenzon CRT2
Progetto I magnifici 7

9 pensieri su “I 7 re di Roma – Tarquinio il Superbo

  1. Pingback: I 7 re di Roma – Tarquinio il Superbo (su Tratto d’unione) | iCalamari

  2. Con quest’ultimo capitolo si congedano da noi i re di Roma, tornando lontanissimi ma, forse, appena più familiari.
    Ringrazio Davide Lorenzon e Trattodunione per avermi data l’opportunità e il privilegio di raccontarne le vicissitudini immaginarie e, allo stesso tempo, ricordarne splendori e miserie, il loro ruolo nella Storia di Roma e della civiltà occidentale.

    Piace a 2 people

    • Cara Francesca, grazie a te per questa proposta divertente, articolata e molto ben documentata. Ci hai fatto rivivere storie dimenticate e assaporare un po’ di quella romanità, antica e contemporanea, che sa di grandioso e mirabile e, allo stesso tempo, di menefreghista e negligente. Per tutti noi che amiamo tantissimo la nostra Roma e la vorremmo pulita ed efficiente, risplendente nella luce riflessa della potenza che fu… che tu ci hai fatto intravedere con questi bei racconti 🙂

      Piace a 1 persona

  3. Pingback: I 7 re di Roma – Servio Tullio | Tratto d'unione

  4. Complimenti, sia per i testi che per i disegni, sarebbe divertentissimo vedere un film tragicomico del genere. Però i 7 re li farei tornare in Italia e non solo a Roma, sì perché in questi divertenti racconti hai colto bene lo spirito che aleggia in Italia, non solo a Roma, di questi tempi… Comunque sarebbe interessante leggere una puntata con il ritorno anche di Remo, e magari anche di Tito Tazio…
    PS: Anche riportare gli ultimi 7 sindaci di Roma ai tempi del regno non sarebbe male… 😀

    Piace a 2 people

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...