Le 7 unità di misura

Presentazione

Illustrazione di Davide Lorenzon

Le misure, o meglio le grandezze, contano: questo sarà probabilmente il principale fil rouge del viaggio attraverso le sette unità di misura a cui sono stato invitato da Tratto d’unione all’interno del progetto I magnifici sette (a questo link la presentazione del progetto). Questo perché, come nel caso dei sette mari raccontati da Pina (che non sono sette ma semmai settanta volte sette), il numero delle unità di misura non si limiterebbe al numero in questione, se non fosse per quel fondamentali che identifica proprio quelle sette grandezze, adottate nel Sistema Internazionale (per gli intimi, SI), da cui potenzialmente derivano tutte le altre unità di misura utilizzate nella consuetudine. Dicesi grandezza fisica, stante la definizione fornita dalla terza edizione del Vocabolario Internazionale di Metrologia, la proprietà di un fenomeno, corpo o sostanza, che può essere espressa quantitativamente mediante un numero e un riferimento.

Sui concetti di queste prime righe cascano, diciamo, i primi due asini (ne cascheranno molti, di animali, in questi post). Il primo casca per una doverosa specifica alla definizione di fondamentale: ovvero, per il dovere di aggiungere sulla base delle nostre conoscenze attuali. Sarebbe in fondo anche un po’ presuntuoso per la specie umana credere che sia stato scoperto tutto lo scopribile e definito tutto il definibile: poco più di cent’anni fa, d’altronde, fu proprio il non pensare ciò che consentì di superare l’idea che le grandezze fondamentali comprendessero solo le unità di lunghezza, massa e tempo).

Il secondo tracollo equino è il concetto di internazionale: si sa, non è mai facile mettere d’accordo tutti i paesi del mondo, e su certi argomenti capita che firmino tutti tranne qualcuno, a volte anche solo uno. Per fare un esempio, tutti gli stati hanno ratificato la Convenzione internazionale dei diritti dell’infanzia tranne uno (gli Stati Uniti); oppure, tutti gli stati hanno ratificato la Convenzione sul clima di Parigi tranne uno (gli Stati Uniti); o ancora, tutti gli stati tranne tre riconoscono il Sistema Internazionale delle unità di misura come unico o principale sistema di misurazione in vigore nel proprio paese (la Liberia, la Birmania e indovina-un-po’-quale-sarà-mai-il-terzo? Gli Stati Uniti, forse?).

Ovviamente ho giocato un po’ sulla questione, ma il senso è quello: il protezionismo culturale e controintuitivo degli Stati Uniti rispetto alle unità di misura rimane, ancorché nato in tempi non sospetti e per ragioni piratesche (anzi, corsare). L’immagine che gira in rete da diverso tempo è un buon esempio di controintuintività ma dà anche ragione del fatto che, più che delle unità di misura, dobbiamo aver buon conto d’occuparci forse del senso delle grandezze (fondamentali) – e secondariamente delle misure che le rappresentano. Se da un lato infatti le grandezze non sono altro, d’altronde, che parametri che ci consentono di rapportarci con fenomeni fisici più o meno complessi, dall’altro rispondono al bisogno innato dell’uomo di riportare a concetti misurabili quanto spesso la nostra percezione ed i nostri sensi ci portano a interpretare in modo, se non scorretto, quantomeno non univoco.

Ordunque, parliamo di grandezze.

Parliamone a cominciare dalla modalità narrativa scelta, ovvero come leggerete questi magnifici sette. Saranno racconti brevi, che avranno come protagonisti più o meno note specie del mondo animale.

Se devo dirla tutta, lo spunto e l’ispirazione nascono da due riferimenti, in particolare: il primo sta nella logica al testo di una musica per bimbi che da qualche anno a questa parte allieta i viaggi in macchina dei miei figlioli: la canzone in questione, in particolare, è stata presentata alla trasmissione Crapapelata che da oltre 36 anni accompagna gli ascoltatori di Radiopopolare (una trasmissione di musica per bimbi – riporto integralmente dal sito – «pronta a cogliere tutto quanto di nuovo si stava muovendo nella realtà circostante e, in particolare, nel mondo dei bambini, all’inizio degli anni Ottanta. Era un titolo che, a suo modo, voleva essere provocatorio, in tempi non sospetti, in cui i riferimenti alla cultura lombarda andavano contro corrente e non rischiavano di essere confusi con le attuali malsane tendenze secessioniste o razziste»). Si intitola “Il serpente Michele”, racconta di un serpente verde che una mattina si ritrova, dopo la muta, di colore blu e contiene questa strofa: «Dovete sapere che il regno animale in fondo in fondo è come un paesone, è tutto un “si dice”, “hai sentito…?”, “mi pare…”, “un serpente verde diventato blu oooooh ma una roba incredibile… ma-voi-là, lascia fare, c’è pure la foto sul Corriere animale c’è scritto a carattere cubitale: “Un serpente verde diventato blu!” […]». Potrebbe sembrare una rivisitazione in chiave moderna delle favole di Esopo, se non fosse per il fatto che l’autore della canzone non penso abbia avuto la benché minima intenzione di rifilare tra una parola e l’altra quell’ingombrante morale di cui il greco non poteva fare a meno. In questo viene incontro, per spiegare meglio il senso dei sette racconti, il secondo riferimento, un testo di grande eleganza frutto di una bella intuizione narrativa: “Sei una bestia, Viscowitz” di Alessandro Boffa. La differenza è sostanziale: Esopo inventava sit-com animali (e animalesche) unicamente con l’intenzione di trasferire in loro dinamiche, caratteri e comportamenti antropomorfi, con la chiara intenzione di tracciare la morale di cui sopra (nobilissima idea, per altro, per il suo tempo e la sua cultura). Boffa attinge, con rigore scientifico, a comportamenti animali lasciando che sia la natura stessa dei medesimi, su storie ovviamente di fantasia, a richiamare alla mente emozioni, situazioni e vicende tipiche delle relazioni umane.

Il gioco di questi magnifici sette che andrò a narrare, spaziando tra una grandezza e l’altra, è molto più vicino per logica a quanto sperimentato da Boffa.

Perché, in fondo in fondo, nella società dell’homo sapiens si vivono storie non così distanti da quelle del mondo animale. A ognuno, poi, la libertà di leggere (o non leggere) riferimenti puramente casuali fra le righe del racconto: senza dimenticare che ciò che per noi uomini ha implicazioni emotive per gli animali è, forse, semplicemente natura (a scanso di equivoci futuri: sono profondamente darwiniano). Potrebbe dunque essere che, fra le righe, vi capiterà di immaginarvi di leggere di morti sul lavoro, ideologie e fanatismi a livelli psichiatrici, stupri, ricerca d’immortalità, pedofilia, uso improrio di torture o d’armi chimiche: bisogna prendere atto del fatto che, se privi di una cornice antropocentrica e di implicazioni morali, certi vissuti per il mondo animale sono, e rimangono, solamente immaginazione. O quantomeno, fino a che non arriva la mano dell’uomo a trasformare semplici leggi naturali in cambiamenti coatti dell’ecosistema – se non dell’evoluzione.

Giusto per dare la chiave di lettura dal punto di vista scientifico inserirò, di volta in volta, appositi collegamenti alla fonte nel testo o, laddove necessaria, un’eventuale nota di lettura in calce al testo rigorosamente accompagnata dalla seguente specifica: nella quale lo scrivente si limiterà al riferimento scientifico e volutamente si esenterà dall’esprimere, al meglio delle sue possibilità, giudizi di valore, interpretazioni o paragoni legati ad un sempre-in-agguato “sguardo antropomorfo”.

Tre piccolissimi corollari. Il primo: occasionalmente, il linguaggio potrebbe essere forse giusto un pochino al limite del politically correct; ma d’altronde non era requisito di esclusione, nel bando di partecipazione fornito da Tratto d’unione, per cui comprenderete. La seconda: i testi saranno disseminati, qua e là, di citazioni. Non vorrei mai arrogarmi il diritto di originalità su perle, linguistiche o concettuali, partorite da altre menti; al tempo stesso, per non rovinare la lettura, lascio che sia il lettore a coglierle – e magari provare ad indovinarle. Il terzo, ed ultimo: non dimenticate mai, leggendo, che la realtà purtroppo supera di gran lunga la fantasia.

Si comincia, dunque, con le unità fondamentali in un ordine vario ed eventuale, dalla lunghezza: un racconto che in bilico tra eros e thanatos “non avrà mezze misure” (gioco di parole…), perché, ça va sans dire, non possiamo non tener conto del fatto che “le dimensioni (anzi le grandezze) contano”.

A leggerci fra sette giorni.

Disclaimer: nessun animale (uomo incluso) è stato maltrattato per sperimentare la veridicità delle vicende narrate nei successivi sette post.


“7 unità di misura” : testi di Ammennicolidipensiero
Illustrazioni di Davide Lorenzon CRT2
Progetto I magnifici 7

12 pensieri su “Le 7 unità di misura

  1. L’ha ribloggato su ammennicolidipensiero e ha commentato:
    Da oggi e per i prossimi sette giovedì sarò ospite sul blog di Tratto d’unione, a cui va un enorme grazie per la proposta e per l’ospitalità. Scriverò sul progetto “I magnifici sette“, sulla scia di una collaborazione di rete avviata da Cartaresistente, e parlerò di… “metrologie e storie di vita”, diciamo così, con qualche piccolo esperimento narrativo. Un grazie a Davide per le bellissime illustrazioni che accompagneranno i vari post. Non aggiungo altro alla presentazione qui a seguire, ché da leggere ce n’è già un bel po’. Cari lettori, vi aspetto di là per i commenti.

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