I feel fine

23815-i_feel_fine (Tempo di lettura: 4 min.)
Elsa: Vieni qui, ti devo far vedere una cosa.

Gloria: “I feel fine”? In vinile!
Elsa: Eja! Ti piace?
Gloria: Wow, un 45 giri dei Beatles, bellissimo! Ma è originale? Guarda che se è originale vale parecchio… bella anche la copertina, la foto in bianco e nero… i bordi gialli…
Elsa: È originale, te lo regalo. Cuntenta?
Gloria: Come sarebbe che me lo regali?
Elsa: Eja, un regalo!
Gloria: Ma… non so se posso accettarlo… costa troppo!
Elsa: Era nella prima posizione della hit parade il 13 dicembre 1964!
Gloria: Maddai, davvero? Proprio il giorno in cui sono nata io…
Elsa: Sì, al primo posto in Inghilterra.
Gloria: Che meraviglia! Ma come hai fatto a trovarlo? Incredibile!
Elsa: …
Gloria: Ma scusa, l’hai cercato apposta per me?
Elsa: …
Gloria: Non mi dire che l’hai comprato apposta per il mio compleanno?
Elsa: …
Gloria: Non ci posso credere. Ma tu sei matta. Chissà quanto tempo ci hai messo a trovarlo?
Elsa: …
Gloria: Quanto tempo ci hai messo?
Elsa: …
Gloria: Elsa, non mi dire che ci stai lavorando da mesi a ‘sta cosa! Ma perché? Ma…
Elsa: Lo sai perché.
Gloria: Lo so?
Elsa: Eja. Lo sai.
Gloria: Che cosa devo sapere?
Elsa: …
Gloria: Non è che… per quella cosa… Guarda che non mi devi niente, quella volta sono intervenuta perché era mio dovere, l’ho fatto con piacere, e poi che vuoi che sia stato, niente.
Elsa: …
Gloria: Se l’hai fatto per sdebitarti sappi che non dovevi. Io me n’ero già dimenticata.
Elsa: Ma io no!
Gloria: Evvabbè… ma adesso però questo cimelio prezioso te lo riporti a casa, lo tieni per un po’ e poi lo rivendi, che ci guadagni anche su… chissà quanto hai speso… che pazzia col tuo stipendio.

Elsa: Cussu fìada unu criminali, era un criminale quello.
Gloria: Ma chi? Gualtieri?
Elsa: Eja. Se tu non mi avessi salvato ora sarei disoccupata.
Gloria: Eeeehhh, adesso esageri. Gualtieri era un prepotente, questo è vero, poi aveva il coltello dalla parte del manico perché era il padrone della ditta qui, però…
Elsa: No, quello invece me l’aveva giurata. Io non ci ero andata con lui e prima o poi mi avrebbe licenziata sicuro.
Gloria: Senti Elsa, anche se lo avesse fatto tu avresti trovato lavoro da qualche altra parte. Senza offesa ma una donna delle pulizie trova sempre da lavorare anche se c’è la crisi.
Elsa: Non è questo. È che lui mi metteva le mani addosso e tu mi hai salvata.
Gloria: Non ti ho salvata, passavo di lì e la scena che ho visto… mi ha schifato. Gli ho solo detto quello che pensavo, lui si è vergognato e ha smesso. Piuttosto… mi sa che se non fosse morto quella notte il giorno dopo ci avrebbe licenziate tutte e due.
Elsa: …
Gloria: Con questo non voglio dire che sono contenta che sia morto eh? Ci mancherebbe.
Elsa: …
Gloria: Perché tu sei contenta?
Elsa: No. Ma è meglio così.
Gloria: Mi sa che anche qualcun’altro la pensa come te… ancora non si sa chi l’ha ammazzato. Poveraccio. Doveva aver fatto arrabbiare qualcuno di molto grosso per finire così. Ci sono novità dalla polizia?
Elsa: Non lo so.
Gloria: Neanche io so più nulla, brancolano nel buio. Certo un uomo come lui, così ricco, chissà quante ne aveva combinate…
Elsa: “I feel fine” lo sai che cosa dice? Il testo?
Gloria: No. Cioè, conosco un po’ il ritornello…
Elsa: È un ragazzo innamorato pazzo che fa regali alla sua ragazza che anche lei è innamorata pazza. Il titolo significa: mi sento bene. Io mi sento bene da quando Gualtieri è morto. Secondo me l’umanità ci ha guadagnato.
Gloria: Elsa non esagerare… Gualtieri era uno stronzo ma nessuno merita di finire accoltellato un un fosso.
Elsa: Era andato a puttane, quel porco.
Gloria: La polizia infatti segue quella pista ma che cosa vuoi che trovi? Se è stata una prostituta ora sarà già finita chissà dove. Non hanno nemmeno trovato il coltello, niente.
Elsa: Dove l’hanno ammazzato c’erano solo puttane mezze nude a passeggiare, di sicuro qualcuna ha visto cosa è successo a Gualtieri… magari l’ha ucciso una donna… magari non era una che batteva… forse era in macchina con lui… una ragazza normale… come me… come te… e chissà perché l’aveva portata lì… le puttane anche se hanno visto hanno applaudito!
Gloria: …
Elsa: Lui non ci rispettava… se l’è meritato… tra donne ci capiamo Gloria… devi accettare questo regalo.
Gloria: No… scusa Elsa, fammi capire, stai insinuando qualcosa?
Elsa: Io non insinuo, io so.
Gloria: Elsa tu sei ubriaca, se stai pensando… io non ho fatto niente!
Elsa: Ti ho detto che lo so.
Gloria: …
Elsa: Senti Gloria, preferivi la canzone di Umberto Tozzi? Ci avevo pensato sai, a parte che il titolo è il tuo nome, poi ci sono quelle parole “per chi attende il giorno e invece di dormire con la memoria torna a un tuffo nei papaveri in una terra libera, per chi respira nebbia, per chi respira rabbia…” la conosci?
Gloria: È famosa.
Elsa: Io respiro nebbia e rabbia qui, in questa città senza sole… in Sardegna ero libera e mi tuffavo nei papaveri…
Gloria: …
Elsa: Ma lo vedi, a te non dice niente… vanno bene i Beatles.
Gloria: Elsa ora sono preoccupata, anzi no, sono arrabbiata. Cosa sono questi discorsi? Cosa vuol dire che tu sai? Se hai visto qualcosa, se hai informazioni… se hai fatto qualcosa… devi andare alla polizia.
Elsa: Io non ho visto nulla e non ho fatto niente. Non ho informazioni, questo però non vuol dire che io non sappia.
Gloria: E allora se sai devi andare alla polizia.
Elsa: Tu non lo vuoi veramente.
Gloria: Che cazzo dici Elsa? Pensi che sia stata io?
Elsa: …
Gloria: Io non sono stata, chiaro? Io non ho fatto niente a Gualtieri, lavoravo qui solo da pochi mesi quando è morto. Non avevo motivi per ucciderlo. Ma per chi mi hai preso? Credi che mi sarei rovinata la vita solo perché lo avevo beccato a palpeggiarti nei bagni?
Elsa: Gloria, tu sei una ragazza carina, non resterai da sola tutta la vita. Vedrai che lo troverai un uomo che ti ama.
Gloria: Elsa vaffanculo, cosa c’entra adesso questo. Piantala di dire stronzate.
Elsa: Gloria, prendi il regalo, è prezioso, è importante. È per te.
Gloria: …
Elsa: Gloria io ti voglio bene. Io so stare zitta. Io entro in tutte le stanze di questa ditta. Faccio i turni anche di notte. Ci hai mai pensato?
Gloria: …
Elsa: D’appu biu, l’ho visto. Lo vedevo sempre. Prima o poi tutte cedevano. Per lusinga o per paura. Lui faceva regali, anelli… o minacce… gli piaceva avere il suo harem.
Gloria: …
Elsa: Ma tu e io eravamo diverse. A lui piaceva che proprio l’ultima delle sue “donnine”, quella che pulisce i cessi, gli dicesse di no, così poteva continuare a perseguitarmi, un giochino senza fine. E tu.
Gloria: Io non sono mai stata a letto con lui. Mai!
Elsa: Lo so. Tu e io, le uniche. Io non volevo. Tu non potevi.
Gloria: …
Elsa: Non ti aveva invitata.
Gloria: …
Elsa: … io sono come un’ombra, quasi non vi accorgete di me mentre vi spolvero le scrivanie e vi lavo i pavimenti. Ma ci sono, invece, e vedo e sento.
Gloria: Cosa credi di sapere Elsa?
Elsa: Gualtieri non ti corteggiava Gloria, e sai perché? Perché si divertiva a giocare al gatto e al topo con te. Da quando ti aveva assunta era diventato sempre più imprudente con tutte. Voleva che tu te ne accorgessi.
Gloria: …
Elsa: Passi quando stuzzicava le altre impiegate, ma la donna delle pulizie no, per te questo è stato troppo. Io ero l’ombra, la donna dei cessi. Valere meno di me… per te… non l’hai sopportato.
Gloria: Senti Elsa, non so come la pensi tu, ma per me tutti gli esseri umani sono uguali e…
Elsa: Come hai fatto non lo so, ma sei stata brava. Non ti hanno preso e ormai non ti prenderanno più.
Gloria: Se è questo quello che credi di sapere allora capisco perché non vai alla polizia. Ti riderebbero in faccia. Tu sei completamente pazza. Gualtieri era un uomo con interessi che arrivavano anche in Russia, avrà pestato i piedi alla persona sbagliata. E comunque questa conversazione è surreale. Io me ne vado.
Elsa: Prendi il regalo.
Gloria: Non lo voglio. Piantala. E lasciami!
Elsa: Gloria!
Gloria:…
Elsa: Prendilo per favore, sennò le altre si incazzano con me.
______________________
 

Questo racconto partecipa agli EDS (Esercizi Di Scrittura) proposti da La donna Camèl

EDS – Giallo
Queste le regole:
– Un segreto o un mistero
– Una scena notturna
– Una canzone dei Beatles
– Una cosa gialla

Ecco gli altri blogger che hanno scritto racconti con queste stesse regole:
– Pendolante: Dolce come la morte – prima, seconda e terza parte
– La Donna Camèl: Ah, look at the lonely people – prima e seconda parte

– Melusina: Il numero 97
– Dario: I Bitols e Carmelo Sapienza
– Hombre: Ritratto in giallo, ocra e carboncino – prima, seconda e terza parte
– Lillina: Giallo di provincia
– Angela: Giallo canarino
– Michela: Il cane bianco
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17 pensieri su “I feel fine

  1. La donna Camèl, come di consueto, dopo la pubblicazione di tutti i racconti che hanno partecipato a questo esercizio di scrittura da lei ideato e proposto, tira le somme e scrive una recensione su ciascuno. Ecco il suo commento a questo racconto:
    “Calikanto ha scritto un pezzetto di teatro camminando sul filo. Scrivere senza descrivere è difficilissimo perché si rinuncia a tutte le sfumature del linguaggio del corpo, si rinuncia ai correlativi oggettivi, vale a dire alla potenza simbolica di certi oggetti messi nel posto giusto al momento giusto e ci si affida al cento per cento alla drammatizzazione delle voci. Il tentativo è riuscito solo in parte, secondo me, in quanto questa struttura costringe a esplicitare, in gergo “telefonare”, certi fatti e certe situazioni che altrimenti non si potrebbero far sapere. Però se, invece che lette, queste stesse parole fossero recitate, quei fatti e quelle situazioni si potrebbero alludere invece che “telefonare”, il corpo avrebbe di nuovo il suo ruolo e la potenza del testo verrebbe restituita a chi di dovere.”

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