La saga dei Cazalet

Cazalet_Tutti3049 pagine distribuite su 5 libri, almeno 30 personaggi principali e 20 anni di storia familiare. Questi sono i numeri primi della saga della famiglia Cazalet, indivisibili, necessari e potenzialmente infiniti. L’autrice infatti si accontenta di raccontare solamente il periodo che va dal 1937 al 1958 ma al lettore resta la curiosità di sapere cosa succederà alla nuova generazione di bambini Cazalet, nell’avvincente intreccio di storie che l’autrice, Elizabeth Jane Howard, ha saputo raccontare con grande talento.

I Cazalet sono una ricca famiglia di imprenditori londinesi, commerciano in legname e posseggono una flotta camion per la distribuzione, diversi moli per l’attracco delle navi, segherie per la lavorazione del legname, una quantità di operai e impiegati stipendiati, case a Londra per i diversi membri della famiglia, domestici fissi e, non ultima, la grande casa di campagna, Home Place, dove la famiglia si riunisce durante le estati e le feste principali.

Non siamo nel mondo della nobiltà, dei lord, delle principesse. I Cazalet sono borghesi, non hanno titoli e si guadagnano da vivere lavorando. I loro modi, la loro educazione, la mentalità, si rifà ai principi vittoriani ottocenteschi del sacrificio e del rispetto, dell’onestà e del riserbo.

L’albero genealogico parte da William e Kitty Cazalet, chiamati in famiglia il Generale e la Duchessa, e dai loro quattro figli: Hugh, Edward, Rachel e Rupert. Poi le ramificazioni si allargano alle mogli, ai figli e successivamente ai nipoti, in un racconto che si sviluppa intorno alla seconda guerra mondiale. La famiglia ci viene presentata nel primo volume, intitolato Gli anni della leggerezza, dove la guerra è alle porte, la si intuisce, la si teme, si sente il suo progressivo avvicinamento. Ma ancora la vita è felice, l’impresa funziona bene, i soldi non mancano, i figli sono piccoli, le mogli giovani e interessanti.

L’impatto della seconda guerra mondiale arriva con il secondo volume Il tempo dell’attesa. La famiglia fugge dai pericoli di Londra e si ritira nella casa di campagna, Home Place. Arrivano le ristrettezze, il cibo manca, gli abiti si consumano e non possono essere sostituiti, il freddo è più freddo che mai. Ma tutti quanti, consapevoli di essere dei privilegiati, avendo comunque un tetto e i mezzi per sopravvivere nell’agio nonostante tutto, si danno da fare per aiutare: creano uno spazio per accogliere bambini rimasti soli, le mogli prestano servizio volontario nel vicino ospedale, danno rifugio alla vecchia educatrice di famiglia, acquistano altre proprietà per poter ospitare chi sia in difficoltà. Si attende. Si aspetta che la guerra passi. Che tornino quelli che sono partiti per combattere. I più giovani aspettano che finalmente arrivi il momento per far cominciare la propria vita: finire gli studi, iniziare a recitare a teatro, entrare in seminario, andare ai balli. Gli adulti si sacrificano, i giovani sono impazienti. Ma in ciascuno prevale quello spirito britannico che a noi italiani a volte appare come una sorta di indifferente fredda impassibilità, ma che permise alla popolazione londinese di andare avanti con le proprie vite quasi come se la guerra non stesse distruggendo Londra. Iconica in questo senso la celebre foto degli utenti della Biblioteca Holland Park di Londra, che cercano i loro libri sugli scaffali nonostante la devastazione dei bombardamenti nel 1940.

Holland_Park_Library_London

Il terzo volume si intitola Confusione, siamo nel 1942, in piena seconda guerra mondiale. La famiglia continua la propria attività imprenditoriale pur nelle difficoltà del conflitto e poi, mentre la vita di tutti i giorni procede, la guerra finisce. Il punto di vista che la scrittrice adotta è quello basso e miope della quotidianità, le cose accadono intorno ai protagonisti correggendone impercettibilmente la rotta esistenziale e dirottando le loro vite in direzioni spesso impreviste e magari non desiderate. Il quarto volume, Allontanarsi, inizia nel 1945 a guerra finita. I vari membri della famiglia possono tornare alle loro case londinesi, la forzata convivenza a Home Place può cessare. Ma andarsene da quel luogo che li ha protetti per anni, poter finalmente scegliere per sé, ricominciare a decidere del proprio destino può rivelarsi più difficile del previsto. I vecchi equilibri, a volte precari ma pur sempre in assetto di resistenza, cedono il posto ai nuovi, che devono ancora essere messi a punto. Allontanarsi non è così facile. Infine il quinto e ultimo volume, Tutto cambia, dove è la modernità a governare e condizionare le scelte dei vari membri. Il libro si apre con la morte della Duchessa, madre e nonna di tutti i protagonisti. La sua scomparsa si affianca metaforicamente a quella del mondo che simboleggiava: quelle atmosfere polverose di altri tempi, la moralità vittoriana, l’importanza della classe sociale, la normalità di avere servitù domestica. Siamo ormai negli anni cinquanta, tutto è diverso: abiti, musica, auto, denaro, cibo, arredi, maniere, mentalità. Il vecchio mondo scompare per sempre insieme ai suoi vecchi, e i nuovi adulti non ne sentono la mancanza. L’impresa di famiglia è in difficoltà, i fratelli Cazalet non sanno mettersi al passo con i tempi e non sanno affrontare i cambiamenti necessari per restare sul mercato. Le donne, quelle più giovani come quelle più vecchie, scoprono nuove possibilità e il libro si chiude con la famiglia riunita per l’ultima volta a Natale nella vecchia casa di campagna Home Place.

L’autrice, Elizabeth Jane Howard, nata a Londra nel 1923 e morta nel 2014, in questa lunga saga familiare ha messo molto di autobiografico. In particolare si possono riconoscere nel personaggio di Louise diverse circostanze della sua vita. Sua madre fu una ballerina che abbandonò la carriera per un uomo che la trascurò e la rese infelice e frustrata; lei, bellissima, fu attrice e modella; il padre e il fratello dirigevano un’azienda di legnami; si sposò troppo giovane e successivamente abbandonò marito e figlia; fu oggetto delle attenzioni morbose del padre; ebbe diverse relazioni e una vita privata che allora – ma per troppi anche adesso – veniva considerata alquanto turbolenta.

«Volevo scrivere una trilogia su una famiglia durante la guerra, sviluppando la storia su un arco di dieci anni, a partire dal 1937. Quando la gente scriveva di quel periodo, lo faceva quasi sempre in termini di battaglie combattute; la vita di famiglia restava in secondo piano. Io pensavo che sarebbe stato interessante fare il contrario. L’Inghilterra era cambiata così tanto durante la guerra, ma non se ne era scritto molto.» Elizabeth Jane Howard

Hilary Mantel, scrittrice inglese, fu amica di Elizabeth Jane Howard nonostante i quasi trent’anni di differenza tra loro. Quelli che seguono sono alcuni brani tratti da un articolo sull’amica Jane che la Mantel ha scritto per il Guardian il 30 gennaio 2016.

«Il vero motivo per cui i suoi libri sono sottovalutati, per dirla senza peli sulla lingua, è che sono stati scritti da una donna. Fino a poco tempo fa esisteva una categoria di libri “per donne, scritti da donne”, una categoria ovviamente ufficiosa, perché indifendibile. Accanto a prodotti di genere con poche possibilità di sopravvivenza, la categoria includeva opere scritte con grande bravura ma in chiave minore, romanzi che in sostanza si occupavano della vita privata e non pubblica. Romanzi di questo tipo raramente cercano di turbare o di provocare il lettore. Al contrario, sebbene la trama sia ingegnosamente architettata, s’impegnano con tutte le proprie forze in modo da far sentire il lettore a proprio agio.»

«A partire dal diciottesimo secolo questi romanzi erano stati il piacere proibito di numerosi lettori e critici – erano goduti, ma rinnegati. Esiste una gerarchia di tematiche. Bisogna concedere più spazio alla guerra che al mettere al mondo un bambino, sebbene siano entrambi due atti sanguinosi. Bruciare corpi occupa un posto più in alto in classifica che bruciare torte. Se una donna si interessa di tematiche “maschili”, la cosa non la salva dall’essere banalizzata. Se un uomo si abbassa a questioni domestiche scrivendo copiosamente di amore, matrimonio e bambini, è lodato per la sua empatia, per il suo equilibrio. È elogiato, considerato intrepido, come se si fosse avventurato tra i selvaggi alla ricerca di una sapienza segreta. A volte la perfezione stessa invita alla svalutazione: un testo è impeccabile, perché non corre rischi. La sua opera splende perché è così piccola. «Lavoro su quattro centimetri di avorio», amava dire ironicamente Jane Austen: tanta limatura e piccolo effetto.»

«Quando Jane Howard morì nel 2014, all’età di novant’anni, il necrologio del «Daily Telegraph» la descriveva come «ben nota per la turbolenta vita amorosa». Altri “tributi” si soffermarono sulle sue “fallimentari” storie d’amore. Negli scrittori di sesso maschile, i flirt testimoniano una virilità inarrestabile, nelle donne, al contrario sono presi a indicare una fallace capacità di giudizio.»

«A causa del suo successo postumo, e forse proprio per questo, l’opera di Jane Howard è stata mal interpretata. Le sue virtù sono la costruzione impeccabile, l’osservazione acuta, la tecnica persuasiva ma inesorabile. I suoi romanzi probabilmente non scuotono il mondo ma ogni scrittore potrebbe imparare da lei.»

«Nei romanzi di Jane, i timidi perdono il copione, gli sfrontati dimenticano le battute ma, in qualche modo, si riesce a mettere insieme una performance. A testa alta e col cuore a pezzi, i suoi personaggi affrontano il bagliore delle circostanze. Ogni frase è improvvisata e ogni respiro è un rischio. Lo spettacolo racconta la ricerca della felicità, la ricerca dell’amore. Una standing ovation attende i coraggiosi.»


Elizabeth Jane Howard La saga dei Cazalet, Fazi 2015-2017 (pubbl. originale 1990-2013)

7 pensieri su “La saga dei Cazalet

  1. Ho a casa il primo volume comprato a Cesenatico in una piccola e bellissima libreria, con un’amica, un paio di anni fa. Lo devo ancora leggere, ma lo farò. Non potendo parlare del contenuto vorrei soffermarmi sulla grafica delle copertine con le bellissime illustrazioni di Tom Purvis.

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