Tina Modotti

Modotti15Ho sempre sentito parlare di Tina Modotti, decantarne le lodi in quanto donna impegnata politicamente e brava fotografa dei i primi decenni del 1900. Mi sono spontaneamente adeguata a questa definizione ma la verità è che non sapevo altro, se non che la Modotti era italiana, friulana per l’esattezza, e che era riuscita a raggiungere l’immortalità come figura di riferimento per tutte le donne emancipate. La verità è anche che non avevo mai visto le sue fotografie e che i due volumi che finalmente ho letto su di lei, di cui vi parlerò, li avevo in casa da diversi anni. Come mai ho tardato tanto? Da dove mi arrivava tanta diffidenza? Non lo so, però l’ho scoperto leggendo la biografia che Ángel de la Calle ha scritto, anzi, disegnato su di lei.

L’autore è un disegnatore di fumetti spagnolo che aveva sui quarantacinque anni quando, nel 2003, ha pubblicato il libro dedicato alla vita di Tina Modotti. Il suo tratto è essenziale, quasi scarno e il bianco e nero a volte cupo delle sue tavole accompagna armoniosamente le vicende e il tempo in cui la protagonista ha vissuto. Ángel de la Calle arriva ad interessarsi della fotografa italiana attraverso la sua amicizia con Paco Ignacio Taibo II, grande scrittore messicano di romanzi gialli e libri sulle vite rivoluzionare di uomini come Zapata e Pancho Villa. Anche Paco Ignacio Taibo II ha un forte legame con la Spagna, infatti la sua famiglia di origine abbandonò, non senza aver lottato, la Spagna di Franco per trasferirsi in Messico. I due amici, tra l’altro, sono gli organizzatori della Semana negra di Gijón, località nel nord della Spagna, un festival letterario che si svolge ormai da 25 anni. Insomma, tra Spagna e Messico spunta Tina Modotti. Che c’entra questo con Tina, si chiederanno quelli che, come me, non ne sapevano nulla?

Tina Modotti divenne fotografa in Messico, paese dove visse a lungo e al quale dedicò la sua produzione artistica, poi lavorò duramente in Spagna durante gli anni della guerra civile spagnola, tra il 1936 e il 1939 portando aiuto ai feriti e ai prigionieri tramite l’organizzazione Soccorso rosso internazionale, una struttura operativa nata all’interno dell’Internazionale comunista. Il ruolo chiave che la Modotti svolse in quegli anni in Spagna rimane come una delle sue attività più importanti ed eroiche, mentre il Messico è il luogo dove tutto iniziò e finì.

Ma la Modotti è stata molto altro, Ángel de la Calle riesce nel difficile compito di offrirci un ritratto a tutto tondo di questa figura ambigua e drammatica. Fino all’età di diciassette anni lavora in filanda in Italia, vicino a Udine. Poi, nel 1913, raggiunge suo padre a San Francisco dove era emigrato ed è qui che inizia l’impressionante catena di eventi che portano la piccola Tina a diventare la donna che oggi tutto il mondo conosce. Ma prima di tutto c’è un fatto, imprescindibile, senza il quale la docile fermezza di Tina non si sarebbe forse trasformata nell’icona che oggi tutti conosciamo: Tina Modotti era bellissima.

Modotti3Appena arrivata a San Francisco trova subito un lavoro, sempre come operaia tessile, ma è il suo hobby, recitare a teatro, a portarle fortuna, così tanta che nel 1920 viene scritturata a Hollywood dove gira, tra i ventiquattro e i venticinque anni, alcuni film, dei quali solo uno giunto fino a noi. Nel frattempo, a ventidue anni, sposa Roubaix “Robo” de l’Abrie Richey, un giovane pittore. Insieme frequentano i circoli bohémien di Los Angeles e conoscono il fotografo Edward Weston. Presto Tina diventa sua modella e amante, lei ha venticinque anni e lui trentacinque. Suo marito, in Messico per organizzare una mostra dei suoi quadri, si ammala di vaiolo e Tina riesce a  raggiungerlo solo due giorni dopo la sua morte. Laggiù Tina incontrò gli amici che avevano fatto parte del giro di Robo a Los Angeles e tramite loro conobbe Diego Rivera. Bella com’era non le mancarono innamorati e sostenitori, anfitrioni e aiutanti. Ma lei si innamorò del Messico, terminò di organizzare la mostra di Robo e convinse Weston ad andare in Messico con lei. Weston portò con sé anche uno dei suoi figli, Chandler, di tredici anni. La moglie di Weston forse riteneva degna di fiducia la versione di Tina e Edward solo compagni d’arte.

Dal 1923 al 1930 Tina visse in Messico, dai ventisette ai trentaquattro anni, posando per Weston che scattò i suoi famosi nudi, imparando da lui l’arte della fotografia, diventando protagonista della vita culturale di Città del Messico e seminando innamorati e ammiratori al suo passaggio. Ecco alcuni dei suoi nudi immortalati da Weston.

Ma quelli erano gli anni in cui si parlava di proletariato, di lotta di classe, di riscatto sociale, parafrasando Guccini direi che erano i tempi in cui si organizzava “la guerra santa dei pezzenti”. Gli ideali di giustizia e uguaglianza viaggiavano nel vento, da un continente all’altro. Nel 1927, a trentuno anni, la Modotti si iscrive al partito comunista messicano, definendo così un’attività politica che non la abbandonerà più e la condurrà a una morte precoce. Molte delle sue fotografie sono ispirate agli ideali politici che aveva abbracciato, eccone alcune.

La prima mostra fotografica rivoluzionaria in Messico, ecco come venne chiamata la sua esposizione del 1929. Ormai grande amica di Diego Rivera e Frida Kahlo, dopo aver detto addio al suo primo amore messicano, Xavier Guerrero, che venne chiamato a vivere a Mosca alla scuola Lenin per la formazione dei dirigenti politici – Weston ormai rientrato in California dalla moglie – si innamora perdutamente di Julio Antonio Mella, un ragazzo cubano molto bello, alto, sportivo, sorridente, oppositore della dittatura di Machado, fondatore del partito comunista cubano, esiliato in Messico e mito della sinistra latinoamericana. Quando si conobbero questo mito aveva venticinque anni e Tina trentadue e, nonostante Mella fosse sposato e avesse già una figlia, l’amore tra loro fu travolgente e fatale. Mella venne ucciso un anno dopo, una sera mentre camminava di fianco a Tina, qualcuno gli sparò e lui morì tra le sue braccia. Gli avvenimenti che attraversarono quella notte cambiarono per sempre la vita di Tina. Il caso venne fatto passare per delitto passionale, Tina venne messa agli arresti domiciliari, le sue foto nuda vennero pubblicate sui quotidiani che titolavano “La bella italiana fotografata nuda”, “L’indecente comunista…”. Il funerale di Mella si trasformò in una gigantesca manifestazione di dolore capeggiata da Diego Rivera che disse “Il compagno Mella non era cubano nè messicano… noi socialisti non abbiamo altra patria che il mondo.”

La campagna denigratoria e le accuse contro Tina Modotti non vennero fermate dal partito comunista “che mandava smentite non pubblicate però dalla stampa, che promuoveva inutili comitati di donne comuniste a favore della fotografa italiana”. Fu Diego Rivera che decise di spendere il suo peso a favore di Tina Modotti. Era l’unico ad essere preso in considerazione dalla stampa e le sue dichiarazioni venivano sempre pubblicate, così divenne il suo sostegno pubblico e senza i contatti e le mediazioni del pittore la sorte di Tina sarebbe stata ancora peggiore. Rivera mosse le sue conoscenze per influenzare il presidente della repubblica, si erse suo difensore, fece una ricostruzione dei fatti di quella sera, smascherò i falsi testimoni della polizia e l’arresto di Tina Modotti venne revocato.

Modotti13Ma i sospetti e le ombre che quell’episodio gettarono sulla Modotti, che fosse accompagnata da un secondo uomo quella sera, che fosse complice, restarono e ancora oggi non si fa luce su questa vicenda. L’autore, Ángel de la Calle, prova a ragionare su questi fatti insieme al suo amico Paco Ignacio Taibo II.
Ángel: “Ricorriamo ai classici del romanzo poliziesco. Dice Conan Doyle che quando un mistero è stato esaminato da tutti i punti di vista possibili senza successo, ciò che rimane, per quanto incredibile, è la verità. Pensiamo a una rappresentazione teatrale che abbia bisogno di una intera città per essere messa in scena. Immaginiamo un desiderio così umano che necessiti della maschera di una ideologia per potersi nascondere. Supponiamo che la polizia avesse avuto qualche ragione e che si trattasse di un delitto passionale, ma solo in parte. Supponiamo anche che Diego Rivera e i militanti onesti del partito avessero colto nel segno e che fosse un attentato politico, ma solo in parte. Uniamo con mente aperta le due parti. Immaginiamo un delitto passionale nell’ombra di un attentato politico. E se il movente della morte di Mella non fosse stato soltanto eliminare lui, ma anche ottenere qualcosa di fortemente desiderato da parte di chi lo ha ucciso? L’unica cosa posseduta da Mella degna di essere desiderata fino a quel punto era Tina Modotti.”
Paco: “Allora chi pensi che abbia ammazzato Mella?”
Ángel: “Qualcuno capace di tessere una strategia così paziente e delicata, con il potere necessario per mandare il disciplinato Xavier Guerrero alla scuola dei dirigenti del partito a Mosca, lasciando una Tina in solitudine, più accessibile forse a sollecitudini amorose. Ma il piano fu sconvolto. Apparve la variabile inaspettata, nella forma di un attraente cubano, un comunista indipendente che abbagliò Tina. A Mella non si poteva certo dare un calcio nel sedere per spedirlo sotto il cielo moscovita. Lui andava e veniva a suo piacimento, era una figura pubblica. Per farlo uscire di scena bisognava ammazzarlo.”
Paco: “Cioè, secondo te l’assassino è…”
Ángel: “No, io lascerò che il lettore tragga le sue conclusioni. Con la premessa che l’autore di un delitto di solito è colui che ne beneficia. Il colpevole era quello che sarebbe rimasto con la ragazza!”

Chi restò con la ragazza? Se già non conoscete questa storia dovrete leggere il libro, vi formerete un’opinione vostra. Ma forse resterete stupiti, come me, nell’apprendere cosa fece Tina di tutto il resto della sua vita, che trascorse tra Mosca e la Spagna, dopo essere stata espulsa dal Messico accusata di terrorismo e di essere coinvolta nell’attentato al presidente Ortiz. Sgomenti forse, come me, di trovare tra le pagine della sua biografia, una donna così fanaticamente dedita al partito e all’ortodossia di Mosca da voltare le spalle a Diego Rivera dopo quello che aveva fatto per lei solo pochi mesi prima. Come mai non gli rivolse più la parola? Perché Rivera era stato espulso dal partito comunista messicano. Leggiamo in una lettera che la Modotti scrisse a Weston, con il quale continuò a lungo ad avere rapporti epistolari: “Caro Edward, non ti avevo detto che Diego si è sposato? Una ragazza incantevole di diciannove anni, pittrice! [Frida Kahlo] Vediamo cosa ne viene fuori. Ma la notizia è un’altra: Diego è stato espulso dal partito. I numerosi lavori che ha accettato dal governo sono incompatibili per un membro del partito. Credo che la sua uscita farà più danno a lui che al partito. Sarà considerato un traditore, ed è quello che è. Anch’io lo vedo così. A partire da adesso ti sarò grata di trattare direttamente con lui le questioni di lavoro. Tina”

“Tina voleva servire la rivoluzione restando un soldato semplice, uno dei tanti. Questa mancanza di pretese le evitò problemi in un periodo di purghe e di folle terrore”. La rigidità dottrinale di Tina non le consentì di ammettere, forse nemmeno di capire, quanto Stalin fosse responsabile per la morte di tanti buoni comunisti, affermazioni di questo tenore vi avrebbero bandito per sempre dalla sua amicizia.

Tina Modotti non toccò più una macchina fotografica dalla sua espulsione dal Messico, avvenuta nel febbraio del 1930 all’età di trentaquattro anni. Morì in circostanze sospette nel 1942 a Città del Messico, dopo esservi tornata in modo rocambolesco. Aveva quarantacinque anni.

Già pubblicato nel 2007/2008 in due volumi dalla 001 Edizioni, viene pubblicato nuovamente nel 2013  in una edizione in monovolume, con 40 pagine inedite, un capitolo aggiuntivo e un ricco apparato iconografico.

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Tina Modotti : una donna del ventesimo secolo, Ángel de la Calle – 001 Edizioni, 2013 (prima pubblicazione 2003)

Ángel de la Calle
vol. 1 Modotti: una donna del ventesimo secolo, 001 Edizioni, 2007 (prima pubblicazione 2003)
vol. 2: Modotti: una protagonista del secolo breve, 001 Edizioni, 2008 (prima pubblicazione 2003)

 

 

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