Strange fruit

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Strano frutto 

Southern trees bear strange fruitGli alberi del Sud danno uno strano frutto
Blood on the leaves and blood at the rootSangue sulle foglie e sangue alle radici
Black body swinging in the southern breezeUn corpo nero oscilla alla brezza del Sud
Strange fruit hanging from the poplar treesUno strano frutto pende dai pioppi

Pastoral scene of the gallant southUna scena bucolica del valoroso Sud
The bulging eyes and the twisted mouthGli occhi strabuzzati e la bocca storta
Scent of magnolia, sweet and freshProfumo di magnolia, dolce e fresco
Then the sudden smell of burning fleshPoi improvviso l’odore di carne bruciata

Here is a fruit for the crows to pluckEcco il frutto che i corvi beccheranno
For the rain to gather, for the wind to suckChe la pioggia raccoglierà e il vento aspirerà
For the sun to rot, for the trees to dropChe il sole farà marcire, che gli alberi lasceranno cadere
Here is a strange and bitter cropEcco uno strano ed amaro raccolto


Questa canzone è stata eletta dalla rivista TIME la “Canzone del XX secolo”. Venne composta da Abel Meeropol, un insegnante ebreo di New York, che fu membro del partito comunista americano e che in seguito adottò i figli dei Rosenberg, giustiziati nel 1953 perché accusati di essere spie dell’Unione Sovietica. Scrisse il testo della canzone nel 1939 dopo aver visto la fotografia del linciaccio di due neri in una piantagione del Sud, impressionato al punto da non riuscire a dormire per giorni.
Ecco la foto che Meeropol vide:

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Thomas Shipp, Abraham Smith
Marion, Indiana, 7 agosto 1930.
Foto di Lawrence Beitler

Billie Holiday era nata nel 1915 da un incontro occasionale tra un sedicenne e una tredicenne. Trascorse un’infanzia molto triste, venne violentata a dieci anni e poco tempo dopo cominciò a prostituirsi in un bordello di Harlem. Quando uscì da quattro mesi di prigione decise di cambiare mestiere e tentò la carriera di ballerina. Aveva quindici anni e non sapeva ballare, ma quando la sentirono cantare la assunsero e cominciò a esibirsi nei club di Harlem.

Pian piano la sua straordinaria capacità interpretativa e la sua particolarissima voce la portarono a lavorare con i grandi del jazz dell’epoca: Count Basie, Louis Armstrong, Artie Shaw, Lester Young che per lei inventò il soprannome di Lady Day, con il quale restò nel cuore dei suoi ammiratori.

Quando Billie Holiday decise di cantare Strange fruit era già molto conosciuta, a ventiquattro anni coraggiosamente interpretò la canzone che, anni dopo, divenne il simbolo della lotta politica per l’uguaglianza dei neri.
“Un brano di denuncia sociale quando le battaglie per i diritti civili non erano neanche all’orizzonte. Nessuna casa discografica, infatti, all’inizio accetta di pubblicarlo. La cantante, però, ci crede molto e continua a cantarlo. Lentamente la canzone sconfigge censure e paure.” (Sergio Niger)
Strange Fruit fu a lungo ostracizzata dalle radio statunitensi; in Inghilterra inizialmente la BBC si rifiutò di mandarla in onda; nel Sudafrica dei tempi dell’apartheid trasmettere la canzone era ufficialmente vietato per le stazioni radio di quel paese.” (Wikipedia)

Molti altri cantanti hanno interpretato questa canzone: Nina Simone, Tori Amos, Annie Lennox, Sting, Jeff Buckley…
Molti hanno dedicato canzoni a Billie Holiday: Lou Reed scrisse Lady Day pensando a lei e per gli U2 era lei Angel of Harlem. Diana Ross la interpretò nel film La signora del blues, tratto dalla sua autobiografia.

Non so quando sia stato girato questo video, ma tra i suoi capelli non c’è più la gardenia bianca, che indossava sempre negli anni giovanili. Billie Holiday morì purtroppo a soli quarantaquattro anni nel 1959, la salute ormai distrutta dall’alcol e dalla droga.

Aggiungo in coda un omaggio che Stefano Benni ha dedicato a Billie Holiday: Lady sings the blues.

Lady sings the blues (Stefano Benni)

Negra? Non si vede?
Cantante? Ascoltami e vedrai
Puttana? Sì, ho fatto anche quello
E bevo anche come quattro uomini
Non mi fai paura, ho suonato in posti peggiori di questo
In bar di cow boys nel sud dove mi sputavano addosso
In una città dove il giorno stesso avevano linciato un nero
A New Orleans dove un diavolo alla moda
Ogni sera mi regalava fiori di droga
A Chicago mi innamorai di un trombettista sifilitico
E all’uscita del night mi hanno spaccato la bocca
Sotto la pioggia da una stazione all’altra
Lady sings the blues

Negra? Sì, ma ci sono abituata
Cantante? Canto come una gabbia di uccelli
Note gravi e alte e tutto il repertorio
Posso svolazzare come quelle belle cantanti dei film
E poi posso piantarti una ballata nel cuore
Vuoi Strange fruit? Vuoi Midnight train?
Posso cantartela anche da ubriaca
O con un coltello nella schiena
O piena di whisky e altro, perché sono una santa
E il mio altare è nel fumo di questo palco
Dove Lady sings the blues

Negra? Negra e bellissima, amico
Cantante? Non so fare altro
Puttana? Ho fatto anche quello
E bevo come quattro uomini
Non toccarmi o ti graffio quella bella bianca faccia
Posate il bicchiere, aprite quel poco che avete di cuore
State zitti e ascoltate
Io canto come se fosse l’ultima volta
Fate silenzio, bastardi e inchinatevi
Lady sings the blues

E quando tornerete a casa dite
Ho sentito cantare un angelo
Con le ali di marmo e raso
Puzzava di whisky era negra, puttana e malata
Dite il mio nome a tutti, non mi dimenticate
Sono la regina di un reame di stracci
Sono la voce del sole sui campi di cotone
Sono la voce nera piena di luce
Sono la Lady che canta il blues
Ah, dimenticavo… e mi chiamo Billie
Billie Holiday

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11 pensieri su “Strange fruit

  1. Una voce da brivido; riesce a smuovere la coscienza. L’episodio che hai raccontato è terribile, ma fa paura pensare quanto sia dietro l’angolo. Angel of Harlem ha avuto una vita durissima ed è finita malissimo ma come pochi altri riesce a commuovere con la sua voce. Non sapevo del tributo di Benni: è stato interessante venire a leggerti, grazie

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