Donna Tartt. Il cardellino

tartt_libriCon il libro Il cardellino Donna Tartt ha vinto il Premio Pulitzer per la narrativa nel 2014. Ma se i premi non vi fanno impressione allora forse ve la farà la lettura di questo capolavoro della letteratura contemporanea.

Classificato senza pretese nella categoria dei gialli, è in quella zona delle librerie che lo troverete. Ma questo romanzo è molto più di una storia di suspense che vi terrà incollati alla pagina per sapere come andrà a finire con quell’intrigo, come verrà svelato quel segreto, come si salverà il protagonista.

Questo romanzo, prendendovi per mano e portandovi a seguire il percorso di crescita di un ragazzo, Theo, vi trasporterà nel suo mondo e nella sua mente. Vi farà scoprire che la sua anima si dibatte tra realtà e immaginazione alla ricerca di uno spazio per venir fuori dall’opprimente mancanza di amore che il protagonista è costretto a sopportare. Crescere è faticoso per tutti ma per Theo Decker lo sarà ancora di più, perché dovrà farlo senza una madre che lo amava moltissimo, dopo averla persa durante una visita al Metropolitan di New York. Lo scoppio di una bomba nel museo farà molte vittime, Theo, pur sopravvivendo, sarà fra queste. Non morirà ma si porterà dietro un feticcio, un piccolo quadro famoso e importantissimo: Il cardellino, dipinto nel 1654 dal pittore olandese Carel Fabritius, anche lui morto durante un’esplosione proprio l’anno in cui dipinse il quadro. Questa piccola tela piaceva tanto a sua madre. È nel ricordo di lei che la proteggerà e nasconderà sempre, affidando a quel segreto tutto quanto di sbagliato e meraviglioso c’è in lui. Il quadro del cardellino diventa per Theo la metafora di ciò che anche lui non potrà mai più essere: libero di mostrarsi, amato dagli altri, bello e prezioso.

La sofferenza devastante che Theo sopporterà, nell’indifferenza dei nonni che non lo vogliono, nell’inadeguatezza del padre che lo prende a vivere con sé ma per lasciarlo sempre solo, troppo occupato dalla sua vita sregolata (le scommesse, la droga e il sogno impossibile di fare l’attore), nell’abbandono esistenziale che a soli 13 anni dovrà affrontare, quella sofferenza è la vera protagonista del libro. Sopravviverà Theo alle droghe di cui molto presto scoprirà il potere consolatorio? Alla solitudine corrosiva che lo consuma anno dopo anno? Alle bugie che molto presto comincerà a raccontare per nascondere alla vista altrui ciò che lui crede pessimo, cioè se stesso?

Questo è un romanzo di formazione, accompagnamo il protagonista attraverso le traversie che la vita gli ha messo davanti e siamo preoccupati per lui. Speriamo che riesca a riscattarsi dalla quantità di sfortuna che gli è improvvisamente franata addosso. Una specie di David Copperfield moderno, che attraversa l’inferno. E le analogie con il famoso romanzo di Charles Dickens sono molte. Donna Tartt stessa ha ammesso di avere una predilezione per la narrativa del 1800 e di essere una grande ammiratrice di Dickens. Il cardellino rende omaggio al grande scrittore britannico e sicuramente gli fa onore. La scrittrice ha raccolto l’eredità di un narrare complesso e scorrevole al contempo, accattivante e mai banale, nessuna concessione ai cliché, moltissima empatia con il personaggio e grande popolarità. Il cardellino ha venduto tantissimo, così come il capolavoro di Dickens, e piace ai critici come ai lettori meno esigenti. Perché, come Virginia Woolf scrisse per David Copperfield, questo romanzo racconta “i miti e le memorie della vita”.

Come vorrei che la capacità di colorare lo sfondo di ogni parte del libro la avessero anche i nostri scrittori italiani. Donna Tartt non si limita a raccontarci i fatti – prima accade questo e poi quest’altro – un’avara sinossi del libro stesso. La Tartt ha l’invidiabile capacità di raccontare della storia anche quello che serve a contestualizzarla.
Dalla polvere delle strade di Las Vegas, nella periferia abbandonata al confine con il deserto, in quelle villette spoglie, simboli di una pretesa di vita borghese e ordinata, restate invece scheletri vuoti che la povertà non riesce a riempire. È lì che si aggira un Theo tredicenne e solitario.
Una New York colta e ricca, piena di un troppo che rende difficile fermare un taxi, sopravvivere a una visita al museo, restare aggrappati a una facoltosa famiglia che non riesce a tenere vivi nemmeno i propri figli. Quello che il protagonista fa, ciò che gli succede tra Las Vegas e New York, riguarda anche queste due città e noi lettori veniamo coinvolti con tutti i nostri sensi.

Certo non sono bastati pochi mesi alla Tartt per dare alle stampe la sua storiella. Ci ha lavorato per dieci anni e, in effetti, questo aiuta. La prossima volta vi parlerò del suo primo libro, Dio di illusioni, e poi del suo secondo, Il piccolo amico. Per ciascuno dei suoi tre libri questa scrittrice ha speso dieci anni, tanto è il tempo che le serve a scrivere un libro degno di essere ricordato.

Donna, TarttIl cardellino, Rizzoli 2014 (prima pubblicazione 2013).

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10 pensieri su “Donna Tartt. Il cardellino

  1. Ho letto solo 15 pagine di questo libro e poche parole sparse del tuo post. Il libro non l’ho continuato perché aspetto paziente il suo turno. Il tuo post non l’ho continuato perché quelle poche cose che ho letto sono state anticipazioni di troppo. Tornerò dopo averlo letto.

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  2. Ho letto il Cardellino quando fu pubblicato (credo un paio di anni fa); mi appassionó quel cardellino in copertina che da storico dell’arte ben mi consigliava. Hai proprio ragione a ricordare che questo libro ti travolge con la vita del protagonista, con le sue vicende e con quelle descrizioni che sembrano banali ma ti regalano le scene che nessun film potrà mai riprodurre. Ad esempio mi è rimasto impresso quel palazzone grande e grigio dove abitava con la mamma e che diventa rifugio in attesa si una comunicazione che non arriva… la bottega del restauratore/antiquario…
    Meraviglia, mi hai fatto venire di nuovo voglia di leggerlo!
    È un volume infinito che ti sembra insormontabile, ma una volta aperto dura troppo poco! Dieci anni dovrebbe essere il tempo medio di scrittura di ogni libro; sai quante inutili sciocchezze ci risparmieremmo?

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    • Mi è capitato spesso di leggere libri italiani la cui storia sarebbe stata avvincente e interessante se non fosse che sembravano il riassunto del libro stesso. La Tartt mi ha entusiasmato proprio perché offre al lettore tutto quello che gli serve per perdersi nel libro, per essere lì con il protagonista e vedere quello che vede e sentire quello che sente… Una grande scrittrice davvero.

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  3. Abbiamo usato questo testo come esempio di costruzione della trama in un corso di scrittura. Segue tutte le regole classiche del viaggio dell’eroe. Ho provato a leggerlo ma in inglese è troppo difficile, magari proverò in italiano.

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  4. Pingback: Donna Tartt. Dio di illusioni | Tratto d'unione

  5. Finalmente l’ho finito. Una ventina di giorni fa. Mi ci è voluto un po’ per digerirlo. Un libro scritto molto bene, una storia forte, attuale, moderna. Una capacità di analisi e approfondimento notevole, eppure non ne potevo più di leggerlo. C’è un eccesso, qualcosa che lo appesantisce e non è il numero di pagine. Le ultime poi, l’epilogo, le ho lette così esausta da non pretendere nemmeno di capirle.

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