La ricamatrice di Winchester

Dopo la prima guerra mondiale rimasero “donne in eccedenza“. Le chiamavano così, perché troppi ragazzi e giovani uomini erano morti nella carneficina che fu quella guerra, finita la quale le figlie, le sorelle, le giovani vedove, non avevano più pretendenti che permettessero loro di fare l’unica cosa giusta per una donna: sposarsi.

Anche la protagonista di questo romanzo è di troppo, la famiglia non sa che farsene. Violet ha 38 anni, ha perso il fidanzato nelle trincee e ha un lavoretto che le permette di sopravvivere in casa con la madre. Tutto ciò che il futuro le riserva è di farle da badante finché morte non le separi. Ma in un paese lì vicino, Winchester, cercano un’impiegata e per la giovane donna è l’occasione per sfuggire alla tirannia materna e trovare un po’ di autonomia.

Le possibilità di vita sociale negli anni 30 del ‘900, per una donna nubile, in un villaggio di provincia, sono davvero molto poche, alla fine si riducono a un solo luogo di ritrovo: la chiesa. Ed è lì che Violet si imbatte nel gruppo delle ricamatrici. Lei non sa cucire e non è nemmeno particolarmente interessata a quell’attività, ma comprende che non avrà altre occasioni per svagarsi e fare conoscenza con le donne del posto. Anche l’idea di ricamare dei cuscini da mettere sui sedili della chiesa per renderli più comodi non le sembra inizialmente così attraente, ma è più forte il bisogno di uscire dalla solitudine e di avere qualcosa da fare nel tempo libero.

Tracy Chevalier (1962), scrittrice statunitense di romanzi storici, come di consueto si lascia attrarre da un dettaglio che proviene dal passato e lo segue nel suo percorso fino a noi, ricostruendone la verità storica e arricchendola di personaggi di fantasia.

è stato così per l’orecchino di perla, indossato dalla giovinetta del ritratto di Vermeer, occasione per interrogarsi sulla vita di quella fanciulla, dimenticata dalla storia e nascosta dietro la gigantesca figura maschile del famoso pittore (titolo del libro: La ragazza con l’orecchino di perla)

Per i fossili ritrovati da Mary Anning, antesignana della disciplina della paleontologia, alla quale diede un contributo fondamentale pur ottenendo pochi riconoscimenti in vita, dato che le donne all’epoca – prima metà dell’800 – non erano ammesse ad alcun circolo o associazione scientifica (titolo del libro: Strane creature).

Oppure ancora per il ciclo di arazzi della dama e l’unicorno, sei arazzi dedicati ai cinque sensi più uno, esposti al Musée de Cluny a Parigi, dai quali la scrittrice ha iniziato a immaginare l’ideazione e le circostanze della creazione degli stessi alla fine del 1400 (titolo del libro: La dama e l’unicorno).

Ogni romanzo di questa autrice, dieci fino ad ora, è anche la possibilità di illuminare la vita e la condizione della donna nella storia e quest’ultimo non fa eccezione. Violet scoprirà che dietro un’attività apparentemente innocua e potenzialmente noiosa come il ricamo, si nasconde invece la possibilità per quelle donne di esprimersi con colori, forme, disegni che a volte comunicano addirittura un messaggio politico, magari contro il nazismo che in quegli anni stava cominciando a preoccupare parte dell’Europa. Quei cuscini saranno il loro contributo alla storia, il segno che lasceranno ai posteri, la traccia che oggi ci permette di ricordarci di loro, le ricamatrici di Winchester.

Nella realtà fu il vescovo della cattedrale di Winchester che, nel 1931, chiese all’esperta di ricamo Louisa Pesel di disegnare e cucire cuscini per la cappella annessa alla sua residenza. Impressionato dal suo lavoro, il Decano della Cattedrale le ha poi chiesto di intraprendere un progetto molto più grande: disegnare e realizzare cuscini e inginocchiatoio per gli stalli del Coro e le poltrone del Presbiterio. Louisa Pesel è presente anche nel romanzo, la Chevalier le rende omaggio, attribuendole la maternità dell’immane lavoro e mantenendo nel libro il suo vero nome.

Louisa Pesel è nata nel 1870 e ha iniziato presto a ricamare, diventando esperta di stili e tecniche. Ha lavorato alla collezione di ricami del Victoria and Albert Museum, ha scritto libri e articoli e, cosa insolita per una donna single a quel tempo, ha viaggiato in Egitto e in India e lavorato all’estero, insegnando ricamo alle ragazze delle scuole greche. Tornata nel Regno Unito, insegnò a cucire ai soldati traumatizzati della prima guerra mondiale, ragionando sul fatto che realizzare cose belle fosse terapeutico.

Quei cuscini sono attualmente in fase di restauro ed è possibile tutt’ora ammirare la grande abilità, l’arte e la pazienza con le quali sono stati creati.

Tracy ChevalierLa ricamatrice di Winchester, Neri Pozza 2020 (pubbl. originale 2019)

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