Nomadland

Qualcuno ci ha regalato questo libro. Me lo sono ritrovato in casa e ho iniziato a leggerlo, incuriosita anche dalle buone recensioni e dai numerosi premi ricevuti dal film (2020), che ancora non ho visto – Leone d’Oro, Golden Globe, Oscar.

L’autrice, Jessica Bruder, è una giornalista che insegna alla Columbia Journalism School di New York e ha scritto questo racconto d’inchiesta dopo aver seguito per tre anni la sottocultura dei cosiddetti vandweller, termine nato dall’unione di van (furgone) e dweller (abitante), vale a dire quei cittadini statunitensi che decidono di lasciare il tipo di vita stanziale da ceto medio e di mettersi in movimento vivendo in camper, furgoni, roulotte o anche automobili, adattate quanto più possibile alla vita umana.

Perché lo fanno?

Nonostante questo tipo di vita offra senz’altro dei vantaggi, quali la possibilità di vedere nuovi posti, oppure fare incontri con altri “senza casa” (attenzione a non chiamarli “senza tetto” perché per loro non è la stessa cosa e trovano offensiva quest’ultima definizione), o ancora creare una sorta di comunità viaggiante che si riconosce e possibilmente si aiuta, la verità è che i vandweller abbandonano tutto perché non riescono più a pagare i conti.

Tutti ormai conosciamo l’altra faccia della medaglia delle politiche liberiste statunitensi, quella dei cittadini lasciati soli davanti a un problema sanitario o a una situazione di indigenza, quella di un sistema di politiche sociali legato al presupposto del self-made man: se sei povero è colpa tua. Ed è chiaro che in questo modo, se un bel giorno ti ritrovi a terra, fai molta fatica a rialzarti.

Anche perché i vendweller sono quasi esclusivamente pensionati. Sono persone che hanno lavorato tutta la vita ma che forse non sono state previdenti e non si sono finanziate una pensione privata, forse avevano un bel portafogli azionario che con la crisi del 2008 si è volatilizzato, forse hanno dovuto vendere casa per curare un grave problema di salute. Fatto sta che prima erano perfettamente inseriti nel contesto sociale standard lavoro-casa-famiglia, poi invece si sono ritrovati senza più niente… e non è che puoi vivere per il resto della tua vita sul divano di tuo figlio, il quale magari anche lui si arrabatta per arrivare a fine mese.

E allora sembra quasi più dignitoso comprare con gli ultimi risparmi un vecchio camper da sistemare, o “una piccola roulotte giallo pallido del 1974 con i bordi arrotondati, che all’interno misura tre metri e mezzo da un’estremità all’altra e un metro e sessantadue di altezza”, tanto la gentile Linda May che l’ha acquistata è alta solo uno e cinquantotto, “misura perfetta”.

Tuttavia anche questo tipo di vita richiede denaro. Bisogna pagare: l’affitto delle piazzole per gli allacci di acqua ed elettricità, la benzina per spostarsi, il cibo, il bucato nelle lavanderie a gettoni, le riparazioni dei veicoli, l’ingresso alle docce (molti “si iscrivono a una catena di palestre senza troppi fronzoli, Planet Fitness, usando l’abbonamento come un lasciapassare ai bagni su scala nazionale”). L’assegno della previdenza sociale non basta nemmeno se hai deciso di vivere da vandweller. Perciò questi anziani ricominciano a lavorare. Raccolgono la frutta o le barbabietole da zucchero a seconda delle stagioni; vengono assunti dai campeggi di montagna nei mesi estivi come tuttofare e come organizzatori dell’accoglienza. Lavorano dall’alba fin dopo il tramonto, fanno i turni di notte, affrontano fatiche che la loro età non dovrebbe consentire.

Amazon per loro ha creato un programma apposito denominato CamperForce: “una squadra di lavoratori nomadi, assunti per impieghi stagionali in molti suoi magazzini, reclutati assieme a migliaia di lavoratori temporanei tradizionali, per fronteggiare le elevate richieste di spedizioni durante l’alta stagione, cioè il picco di consumi che abbraccia i tre-quattro mesi prima di Natale”.

Questi settantenni e ottantenni fanno “turni che durano dieci ore o più, durante le quali alcuni lavoratori percorrono complessivamente oltre venticinque chilometri su pavimenti di cemento, abbassandosi, accovacciandosi, allungandosi e facendo su e giù per le scale, mentre scannerizzano, selezionano e confezionano la merce.” Amazon ha provveduto a inserire, nelle salette riposo, dei distributori di pastiglie di ibuprofene – antidolorifico e antinfiammatorio – che questi lavoratori anziani consumano in grande quantità per sopportare il carico di lavoro che viene loro richiesto. “Quando la frenesia delle feste finisce, Amazon non ha più bisogno di CamperForce ed estingue i contratti dei lavoratori e loro se ne vanno in quella che i manager chiamano spensieratamente: una parata di fanalini di coda.”

Sono un’economia sommersa i workamper (work=lavoro + camper). Ed è proprio questo che più di tutto mi ha scandalizzato durante la lettura. Perché, per quanto rivestita dignitosamente dall’americanissimo pensiero positivo (“Non piagnucolare, prova a cambiare atteggiamento e non lasciarti abbattere, possiamo viaggiare, trascorrere del tempo in una certa zona esplorandola, o facendo visita alla famiglia e vivere il nostro sogno“), ciò che conduce questi anziani a diventare vandweller è la disperazione. Trovo scandaloso che invece di intervenire in loro aiuto, li si utilizzi stabilmente come forza lavoro stagionale grazie al loro bisogno di denaro, trovo sia il sintomo di una società che sta andando in pezzi, di una società che ha perso il senso dell’umanità.

Jessica, Bruder – Nomadland, Clichy 2020 (pubbl. originale 2017).

11 pensieri su “Nomadland

  1. E poi vanno di moda i libri distopici fantasy…

    cit.: Amazon ha provveduto a inserire, nelle salette riposo, dei distributori di pastiglie di ibuprofene – antidolorifico e antinfiammatorio – che questi lavoratori anziani consumano in grande quantità per sopportare il carico di lavoro che viene loro richiesto

    Questo fa davvero paura.

    Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...