Lettori da spiaggia – La vita inizia dove finisce il divano

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Questo libro dal tono autobiografico promette già dal titolo di essere divertente e tonificante, decisamente adatto a una lettura da spiaggia. Ed ecco come si presenta la sua autrice:

Ciao, mi chiamo Veronica Benini e sono la @Spora dal 2006. Sono una consulente e formatrice al femminile, lavoro con le mie due passioni: l’empowerment e il marketing, che uso come strumenti di lavoro per aiutare le donne a Ricominciarsi. Ho scritto 5 libri, tenuto 3 TEDx, mi sono sposata 2 volte e vivo a Milano. Sono single e ho una bassotta di nome Pippa. Nel 2006 non avevo la più pallida idea che un giorno il mio blog avrebbe fatto nascere un lavoro inedito e che sarei finita in doppia pagina su Vogue, Donna Moderna o GIOIA. O che di lavoro avrei progettato le strategie di aziende o imprenditrici sul web. Nel 2006 ho avuto il cancro al collo dell’utero, nel 2010 mio marito mi ha lasciata per sterilità e nel 2012 sono tornata in Italia per dedicarmi alle mie startup, lasciando la mia carriera d’architetta di grattacieli e andando a vivere in un furgone che ho trasformato in camper da sola. All’inizio avevo una startup che faceva corsi per insegnare alle donne a camminare sui tacchi…

Veronica @Spora Benini – La vita inizia dove finisce il divano, De Agostini 2019

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10 pensieri su “Lettori da spiaggia – La vita inizia dove finisce il divano

  1. ripensavo al commento di ieri sul fatto che in tanti, troppi, scrivono (e in pochi leggono). ecco, questo forse è uno di quei libri che inserirei nel calderone (ma non l’ho letto, quindi sospendo il giudizio). ciò non toglie che la storia di vita di questa ragazza sia da raccontare, sicuramente esemplare per certi versi e modello di riferimento (?) per molte donne (e uomini? mah…). ho molti dubbi però. così a caldo (senza averlo letto, ripeto, quindi col beneficio del dubbio), questo è un libro nato dal marketing della comunicazione e non è letteratura. tutto il diritto che ci sia, per carità, ma sto iniziando a diventare insofferente a questi testi di “donne che ce l’hanno fatta” (a fare che? a usare le logiche del marketing per raccontare la propria vita? “emancipazione” è un termine sul cui significato oggi discuterei molto, davvero molto…).

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    • Sul libro non saprei, l’autrice sembra vivacissima, di quelle che non sanno stare senza far niente, perciò tra le altre cose scrive anche un libro, forse anche solo per far vedere al marito, che l’ha lasciata per sterilità (ma di che nazionalità/religione sarà mai stato?), che si possono dare alla luce anche altre forme di vita, magari proprio un libro. Sull’emancipazione delle donne dici bene, c’è davvero molto da discutere… 🙂

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      • Questo discorso però è pericoloso, dimostra che è una donna pienamente inserita nel modello maschilistico (o meglio, capitalistico) di vita: vali solo se produci, che sia un figlio o una startup. Che poi mi chiedo, come si fa a passare dal camminare sui tacchi all’empowerment femminile? E poi, come si fa ad insegnare l’empowerment? Si prendono in giro (ed è sacrosanto) gli “esperti di comunicazione” che insegnano agli uomini a rimorchiare, sarebbe ora di iniziare a farlo con le donne che insegnano alle altre donne come “prendersi il loro posto nel mondo”. Forse è il mondo che bisognerebbe mettere in discussione.

        (Scusa se mi sono permesso di intervenire).

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        • Non scusarti, è uno degli argomenti che mi interessano di più. Tuttavia personalmente non saprei bene cosa dire, perché ci sono troppe posizioni riguardo le donne, le loro lotte, i loro modelli, le loro scelte. Quelli che la lotta femminista non ha senso se non è accompagnata da quella anti capitalista. Quelli che la lotta femminista che scimmiotta i modelli maschili non è abbastanza femminile. Quelli che se sei femminista e ti metti i tacchi sei in contraddizione con te stessa… eccetera. Ma le donne potranno fare un po’ come caspiterina gli pare? Contraddizioni, perdite di tempo, un passo avanti e due indietro, lesbiche contro trans… Le donne hanno passato millenni a fare quello che decideva la società maschile, potranno avere oggi, che cominciano a muovere i primi passi, le idee un po’ confuse o un eccesso di entusiasmo? 💕

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        • La mia opinione è appunto che le donne possono fare un po’ quello che gli pare… se non che, bisognerebbe riconoscere che le diseguaglianze sociali esistono perché esiste un determinato sistema che le alimenta. Quello che non mi sta bene comunque è presentare alcune opzioni professionali come mezzi di “empowerment”… quando sono solo un lavoro. Ma questa, ovviamente, è solo la mia opinione.

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        • In effetti un lavoro non è mai solo un lavoro, ti qualifica socialmente, economicamente e individualmente. Questo discorso è come una matrioska, ne apri una e ce ne trovi dentro un’altra 🙂

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