I 7 pianeti – Giove

4_Pianeti_Giove

Illustrazione di Davide Lorenzon

[Attivazione tagging automatico. Registra il computer di bordo]
Nave Spaziale “Endeavour” Giorno 2251 dalla partenza
17:00 UGT
Registrazione #3542 Parlerà il Comandante Duval
[Inizio della registrazione vocale]

Sono sempre più vicino a Giove.
Il pianeta appare adesso sugli schermi in plancia come un piatto colorato, con le strie delle nubi che si inseguono ipnagogiche senza sosta.
La vista di Giove mi inquieta.
Mi inquieta soprattutto la grande Macchia Rossa: è così simile all’occhio elettronico di HAL, il computer psicopatico di “2001 odissea nello spazio” (l’ho rivisto l’altro giorno: gran bel film) che non posso non sudare freddo, quando la vedo. Anche perché sono solo sulla Endeavour. Così solo che aspetto con ansia i tre bip veloci e, subito dopo, quello lento e prolungato del Diario di Bordo che mi avvertono che è ora di registrare queste scarne note.
Una volta al giorno, se si può chiamare “giorno” un susseguirsi ininterrotto di nero vuoto interplanetario e di led colorati che lampeggiano nell’astronave che è il mio piccolo mondo da quasi sei anni.
Nessun rumore, a parte i bip e quel poco chiasso che posso fare io. Un “giorno” a bordo della Endeavour vale 20 ore terrestri, i controllori automatici, regolati sull’infallibile oscillazione di un pugno di atomi di cesio, scandiscono i vari periodi con precisione metronomica: otto ore di sonno; un’ora e mezza di allenamento fisico (tapis roulant, addominali e pesi); mezz’ora di doccia e vestizione (bianchieria sempre pulita e una tuta che viene lavata ogni tre giorni, mentre dormo); poi colazione (mezz’ora); verifica della rotta e controllo dello stato dei sistemi e dei sottosistemi (due ore); pranzo (mezz’ora); riposino post-pranzo (un’ora); analisi dei dati raccolti dalle sonde automatiche e dagli strumenti di osservazione a bordo (due ore); aggiornamento del Diario di Bordo (un’ora, quello che sto facendo adesso); cena (un’ora); relax con lettura o visione di un film (due ore)… e poi di nuovo a letto, a ricominciare daccapo il ciclo quotidiano.
Sono sei anni che la Endeavour si dirige verso Giove, con me dentro a seguire questa routine alienante che dura un giorno di venti ore, e poi ricomincia.
Sono mesi e mesi che non riesco a ricordarmi il perché di tutto questo: perché io mi trovo dentro questo guscio di metallo che racchiude l’equivalente di un appartamento di tre stanze più bagno e che mi sostiene e mi nutre grazie a invisibili tubi e meccanismi, perché sono da solo, perché mi hanno spedito in missione…
Che sono in missione lo ricordo e se me lo dimentico c’è l’ordine di servizio che campeggia in plancia, ologramma luminoso e ineludibile, a rammentarmelo.
Il resto, da un po’ è buio pesto.
E poi c’è Giove.
Giove, che attrae la mia astronave come una luce attira una falena, l’immenso spazzino del Sistema Solare che accoglie nella sua orbita asteroidi e comete è adesso così vicino che riesco a vedere ad occhio nudo almeno dieci dei suoi innumerevoli satelliti, figli e figliastri del Dio dell’Olimpo siderale.
Giove, che mi inquieta…
soprattutto la Macchia Rossa che somiglia a un occhio in un film che devo avere visto qualche giorno fa, un film che parlava di un anello magico, di orchi e di maghi…
Sento che il pianeta attrae anche i miei pensieri, mi strappa dalla mente i ricordi come se fossero i petali bianchi di quel fiore che si chiama… adesso non mi viene in mente, magari ci penso durante la cena.

Suona un cicalino, non so perché sto parlando in questo coso qua davanti alla mia bocca. Però mi piace il suono della mia voce: è l’unico rumore che non proviene da una macchina, da un disco, da un altoparlante…
Non so perché, ma mi sento rilassato e tranquillo.
Vedo dai finestrini di questa specie di scatolotto di metallo un pianeta bellissimo: nubi e vortici colorati ne dipingono la superficie a pennellate vivide e mutevoli.
Non so perché, ma non mi interessa.
Niente mi interessa più, se non guardare questa sfera colorata che, fuori dal finestrino, pare essere a portata di mano.
Riuscissi ad aprire il vetro, sono sicuro che la prenderei in un attimo…

[Fine della registrazione vocale, non ci sono più messaggi vocali nel sistema]


“I 7 pianeti” : testi di Barney
Illustrazioni di Davide Lorenzon CRT2
Progetto I magnifici 7

4 pensieri su “I 7 pianeti – Giove

  1. Pingback: A volte ritornano: Giove (4 di 7) | BarneyPanofsky

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