I 7 vizi – Invidia

7_Vizi_Invidia

Illustrazione di Davide Lorenzon

Un’amica aveva un marito che le diceva, mentre si preparavano per uscire: «Mettiti quel vestito.»
«Quale?»
«Quello.»
«Quello?»
«Sì.»
«Sei sicuro?»
«Ti devono vedere.»

La mia amica mi raccontava che a suo marito non interessava che gli altri uomini la guardassero. Anzi, dovevano osservarla, desiderarla e loro dovevano sapere che lei era solo sua, dovevano sapere che lui non avrebbe mai rischiato di perderla qualsiasi cosa si fosse messa sopra quel sedere che era un mappamondo di carne con due continenti separati da una linea di placca tellurica immediatamente immaginabile quando non direttamente visibile.
E avevo un’altra amica che sotto i leggings viola e trasparenti metteva un tanga fosofoelettrico giallo, e per prendere una pratica doveva per forza allungarsi, e se non era proprio quella la pratica da prendere, lei faceva in modo che lo fosse. E siccome in ufficio con lei c’era il suo ragazzo, e il ragazzo non era come il marito di quell’altra, che magari avrebbe alzato le tapparelle anche per far vedere alla gente di fuori, capitava che quei due sprecassero i cinque minuti di pausa caffè per vibrarsi insulti proprio come fa la macchinetta automatica quando con quel rumore tipico fa ruscellare l’espresso nei bicchierini di plastica.
La gelosia è un’autocombustione.
È come il peccato dell’invidia.
Il più stupido fra i sette.
L’invidiato, quello sì che ha un bel vizio addosso! Perché fa esplodere gli altri, li fa bollire, li condanna a un inferno di capillari carmini sul volto. Ed ecco perché l’invidia non mi va di chiamarla vizio. Non dà nulla in cambio che sia barattabile nella vita terrena con l’eternità che ci aspetta nell’Ade quando tutto sarà finito e scopriremo se esiste un solo dio o una comunità di dèi che non aspettano altro che collezionare le nostre anime per guardarle finalmente da vicino.
Per farla diventare vizio, propongo di cambiare l’invidia da nome a participio sostantivato. Da invidia a invidiato. E in vita farò di tutto per esserlo. E quando morirò, giovane e invidiato, e salirò tra gli dèi, andrò fiero in mezzo a loro, nudo, e mi accoglieranno come un semidio, e ci troverò la mia amica con il sedere a mappamondo sottobraccio a suo marito, e l’altra sottobraccio alla pratica e con il tanga giallo, che avevano già capito tutto prima di morire e se la sono spassata tra le facce livide dei mortali come pure faranno tra le nuvole, tra gli ori, e sotto le docce di idromele.
In quella lenta camminata, tra dee bellissime e profumi deliziosi dell’oltremondo, non vorrei però che i divini si accigliassero improvvisamente ricordandosi degli scritti di Erodoto che li stuzzicava con quell’invidia degli dèi rivolta agli uomini che avevano avuto troppe fortune nella vita e che le avevano manifestate orgogliosamente, quasi fossero dèi a loro volta.
E allora sì che sarebbero guai per me, il mappamondo di carne, suo marito e il tanga giallo sculettante, ma ciò non farebbe che avvalorare il mio assioma: che l’invidia, comunque la si consideri, è il più cretino tra i vizi capitali.


“I 7 vizi” di Sergio Donato
Illustrazioni di Davide Lorenzon CRT2
Progetto I magnifici 7

4 pensieri su “I 7 vizi – Invidia

  1. Il marito della tua amica secondo me era un insicuro che volrva che gli altri gli confermassero che aveva sposato la donna giusta, e per questo la rendeva “appariscente”.

    Un vizio più cretino dell’invidia, effettivamente.

    Piace a 1 persona

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