Notte

 

Isacco

Caravaggio – Il sacrificio di Isacco

E Dio gli disse: «Orsù, prendi tuo figlio,  l’unico che hai e che tanto ami, Isacco, e va’ nel territorio di Mòria, e lì offrilo in olocausto sopra a un monte che io ti mostrerò».

Ma Isacco, padre catechista,
cosa mai ha combinato?
Ha rotto giocando un vetro del vicino?
Ha strappato i pantaloni nuovi
passando attraverso lo steccato?
Ha rubato le matite?
Ha spaventato le galline?
Ha suggerito?

Gli adulti
continuino stolti a dormire,
io stanotte
fino al mattino devo vegliare.
Questa notte tace,
ma tace contro di me
e ha il color della pece,
come lo zelo d’Abramo.

Dove mi andrò a riparare
quando l’occhio del Dio biblico
si poserà su di me
come si posò su Isacco?
Dio, volendo, può risuscitare
l’antico evento.
Quindi mi tiro la coperta sulla testa,
tra brividi di spavento.

Qualcosa fra poco
imbianchirà davanti alle finestre,
la stanza si riempirà del fruscio
d’un uccello, del vento.
Ma non ci sono uccelli
con ali grandi quanto quelle,
né vento
con una camicia larga tanto.

Il Signore Iddio fingerà
di essere volato dentro per caso,
e mai e poi mai qui,
poi si porterà mio padre
in cucina per brigare,
da una gran tromba gli soffierà nell’orecchio.

E quando domani all’alba
mio padre mi porterà con sé,
ci andrò, ci andrò
rabbuiata dall’odio.
Non crederò
né a bontà né ad amore,
più inerme
delle foglie di novembre.
Non fidarsi,
nulla merita fiducia.
Non amare,
portare il cuore vivo dentro il petto.
Quando accadrà ciò che deve accadere,
quando accadrà,
invece del cuore
mi batterà un fungo secco.

Il Signore Iddio attende
e dalle nubi dà un’occhiata per controllare se alta
dal rogo si leva la fiammata
e così potrà vedere
come si muore a dispetto,
perché io morirò,
non mi lascerò salvare!

Da quella notte
oltre la misura d’un brutto sogno,
da quella notte
oltre la misura della solitudine,
il Signore Iddio cominciò
a poco a poco
giorno per giorno
il trasloco
dal letterale
al metaforico.

(Notte, Wisława Szymborska, 1957)

 

9 pensieri su “Notte

  1. “Circa tre giorni prima, non più tardi, il Signore aveva detto ad Abramo, padre del ragazzino che trasporta sulle spalle il fascio di legna: “Porta con te il tuo unico figlio, Isacco, al quale vuoi tanto bene, recati nella regione del monte Moria e offrimelo in sacrificio su uno dei monti che ti indicherò”. Il lettore ha letto bene, il Signore ha ordinato ad Abramo di sacrificargli proprio il figlio, e il tutto con la massima semplicità, come chi chiede un bicchiere d’acqua quando ha sete, il che significa che era una sua abitudine, e ben radicata. La cosa logica, la cosa naturale, la cosa semplicemente umana sarebbe stata che Abramo avesse mandato il Signore a cagare […]”. (Josè Saramago, Caino)

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