Quando l’auto ha abbandonato la strada maestra per infilarsi nel buio del bosco, ho iniziato ad avere paura.

Eppure te l’hanno detto piccola Cappuccetto che nel bosco non ci devi entrare, che non devi abbandonare il sentiero della morigeratezza, che del lupo devi aver paura, che quello ha brutte intenzioni, che si mangia non solo le bimbette sciocche come te, ma persino le nonne. E tu invece che fai? Col lupo ci giochi. Lo stuzzichi persino. Passi giornate lavorative in sua allegra compagnia ridendo e scherzando e facendogli persino gli occhi dolci, pure se non è che ti interessi tanto a dire il vero, ma si sa che le ragazzine sciocche non hanno misura. Poi non ti lamentare se il lupo fa il lupo, pure se è travestito da agnello. Giocoso, cordiale, bonario, pacioccone, come un orsetto di peluche. Per questo alla fine quell’invito a cena lo hai accettato, tanto glielo hai detto bene che non si va oltre e le tue parole conteranno più di una sua impressione, no?

E che divertente quella cena, lassù in montagna, in quel ristorantino tipico a più di un’ora dalla città. Lo ha scelto lui e lui ha pagato il conto, che la sua galanteria ha battuto le tue protesta di pupetta emancipata e ti ha sorpresa un po’ quel tono diverso dal solito, più duro, insistente, ma non ci hai fatto caso, che magari ci teneva proprio a pagarti lui, il conto, alla fine.

E la discesa in auto sui tornanti è stata divertente, ma il suo sorriso era meno allegro, più tirato, senza gioia e gli occhi gli si sono fatti piccoli e gli sguardi un po’ inquietanti e dal vello bianco dell’agnello sono spuntati peli scuri e piccole zanne vagamente minacciose, ma si sa che a un’ora tarda le ombre fanno strani giochi e le illusioni della mente di una sciocca ragazzina non contano poi tanto e nemmeno quando ti ha chiesto “Quanto ti piaccio?” ti è sembrato strano. Ma poi ha continuato a chiederlo nonostante i “no” e la domanda è diventata affermazione e la strada non era più asfaltata e i lampioni non c’erano più e lui ad insistere sul suo fascino e tu a tenere un sorriso imbalsamato per non irritarlo e lui che poi spegne la macchina nel nulla del bosco, lascia il volante e ora sì “che sono tutto tuo” ma a te pare che lì sei tu che sei tutta sua, senza via d’uscita e allora quel bacio glielo concedi perché che sarà mai un bacio, lui si placherà, la prenderà come promessa per il futuro e riprenderà la strada, ma l’autocelebrazione esige di più, l’esaltazione sale e la cerniera scende e ti trovi tra le mani la sua eccitazione e fai notare che si è fatto tardi, ma c’è tempo dice lui e del suo sorriso vedi solo i denti e fuori dal finestrino non c’è più una luce, solo neve e alberi e anche se non ti costringe, non ti picchia, non ti minaccia, quando ti dice di prenderlo in bocca che altro puoi fare, sciocca ragazzetta? Ingoi l’orgoglio, ingoi la tua emancipazione, ingoi il suo sperma che ti ci tiene sopra fino alla fine e quanto si esalta ancora mentre te lo lecca via dalla bocca che “a te una cosa così nessuno l’ha mai fatta” … e non sa quanto ha ragione, ma non parlate della stessa cosa.

E pensi che finalmente si andrà a casa, ora che è stato accontentato, ora che la pelle dell’agnello è ormai floscia sul sedile e lui indossa solo la pelliccia di lupo, ora che lo vedi bene. Ma lui no, capisci che lui crede d’essere solo agnello e allora, quando fa per sdraiare il sedile e salirti sopra, fai appello a quel suo sentimento e dici che mamma ti aspetta, che devi andare e, dalla paralisi che è diventata il tuo sorriso, riesci a sgranare occhioni da innocente e infine vinci la sua titubanza dicendogli che tanto il giorno dopo vi vedrete a lavorare.

La discesa in auto non è divertente, accampi la stanchezza come scusa, lui ci crede, ti capisce, ti accarezza e tu fuggi dall’auto appena sei davanti a casa.

Colpa del bosco.

Glielo avrei voluto dire dieci anni dopo incontrandolo per caso. Un vestito sgualcito, la valigetta da rappresentante, i capelli quasi tutti scomparsi, la camicia tirata dalla pancia. Patetico, mi ha fatto compassione e me ne sono andata senza dire niente, ma ora so che aveva solo cambiato travestimento.


Testo di una blogger
Illustrazione di Arianna Farricella
Progetto Me too