Harry Potter

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C’era una volta un bambino, cresciuto orfano e senza amore. Lui stesso si era già accordo di qualcosa di strano nel proprio modo di maneggiare la realtà, ma certe differenze tra sé e gli altri bambini non lo avevano sconvolto o spaventato. Di certo era molto, molto solo. Nessuno degli adulti che si occupavano di lui gli regalava quell’affetto che sempre è necessario per crescere nel giusto equilibrio tra il bene e il male, che serve a distinguere se stesso dagli altri. Nessun adulto osava superare la barriera che lo separava dal resto del mondo. E nessun bambino gli diventava amico, spaventato dalla sua diversità.

No, non sto parlando di Harry Potter, ma di Tom Riddle, antagonista del nostro piccolo eroe in tutta la saga, suo rivale fino alla morte di uno dei due. Nemici dunque, ma le somiglianze tra i due sono impressionanti: entrambi sono senza genitori, cresciuti da reietti, odiati e respinti da chi avrebbe dovuto prendersi cura di loro, entrambi non sanno niente di sé.

Un po’ come tutti noi quando ci troviamo ad affrontare il vasto mondo: chi siamo? cosa sappiamo fare? quali sono i nostri talenti? le nostre debolezze? cosa ci tenterà? a cosa sapremo resistere? che cosa ci vincerà?
Nessuno lo sa all’inizio, né lo sanno Harry e Tom quando Albus Silente, al compimento dei loro undicesimi compleanni – nel 1937 Tom e nel 1991 Harry – li invita alla Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts della quale è preside.

Sarà a Hogwarts che entrambi studieranno l’arte magica, circondati da amici e da adulti benevolenti e saggi. Sarà nella prestigiosa scuola di magia che troveranno finalmente la strada che li condurrà alla loro vera anima. Hogwarts sarà per entrambi il primo luogo nel quale si sentiranno finalmente a casa.

Due animi affini quelli di Harry e Tom, tuttavia le scelte dell’uno e dell’altro non potrebbero essere più diverse. Cos’è che li rende nemici? Perché Tom diventa Lord Voldemort, colui che incute talmente tanta paura ai suoi simili da far sì che anche pronunciare il suo nome sia fonte di terrore? Tu-sai-chi, lo chiamano sussurrando. E perché Harry diventa invece il Prescelto, ossia il solo che potrà sconfiggere il mago più malvagio mai vissuto? Cosa mette una di fronte all’altra, in un duello mortale, queste due anime che tanto avevano in comune all’inizio?

Quello che la scrittrice Joanne Rowling (che firma i suoi libri con lo pseudonimo J.K. Rowling) ci invita a seguire, nella lettura dei 7 libri della saga di Harry Potter, è un percorso di formazione e di crescita. Il piccolo Harry ha solo 11 anni quando deve affrontare per la prima volta il suo rivale, uscendone vittorioso. La sua stessa forza è una sorpresa per lui, l’istinto che lo guida è qualcosa di incomprensibile, un mistero che alberga in lui e che ancora non capisce.

Ma a Hogwarts Harry troverà tutto ciò che gli servirà a capire e imparare. Prima di tutto la suddivisione degli studenti in 4 case, già una sorta di prima classificazione del mondo: nella casa Grifondoro i coraggiosi e nobili di spirito; in quella di Serpeverde gli ambiziosi, astuti e intraprendenti; in Corvonero i genietti intelligenti e creativi e, infine, nella casa Tassofrasso coloro che fanno di lealtà, giustizia e tenacia il duro lavoro della propria vita.

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Albus Silente sarà poi una guida affettuosa e sapiente, che accompagnerà Harry Potter fino alla fine con la sua saggia presenza, senza abbandonarlo mai anche nei momenti più difficili. Una sorta di padre educatore, che non sempre Harry riesce a capire, verso il quale a un certo punto proverà anche risentimento e arriverà a nutrire dubbi sulla sua onestà. Sarà da lui che imparerà la Fiducia.

A Hogwarts incontrerà Ron Weasley e Hermione Granger che diverranno suoi inseparabili amici e compagni di viaggio. Grazie a loro imparerà a ridere, a giocare e scherzare, ad amare in modo disinteressato e generoso. Imparerà la Lealtà e l’Affetto.

Ancora nella Scuola di Magia incontrerà l’amore, con quel rimescolamento di budella che provoca e quell’uscire da sé per compiere gesti mai nemmeno immaginati. Ma nel suo viaggio alla scoperta di se stesso Harry Potter imparerà soprattutto dal confronto col suo alter ego, Lord Voldemort. Dentro Harry risiede un frammento dell’anima malvagia di Tom Riddle. Tutta la sua bontà, l’amore che sa provare, il suo coraggio non basteranno a salvarlo. Il male è dentro di lui. Come, a ben guardare, è dentro ciascuno di noi.

Non ci sono semplificazioni nei romanzi di Harry Potter e chi ha pensato che questi romanzi per ragazzi fossero il solito esercizio moralista che separa i buoni dai cattivi ha sbagliato indirizzo. Albus Silente, il perfetto e amatissimo preside di Hogwarts, ha covato in gioventù smisurata ambizione e criminale egoismo dentro di sé. Ron Weasley, il suo migliore amico, rinnega Harry e lo abbandona, proprio nel momento più difficile della sua vita, per codardia e stoltezza. Hermione Granger, che pure gli resta sempre vicina, ha il brutto vizio di voler primeggiare sugli altri rendendosi spesso odiosa. Il primo amore di Harry si rivela essere una sciocchina deludente e il suo vero amore è una giovane dal piglio indipendente e aggressivo che non permette a nessuno di insegnarle come si dovrebbe comportare una brava ragazza. Il padre stesso di Harry, perduto e rimpianto, era un ragazzino prepotente che si comportava da bulletto. Sì, il male e il bene si distinguono, come è giusto che sia, ma nessuno è perfetto, nemmeno Harry.

Il mondo magico, le bacchette, gli incantesimi e tutto il corredo fantasy di questa saga è ciò che mi ha tenuto lontana da questi romanzi fino a ora. Non mi è mai piaciuto questo genere perché, solitamente, tutto ciò che si allontana troppo dalle vicende umane mi lascia fredda. Ma in questa saga ogni frammento di bacchetta, ogni riferimento fantastico, ogni incantesimo ha un suo equivalente umano. Per esempio, che dire dell’incantesimo più terribile, l’Avada Kedavra, che uccide in un attimo. Se siete umani, e quindi anche voi possedete un frammento dell’anima malvagia di Lord Voldemort, qualche volta potreste aver desiderato usare questa magia, magari non per vendetta o crudeltà, forse solo per pietà nei confronti di un’amico agonizzante e metter fine alle sue sofferenze. O la magia Accio, che ai più pigri permetterebbe, per esempio pronunciando un semplice “Accio Telecomando”, di far levitare l’oggetto fino alle loro mani per non doversi alzare a cercarlo.

E per riuscire ad evocare un Patronus che vi liberi dai Dissennatori – creature orribili che vi succhiano tutta la gioia e la voglia di vivere, ma vi tengono in vita, prigionieri della vostra tristezza – che cosa dovete sforzarvi di fare? Pensare ai vostri momenti felici, una delle cose più difficili per chi ne ha avuti pochi come Harry Potter. Ma per salvarvi è questo che dovete fare, aggrapparvi ai risvolti minimi, magari scuciti o consunti, forse non sufficienti ma dovete farlo, con fatica, chiamando a raccolta le vostre poche forze, senza mollare, per non lasciar vincere la disperazione.

E così via, avanti e avanti con invenzioni e trovate che sembrano non potervi parlare della vostra vita e invece, sorprendentemente, scuotono le vostre emozioni e vi toccano nel profondo.

JK_RowlingJoanne Rowling (1965) è nata in Gran Bretagna il 31 luglio, proprio come il suo personaggio Harry Potter. Nel 2018 ha compiuto 53 anni ma vent’anni fa, prima di diventare ricca e famosa grazie a questi romanzi, mentre scriveva il suo primo Harry Potter era una madre single che viveva di sussidi statali e dell’aiuto della sorella, combattendo contro una strisciante depressione e contro la disoccupazione. Resa ricchissima dal grande successo riscosso dalla serie, ha sempre condiviso le sue fortune, devolvendo fondi alla ricerca scientifica e alle fasce più deboli, in particolare le donne e i bambini.


  1. Harry Potter e la pietra filosofale, del 1997 (1998 in Italia)
  2. Harry Potter e la camera dei segreti, del 1998 (1999 in Italia)
  3. Harry Potter e il prigioniero di Azkaban, del 1999 (2000 in Italia)
  4. Harry Potter e il calice di fuoco, del 2000 (2001 in Italia)
  5. Harry Potter e l’Ordine della Fenice, uscito nel 2003
  6. Harry Potter e il principe mezzosangue, del 2005 (2006 in Italia)
  7. Harry Potter e i Doni della Morte, del 2007 (2008 in Italia)

15 pensieri su “Harry Potter

  1. E niente, io sono uno dei pochi rimasti per cui ancora HP è l’azienda informatica e non l’acronimo del maghetto più famoso del pianeta. Non gliela fo. Dopo aver preso in mano i libri e averci provato, per qualche pagina, ancora di meno. Non riesco a coglierne tua la bellezza che chiunque lo incontra decanta. Mi sono detto che alla fine deve essere un po’ come la fede nella religione: o ce l’hai…

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    • Io sono sempre stata sicura che questo libro (sono 7 ma è come fosse uno) non mi sarebbe piaciuto, perché il Fantasy è un genere che non mi piace (e sto usando un pacato eufemismo). Poi mio figlio ha iniziato a leggerlo e io mi son fatta coraggio. Sono rimasta sorpresa dalla forza del romanzo, dalla sapiente costruzione dell’intreccio, dalla capacità dell’autrice di guardare all’animo umano con spassionata lucidità, dai riverberi esistenziali che sprigionano da ogni “magia” o “incantesimo”. Tutta la saga mi è piaciuta molto, anche perché, come ho scritto nell’articolo, qui nessuna iperbole propria del Fantasy è fine a se stessa, ma ci parla del nostro mondo e della nostra umanità.

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      • mah guarda, ci credo, e ho anche provato (l’utlima volta, spinto anche dai piacevoli post di gaberricci al riguardo). il punto non è riconoscerne il valore, o apprezzare o non il genere fantasy (a me piaciono tantissimo i romanzi distopici, non siamo poi così distanti dal fantasy), il punto è che la scrittura della rowling proprio mi respinge. è pura affinità elettiva, è pura risonanza, è quella musica delle parole che non è la tua musica. mi capita anche con altri considerati parimenti “mostri sacri”, tipo king. ma non me ne faccio un cruccio, va bene così. 🙂

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        • Sì, lo capisco, succede anche a me. Ci sono scrittori osannati che io non digerisco, proprio per quelle risonanze di cui parli.
          Io proprio adesso sto leggendo un altro suo romanzo, della Rowling dico, Il seggio vacante, dove trovo confermata la sua eccezionale bravura ma, allo stesso tempo, ritrovo quella durezza, quello sguardo impietoso sulle miserie umane che tanto mi ha sorpreso e che tanto ho apprezzato anche in Harry Potter

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  2. Ho visto tutti i film, ma mai letto un libro. Li sta leggendo mia figlia, ma una parte di me è curiosa e, per come ho amato i film, sono sicura che amerei ancora di più i libri. Avere una figlia appassionata mi ha permesso di usarla come scusa per visitare gli Studios di Londra, dove è stato girato il film (sono 8 ma è come fosse uno) e, in qualche modo, credere ancora nella magia, soprattutto negli intrecci di rapporti umani così reali e veri che in HP davvero sono descritti benissimo

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    • Dopo aver letto i libri ho visto anche i film e, come spesso succede, guardare i film dopo aver letto i libri risulta un po’ deludente. Anche perché la ricchezza di dettagli e sfumature presente nei libri è praticamente impossibile da rendere in un film che deve avere una durata ragionevole. Nonostante ciò ammetto che i film hanno saputo rendere bene l’atmosfera e trasformare in immagini la magia. Anche se avrei da ridire su alcune scelte e alcuni dettagli che mi hanno un po’ infastidito… ma sono appunto dettagli

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        • Nel primo film Hermione pronuncia una frase che secondo me è stata inserita solo nella versione italiana e solo perché siamo un paese cattolico: mentre discendono verso i luoghi oscuri dove poi ci sarà lo scontro con Voldemort, lei dice qualcosa del tipo “Aiuto aiuto è il diavolo”. L’autrice non si è mai sognata di inserire elementi religiosi all’interno dell’intera saga. La cosa mi ha parecchio infastidito. Un’altra cosa che ho trovato molto diversa nei film rispetto al libro è la figura di Cho, la prima ragazza di cui si innamora Harry. Nel film sembra che Potter chiuda con lei perché non le perdona un errore. Nel libro invece la personalità di questa ragazza a un certo punto si rivela essere quella di una insufficiente sciocchina che delude Harry.
          Questi sono solo due esempi, ora non sto a dilungarmi, ma in generale ho trovato che i film avrebbero potuto essere un po’ più dettagliati nel raccontare le psicologia dei personaggi e le diverse personalità, piuttosto che nella spettacolarizzazione della trama.

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  3. Harry Potter è ben scritto, pur con molti buchetti nei primi capitoli della saga, è un lavoro affinato nel tempo, come un vino, tuttavia a me ha sempre fatto pensare a elite, a personaggi che si prendono la rivincita (massone) sui “normali” a deroghe alle regole e a trama davvero troppo protagonista-centriche. Inoltre relega i personaggi femminili al ruolo di meno-che-comprimari. E’ mia opinione, mica verbo! 😀

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    • Hermione è una maga più capace di Harry Potter, su questo l’autrice non ci lascia dubbi. Ma lui ha quella qualità tutta maschile che a lei manca: la capacità di agire e reagire d’istinto senza pensare alle conseguenze (che lo rende molto efficiente in battaglia).
      La società dei maghi, che la Rowling descrive, rispecchia in tutto e per tutto la società dei babbani. È per questo che anche le maghe e le streghe hanno ruoli da comprimarie e non da protagoniste.
      Quanto al resto la complessità dei romanzi è tale da permettere a ciascuno di vederci dentro quello che vuole.

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