Mio caro serial killer

Alicia_Gimenez_Bartlett_Cover«Camminai lentamente per le strade. Respirai, sospirai. Chiunque mi avesse visto poteva prendermi per una delle tante donne sole che popolano la città senza che nessuno si accorga mai di loro.»

Si chiude così il decimo (dodicesimo, a voler contare anche due raccolte di racconti) e per ora ultimo romanzo che Alicia Giménez-Bartlett ha scritto per il suo personaggio più popolare: l’ispettrice di polizia Petra Delicado. Noi che la leggiamo da anni, abbiamo seguito il percorso di crescita personale che l’ispettrice catalana ha fatto, iniziando come giovane poliziotta inquieta, con una vita privata altrettanto irrisolta, fino a diventare una matura cinquantenne, moglie anomala di un intelligente architetto padre di quattro figli, figliastri che lei accetta e rispetta con il suo solito piglio indipendente e curioso.

Sono le donne sole le protagoniste di questo romanzo, quelle che ormai hanno superato l’età della giovinezza, quelle che arrivano da altri mondi e non conoscono nessuno, quelle che non sono mai state belle, quelle che hanno perso il loro equilibrio mentale “quando a un acuto dolore segue la più acuta fantasia”. Sono le nostre colleghe con i capelli sempre in disordine, le incontriamo al supermercato con il carrello mezzo vuoto, al parco col cane, davanti alle vetrine con occhi spenti, mentre passeggiano sussurrando frasi che nessuno ascolta. Le guardiamo ma non le vediamo.

A meno che non finiscano sui giornali nelle pagine di cronaca nera. In questo romanzo la città di Barcellona viene scossa da una serie di omicidi, a morire sono tutte donne sole. Ma, oltre alla solitudine, c’è qualcos’altro che le accomuna: tutte si erano rivolte alla stessa agenzia matrimoniale in cerca di amore, o almeno di un po’ di compagnia. È da qui che prenderà il via l’indagine che Petra Delicado dovrà svolgere, sempre più turbata dal dover maneggiare una materia così sfuggente come le motivazioni, o meglio il movente, di un serial killer.

«Tutte le donne che hanno fatto grandi cose nella storia si sono viste nella necessità di rinunciare ad alcune delle loro prerogative. O fai la scienziata o metti al mondo cinque figli. Quasi impossibile fare tutte e due le cose. Ci sono stati casi, certo. Madame Curie era sposata e aveva una figlia, ma soltanto una. E santa Teresa d’Avila, anche se per ovvi motivi non lasciò discendenza, aveva una vita pratica e una vita mistica, entrambe incredibilmente intense. Da una parte era capace di parlare con Dio come se fosse il suo migliore amico, dall’altra se ne andava in giro per la Castiglia a fondare conventi. Donne come ce ne sono poche. Per la figura della donna poliziotto con marito e quattro figliastri non c’erano precedenti noti. Forse il massimo che potevo ottenere dalla vita era trovare un serial killer di donne solitarie…»

Alicia Giménez-Bartlett (1951), scrittrice spagnola, ha portato una prospettiva femminile e femminista al romanzo poliziesco, un genere letterario di solito “molto macho”. Nei suoi romanzi invece al comando c’è una donna, mentre l’eterno collega di indagini di Pedra Delicado, Fermín Garzón, è un suo subalterno: «Non è male che il suo sottoposto sia un maschio», dice la scrittrice in un’intervista «perché le donne sono sempre le vittime o le assistenti del procuratore o le mogli dei poliziotti o le complici dell’assassino». Qui invece il capo è una donna che è già stata sposata tre volte, adultera, e che non vuole avere figli, rompendo con molti degli stereotipi tradizionali della femminilità.

«La vita è strana, a volte, o meglio, la vita è quasi sempre strana. Per moltissimo tempo ti sembra di non invecchiare affatto e poi un bel giorno, davanti allo specchio, ti accorgi che gli anni ti sono piombati addosso tutti insieme. Fu così che mi successe quella mattina. Ero appena uscita dalla doccia e stavo per pettinarmi quando di colpo mi vidi davanti una cinquantenne che mi osservava con diffidenza. Quella poveraccia aveva i capelli crespi, la pelle cascante e la faccia di chi ha visto il diavolo in persona. Ero io, sempre io, ma a un’età che non era la mia. Qualcuno mi aveva fatto un incantesimo? O era la maledizione del peccato originale? Non essendo superstiziosa optai per la spiegazione biblica, molto più antica e rispettabile del volgarissimo malocchio. Ma come se non bastasse, visto che le punizioni bibliche sono sempre ad ampio spettro, ne ricordai un’altra che mi riguardava da vicino: «Ti guadagnerai il pane con il sudore della fronte». Come potevo concedermi un intervento d’emergenza in un centro estetico se in meno di quaranta minuti dovevo essere in commissariato?»

Per disegnare la personalità della protagonista dei suoi polizieschi, Pedra Delicado, si è ispirata a qualcuno in particolare? C’è un po’ di Alicia nel suo carattere o è un parto della sua fantasia?
Per Pedra mi sono ispirata alle donne di una certa epoca: la fine del franchismo e il post-franchismo. Donne che hanno vissuto il cambiamento. Io appartengo a quel periodo. E, ovviamente, Pedra ha qualcosa del mio carattere: l’ironia, lo humor e il piacere della solitudine.


Alicia Giménez-BartlettMio caro serial killer, Sellerio 2018 (pubbl. originale 2017)

9 pensieri su “Mio caro serial killer

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