Le 7 unità di misura – Lunghezza (metro)

1_Lunghezza

Illustrazione di Davide Lorenzon

La vegetazione, la fitta vegetazione di bordo lago, offre sempre qualche pertugio nascosto alla vista dei più. Per le due giovani anatre, Daffy McLane e Donald Bucks jr., quel pertugio è un’ottima occasione, nel quarto d’ora di pausa della lezione di Ittiologia delle zone paludose alla Scuola alberghiera, per la rituale sfida a cui le anatre sono chiamate al compimento del quarto mese di vita. È una sfida di virilità, pura competizione tra maschi, un gioco al rialzo con una posta in gioco di prestigio: il righello di canna di bambù sarà giudice insindacabile del predominio territoriale e del diritto di attacco alla femmina.

Daisy Lindon, qualche centinaia di metri a valle, è la più corteggiata del Potomac nella zona di Shepherdtown. Portamento elegante, piumaggio limpido, mai un’ala fuori posto. L’hanno notata subito, i maschi, ancheggiare da sponda a sponda lungo le acque che segnano il confine tra Maryland e Virginia: non passano inosservate certe anseriformi. Certo Daisy non fa nulla per nascondere le avvenenti rotondità, tanto che non sono stati infrequenti i richiami alla sua eccessiva sfrontatezza nel tenere quelle piume posteriori troppo corte: «Daisy, se ti rivesti così te le vai a cercare».

Qualche centinaio di metri a monte, i due contendenti mostrano una rilassata spensieratezza non scevra, al contempo, di una certa arroganza. Nel gioco delle parti, una partenza con basso profilo è troppe volte sinonimo di sconfitta: per quanto la femmina resti poi comunque qualcosa da spartire nel gruppo, l’essere capobanda e poter infierire per primo è un punto a favore della trasmissione dei propri geni. È McLane a mostrare per primo la propria virilità: un istante, la frazione di un secondo (38 centesimi, per l’esattezza) e snocciola agli occhi del rivale 18,3 cm di dimensione artistica, come compiaciuto definisce le circonvoluzioni levogìre della propria estroflessione. Nemmeno il tempo di crogiolarsi, arriva pronta la risposta di Donald Bucks jr., implacabile sentenza di superiorità: 21 cm in 3-virgola-5 decimi di secondo netti. Daffy McLane, con dignità, accetta l’esito della competizione. È una legge non scritta, una legge che forse la selezione naturale non riconoscerà mai: le dimensioni contano e determinano chi ha l’onore di puntare la malcapitata femmina, il capobanda che guiderà le danze.

Le danze, per il Rape Time odierno, sono appannaggio di Donald Bucks. Il quale Donald Bucks non ha dubbi: è Daisy la destinataria delle proprie attenzioni e delle attenzioni delle anatre maschio che faranno parte della banda. Suo sarà l’onore di puntarla, di coprirla, di scoprirne le involuzioni della cloaca, di raccogliere la sfida lanciata dall’evoluzione.

È quasi l’ora del tramonto, lungo le rive del Potomac a Shepherdtown, quando quattro anatre maschio puntano Daisy Lindon. Non c’è spazio per i convenevoli, è tempo di far esplodere speramtozoi corsari, è tempo di capire se la giovane anatra è pronta a ricevere la legge del branco.
Ce la farà, Daisy. Ma se anche non dovesse farcela, nessun rimorso: in fondo se l’è andata a cercare, certe conseguenze son solo spiacevoli ma inevitabili effetti collaterali.

Nota alla lettura (nella quale lo scrivente si limiterà al riferimento scientifico e volutamente si esenterà dall’esprimere, al meglio delle sue possibilità, giudizi di valore, interpretazioni o paragoni legati ad un sempre-in-agguato “sguardo antropomorfo”):
Patricia Brennan, Christopher Clark e Richard Prum, nel 2009, hanno pubblicato sulla rivista Proceedings of the Royal Society B uno studio che dimostra come l’estroflessione esplosiva e la morfologia del pene d’anatra sostengano il conflitto sessuale e la co-evoluzione nella morfologia genitale negli uccelli acquatici. Lo studio completo è disponibile a questo link. Il video (in slow motion) dell’estroflessione è disponibile qui, mentre lo studio degli effetti dell’utilizzo di una barriera fisica è riportato in questo secondo video. Gli accoppiamenti tra numerose specie di anseriformi sono spesso compiuti da più maschi nei confronti di un’unica femmina. Per questa ragione, durante l’accoppiamento, la femmina – per inevitabile conseguenza della dinamica fisica del medesimo – può trovarsi per lunghi periodi di tempo con la testa immersa sott’acqua, spesso al limite del tempo di sopravvivenza.


“7 unità di misura” : testi di Ammennicolidipensiero
Illustrazioni di Davide Lorenzon CRT2
Progetto I magnifici 7

24 pensieri su “Le 7 unità di misura – Lunghezza (metro)

  1. Ho capito che lo sguardo antropomorfo lo lasciamo a casa (non stiamo mica leggendo Topolino), tuttavia questo tuo racconto mi fa pensare a quanto anche gli esseri umani siano animali. Ma soprattutto mi fa capire quanto si stiano sforzando di allontanarsi dal puro istinto, dalla brutale legge del più forte, per cercare un senso di giustizia nel loro stare insieme.
    Molto bello e originale 🙂

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    • Siamo animali con una elaborazione ‘etica’ delle relazioni. A questo proposito, come suggerimento di lettura, calza a pennello il libro che Pendolante ha fotografato e postato ieri, “Da uomini a dei” di Harari. Grazie per l’apprezzamento, a maggior ragione considerando che all’inizio questo primo racconto ti era rimasto un po’ ostico 🙂

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  2. Non c’è che dire: inizi forte. Complimenti! Inutile sottolineare, ben lo sai e lo dici in nota, che leggendo è inevitabile lo “sguardo antropomorfo” e turba assai. Eppure le bestie sono bestie e le loro regole di comportamento sociale sono insindacabili. A volte di una crudeltà inimmaginabile per l’Homo Sapiens… sebbene sappia fare molto peggio. Complimenti a Davide per l’interpretazione artistica.

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    • Complimenti a Davide anche da parte mia, ed è solo l’inizio!
      Lo sguardo antropomorfo, ovviamente, è stato la guida di questo è dei prossimi testi. Mi preme ragionare proprio sul fatto che troppo spesso dimentichiamo l’origine animale così come troppo spesso dimentichiamo, ugualmente, quell’etica sociale (esiste un’etica universale? Questo è il dilemma…) che ci consente di distinguerci dagli altri animali.

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        • a parte che hai tirato fuori cose meravigliose (e sono convinto che alcune riviste scientifiche ti pagherebbero anche parecchio per delle idee di copertina di questo tipo), secondo me ti è andata bene: inizialmente ero partito con l’idea di affrontare i sette peccati capitali, ma non ti dico cosa avrei tirato fuori… avresti dovuto mettere in conto la scomunica 😀 😛

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    • in realtà non ho toccato (ma solo perché è rimasto nascosto fra le righe) l’aspetto più inquietante della vicenda, un tabù ancora insormontabile, troppo difficile da digerire e da accettare per una cultura machista: la questione della co-evoluzione della morfologia genitale, verosimilmente, non è totalmente paritaria, ma sbilanciata in direzione femminile. in altre parole, è la femmina che il più delle volte guida l’evoluzione , in qualche modo, sceglie e indirizza le linee selettive della propria specie attraverso il controllo della riproduzione. questo, con ogni probabilità, avviene anche nell’homo sapiens (ed è questo l’aspetto più difficile da digerire per la “cultura androcentrica” di cui sopra, il fatto che sia la donna a guidare la scelta evolutiva attuando meccanismi biologici di “fertilità selettiva”)
      p.s. son curioso di sapere se hai individuato almeno un’altra (mezza) citazione musicale disseminata…

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    • grazie Marta! concordo con quel che dici, spesso il focalizzarsi sugli aspetti tecnici consente di ridurre il peso di qualcosa che non riusciremmo a sostenere, a contenere. mi viene da pensare, per associazione di idee: è, in fin dei conti, lo stesso meccanismo che frequentemente si mette in atto in presenza di malattie cronico-degenerative

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