I 7 mari – Mar Ionio: un euro a cassetta

7 mari_Mar_ionio

Illustrazione di Davide Lorenzon

 

“Un euro a cassetta.”
“E quante ne fai in tredici ore?”
“Venti. Venticinque. Eh, a raccogliere le fragole ci vuole tempo, sono delicate, vanno trattate con gentilezza.”
“E a te, come ti trattano?”
Khadim sorride. Un sorriso sghembo, pieno di pudore. Si porta la mano davanti alla bocca, si vergogna dei tre denti mancanti che aprono una finestra buia, incorniciata da una cicatrice che attraversa le labbra carnose e scure.
“Cosa è successo ai tuoi denti?”
“Botte.”
“Chi te le ha date?”
“Il Capo”
“Il tuo caporale? E perché?”
“Per i soldi; lui vuole sempre soldi per il camion che ci porta al campo. E anche per l’acqua e un panino.”
“Quanto ti chiede?”
“Cinque euro. E tre e euro e cinquanta per mangiare. Uno e cinquanta per la bottiglietta d’acqua.”
Fa dieci euro. Al giorno. Su venticinque, trenta, che riceve come paga. In nero.
Certo, per mangiare bisogna pagare; e anche per il trasporto. Khadim vive in un accampamento, un’accozzaglia di baracche che si sono fatti con delle lamiere e le canne raccolte lungo il fiume, e di tende da campeggio. Un ghetto in mezzo al nulla. Dove nessuno va a vedere in che condizioni stanno; dove non arriva la luce, il gas; hanno qualche fornelletto da campeggio, e niente frigorifero. I bagni non servono, c’è la campagna. Autobus non ne passano. Il paese, e il supermercato, più vicino è a venticinque chilometri. Quelli che, come Khadim, vivono nelle baracche, la mattina si alzano quando è ancora buio, camminano lungo la strada per cinque chilometri, fino alla rotonda sulla provinciale. Qualcuno s’è trovato una bicicletta, ma sono solo pochi. Gli altri hanno gambe lunghe e magre, piedi abituati alla polvere, a portarli là, dove li aspetta il camion. Mi vengono in mente gli schiavi di Spartaco, i disperati sfruttati da Roma che di qui passarono e ai quali non fu riservato migliore destino.
Il Metapontino, il cuore della Magna Grecia, è una pianura fertile, irrigata dai fiumi; una pianura coltivata che, fedele, rende i suoi frutti copiosamente. Khadim e quelli come lui, ci passano la stagione calda, poi d’inverno si spostano. Altri campi, stesso copione. Stessa misera paga, stesse botte se protesti.
Da qualche tempo qualcosa è cambiato; i caporali non sono più tutti del posto, c’è qualche immigrato tra loro, e sono i peggiori. Uno di loro ha pestato a sangue l’amico di Khadim. È rimasto tutta la notte nella baracca, perdeva sangue ma non sapevano come e dove portarlo. Al mattino, gli occhi sono rimasti chiusi. Poi, il caporale nero glielo ha fatto caricare sul camion. La destinazione non l’ha detta, se ne è andato sgommando e sollevando una nuvola di sabbia che bruciava gli occhi e serrava la gola.
Sono tanti, i Khadim che sgobbano anonimi, sono loro, centinaia, migliaia, che ci assicurano frutta e verdura freschi sulla tavola. Ma non li vediamo, eppure sono là, tra i campi, schiena piegata, umiliati e affamati. Sono le “risorse” della nuova economia, quella che sfrutta e che accumula capitali senza creare benessere. Sono i volti senza volto, sono occhi spenti e mani callose, stracci riciclati e briciole di vita sparsi nei campi fertili delle nostre campagne. Sono vite senza una traccia, se non l’impronta dei loro piedi sulle zolle che calpestano.

È l’economia del profitto, quella che tratta il lavoro come una merce da comprare al minor costo possibile. Il mercato detta le regole, fa il prezzo, e chi ci guadagna sono le imprese, soprattutto quelle di chi si fa pochi scrupoli, di chi fa dello sfruttamento un motore di rilancio, di chi si muove tra corruzione e illegalità. E anche delle mafie. E le tutele per i braccianti sono un optional, quasi mai disponibile.
Negli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso i contadini, i braccianti, fuggivano dalle campagne, soprattutto del sud, stremati dalle condizioni di lavoro, dalla miseria, dalla fame. I migranti che ci approdano oggi, vivono e lavorano in condizioni peggiori, lontani dalle loro famiglie. È questo il progresso?


“7 mari” : testi di Pina Bertoli
Illustrazioni di Davide Lorenzon CRT2
Progetto I magnifici 7

14 pensieri su “I 7 mari – Mar Ionio: un euro a cassetta

  1. Davvero significativo e profondo: ogni tanto tutti noi dovremmo fermarci a riflettere su quale sia il prezzo da pagare ad una globalizzazione dell’indifferenza che divide il mondo tra chi è sempre più ricco (da un lato), e chi invece (dall’altro) è sempre più povero e sfruttato. Ti ringrazio per avermi offerto uno spunto di riflessione!

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  2. Pina aveva detto che quelle dei suoi 7 mari non sarebbero state acque tranquille e così è stato. La sua penna va a scavare nella realtà, nella miseria dell’attualità per farci riflettere. Un grazie a lei a Trattodunione per questo post.

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  3. Pingback: I 7 mari – Mar Ionio: Un euro a cassetta – Blog di Pina Bertoli

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