Sta per iniziare un altro sette: dopo le sette virtù di Trattodunione e le sette note di Pendolante, vi presento la mia scelta. Vi dico subito che è un po’ tarocca. Aspetta: spiego. Che le virtù e le note siano sette non ci piove. Le prime le impariamo al catechismo, le seconde nell’ora di musica alla medie; ma i sette mari, sono davvero sette? No, diciamolo subito. È un’espressione figurativa che ci arriva dal passato, in modo trasversale alle culture e ai popoli: dai Greci ai Romani, dalle antiche letterature di Cina, Persia e India, passando anche per i Sumeri. Erodoto se la tirava molto e compilò persino un elenco, che però era fortemente limitato dal quel misero cantuccio di mondo che egli conosceva: Mar Egeo, Mar Nero, Mar di Marmara, Mar Ionio, Mar Rosso, Mar Tirreno, Mar Mediterraneo Orientale.

Poi, man mano che l’uomo si è avventurato e ha scoperto, gli è presa la smania di dare un nome a tutto: e allora i mari non sono più sette, bensì, mi pare, più di settanta (eh, però il sette ci sta…). E gli oceani? No quelli, al netto di suddivisioni tra settentrionali e meridionali, alla fin fine sono cinque. Però, per rimanere in tema del sette, va detto che l’acqua ricopre circa il 70% della superficie terrestre…

Il fatto è che si diceva sette per dire tutti, perché, a quell’epoca, quelli si conoscevano; e poi il sette ha tutta una sua ragione di essere nella cabala, nella numerologia… insomma il sette piace e spadroneggia e sennò perché lo avremmo scelto come tema?

Va bene, qualcuno dirà, basta divagare. Perché ho scelto proprio i mari? Perché amo il mare: lo amo e mi fa paura, soprattutto quando ci dondolo sopra su una barchetta a vela lunga come sette manici di scopa, o quando penso alle traversate spaventose di chi fugge e lo attraversa in cerca di una speranza di vita, o se penso a quelle navi cariche della sofferenza degli schiavi.

Il mare te lo ritrovi in decine di titoli di romanzi, di poesie, di dipinti, di canzoni: è banalmente la vacanza, l’evasione, o in modo più ardito, l’ignoto, la voglia di avventura, le scoperte; come diceva il buon Joseph Conrad: “Il mare non è mai stato amico dell’uomo. Tutt’al più è stato complice della sua irrequietezza.”

Da giovedì prossimo vi racconterò qualche frammento di vita, di irrequietezze che difficilmente sappiamo dove ci condurranno, di scelte che non sempre sono libere, di fughe e di incontri.
(Se volete, mettete in sottofondo Il mare d’inverno di Enrico Ruggeri, una delle mie preferite.)

Pina Bertoli


“7 mari” : testi di Pina Bertoli
Illustrazioni di Davide Lorenzon CRT2
Progetto I magnifici 7