Il racconto dell’ancella

Atwood_covMargaret Atwood aveva 46 anni quando nel 1985 venne pubblicato questo suo romanzo distopico. Immaginare che il futuro possa svilupparsi secondo gli aspetti più negativi della nostra società, come avviene nei testi distopici, potenziando gli aspetti liberticidi e totalitaristi, prefigurando scenari sfavorevoli, è un’operazione che ha molto a che fare con l’utopia, secondo la Atwood, uno sforzo immaginativo che potrebbe anche essere un modo per scongiurare certe derive.

Fortemente politico quindi, il romanzo racconta di una scoperta, quasi archeologica possiamo dire, avvenuta nel 2195: una trentina di audiocassette a nastro magnetico, cadute in disuso circa due secoli prima, vengono rinvenute e ascoltate. Contengono la voce di una donna che racconta la sua storia: un’Ancella.

La sua testimonianza ci porta in un mondo dove un non ben definito disastro ecologico ha resto inabitabile una parte del pianeta e sterile la maggior parte degli esseri umani. Il potere è in mano a un regime repressivo che basa il proprio governo sulla parola della Bibbia. Una teocrazia dittatoriale che ha il problema del perpetuarsi della specie, della riproduzione degli umani.

Il corpo della donna viene quindi messo sotto controllo, le donne vengono asservite e suddivise in categorie molto rigide: le Ancelle vestono un pesante e lungo abito rosso, indossano un copricapo con una sorta di paraocchi e sono ancora fertili. Vengono mandate in casa dei Comandanti, i quali sono ai vertici dell’élite oscurantista e religiosa che ha preso il potere, allo scopo di accoppiarsi con loro per generare un figlio il quale, una volta nato, verrà dato alle Mogli dei Comandanti, che lo cresceranno come fosse loro.

Le Ancelle possono procreare e devono farlo secondo la modalità indicata dalla Bibbia stessa: “Rachele, vedendo che non le era concesso di procreare figli a Giacobbe, divenne gelosa della sorella e disse a Giacobbe: «Dammi dei figli, se no io muoio!». Giacobbe s’irritò contro Rachele e disse: «Tengo forse io il posto di Dio, il quale ti ha negato il frutto del grembo?». Allora essa rispose: «Ecco la mia serva Bila: unisciti a lei, così che partorisca sulle mie ginocchia e abbia anch’io una mia prole per mezzo di lei». Così essa gli diede in moglie la propria schiava Bila e Giacobbe si unì a lei. Bila concepì e partorì a Giacobbe un figlio. Rachele disse: «Dio mi ha fatto giustizia e ha anche ascoltato la mia voce, dandomi un figlio».” (Genesi 30, 1-6)

Le Marte indossano abiti verde smorto “come i camici dei chirurghi del tempo precedente”, sono quelle donne che non essendo più fertili vengono utilizzate per i lavori di casa. Le Zie sono una sorta di guardiane, addestrano le giovani donne al nuovo assetto sociale, le allenano a subire e ad essere umili, sottomesse e modeste. Le Mogli dei Comandanti godono di uno status solo apparentemente privilegiato, essendo comunque costrette dentro i confini delle loro case e del loro ruolo. Ci sono infine le Nondonne, non fertili e troppo anziane per essere utilizzate per i lavori, che vengono eliminate.

L’io narrante è quindi un’Ancella e noi la seguiamo nel faticoso trascorrere del tempo in quella che è diventa la sua esistenza di schiava privilegiata, lei che ha vissuto anche prima della catastrofe, prima del sovvertimento politico, lei che aveva un marito e una figlia.

Margaret Atwood, canadese, è sempre stata una convinta ambientalista e una decana della scrittura al femminile e in questo romanzo entrambe le tematiche sono fortemente presenti. L’autrice sottolinea come tutto ciò che ha utilizzato ne Il racconto dell’ancella sia realmente accaduto: nell’Argentina di Videla i figli dei dissidenti che venivano rapiti e dati da crescere alle mogli dei generali; i vestiti che sono usati come segni distintivi tra classi o che identificano determinate condizioni, per esempio le stelle gialle sugli abiti degli ebrei. Cose realmente avvenute, non solo in regimi totalitari ma anche in democrazia, perché anche in democrazia si cerca di controllare il corpo delle donne.

Il romanzo è tornato recentemente sulla scena internazionale grazie al grande successo di una serie televisiva statunitense del 2017: The Handmaid’s Tale, andata in onda in Italia su TIMvision (tra poco, il 26 di aprile, inizieranno gli episodi della seconda stagione).

Maria Iovine: “Nella serie televisiva la forza sta nel portare a tutti certi temi, agli uomini, ai giovani. Questo è un romanzo dichiaratamente femminista e quindi spesso lontano da tutta una serie di persone che considera questi argomenti superati se non superflui. Invece il romanzo, e quindi la serie, si centrano sulla riattualizzazioni di certi problemi. Per esempio il fatto che le conquiste delle donne, la loro libertà, sono cose che abbiamo conquistato faticosamente e che possiamo perdere da un momento all’altro, e non è un problema solo delle donne ma della società intera.”

Loredana Lipperini ha realizzato un adattamento radiofonico di questo romanzo e l’8 marzo scorso su Rai Radio 3 è andata in onda la lettura scenica che l’attrice Viola Graziosi ha tenuto in occasione della Giornata internazionale della donna 2018. Potete riascoltarla cliccando QUI, oppure potete vedere il video della diretta di questa lettura, andata in onda dalla Sala A di Via Asiago a Roma, collegandovi a Facebook e poi cliccando QUI. La lettura dura circa un’ora e venti e inizia al minuto 21,30 – essendo preceduta da un’intervista a Giuliana Misserville e Veronica Raimo.

Buona lettura oppure, se preferite, buon ascolto.

Margaret AtwoodIl racconto dell’ancella, Ponte alle Grazie 2017 (pubbl. originale 1985)

 

4 pensieri su “Il racconto dell’ancella

    • La prima stagione l’ho vista anch’io e mi è piaciuta molto, anche se si prende delle libertà rispetto al libro. Si potrebbe dire che la serie parte dal libro e approfondisce personaggi e situazioni, sviluppa certe storie collaterali e prosegue la narrazione oltre la fine del libro stesso. Aspettiamo la seconda, penso che andrà ancora più avanti, scostandosi un altro po’ dal romanzo

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