Le 7 virtù: Giustizia

Illustrazione di Davide Lorenzon

Illustrazione di Davide Lorenzon

 

Il tribunale è gigantesco, le gradinate bianche sembrano un’immensa, immobile slavina da risalire. In alto, torreggianti maestose, le colonne ti aspettano con severità, osservandoti con occhi socchiusi e bocca ferma. Tu, minuscolo essere, piccola particella di polvere senza neanche un raggio che ti accompagni, senti il cuore che batte forte per l’emozione, che poi è paura. Vorresti girarti e andare via, ma non puoi, devi arrivare fin lassù. Ti aspettano i tuoi avvocati, forse anche lei non vede l’ora che tu arrivi.

Hai voluto toglierle tutto, lasciarla senza nulla, completamente spoglia, così come l’hai trovata quel giorno nella vostra camera da letto. Certo non si aspettava di vederti, dato che era con lui. E allora che capisca quanto sei importante per lei, che enorme sbaglio ha fatto a tradirti, a non pensare che ogni cosa che possedeva gliela avevi regalata tu, che la sua stessa vita esisteva grazie a te, che vivevi per lei, che respiravi solo perché lei c’era. Tutti i soldi che ti piovevano in mano dopo aver distrattamente impartito ordini finanziari ai tuoi collaboratori, erano regali del cielo per lei. Quasi neanche ti accorgevi di come facevi ad ottenere tanto denaro, beato dalla sua immagine sempre impressa nella tua mente. Era già tua ma tu volevi fosse suprema, la volevi regina, angelo, divinità. Abiti, gioielli, serate, viaggi, amici degni di lei, scelti con cura tra le famiglie migliori. Persino lui avevi scelto, così galante e distaccato, così elegante, colto e competente.

L’hai querelata come moglie adultera e ora rischia da uno a due anni di galera. Anche lui avrebbe dovuto andare in prigione come correo, così recita la legge, però ormai non ti comparirà più davanti: morto e sepolto con il suo smoking, ma a bara chiusa, che il corpo non era in condizioni di essere esposto dopo la caduta dalla terrazza del suo attico. I tempi della giustizia, si sa, sono lenti e tante cose possono succedere nel frattempo.

Gli anni cinquanta sono finiti e i sessanta iniziati, solo un anno è passato ma a te sembra trascorso un secolo. Le tue giornate appaiono ancora uguali, finanza e soldi senza odore nelle tue tasche. Ma l’immagine di lei nella tua mente, ancora e ossessivamente presente, non è più la stessa. Ora non la vedi più magnifica, ora la immagini sofferente, povera, abbandonata. Ancora, come prima dell’adulterio, ogni tuo sforzo si accanisce su di lei. Perciò concepisci piani segreti per farla diventare disperata come la desideri. Seminare maldicenza intorno a lei. Toglierle ogni mezzo di sostentamento e bloccare ogni pietoso tentativo di tenderle una mano da parte di chicchessia. I pochi abiti che era riuscita a portare con sé scompaiono smarriti nei meandri di lavanderie distratte. La borsetta scippata da ignobili giovinastri scapestrati. L’automobile, unico bene intestato a lei, rimasta inutilizzata in mancanza di un autista stipendiato, una sera scompare misteriosamente dal parcheggio davanti casa sua. Che poi non era casa sua, ma di sua madre, nel frattempo morta anche lei, investita da un automobilista spericolato, fuggito e non ancora individuato.

E oggi finalmente il tribunale ti vuole, apre la sua bocca dentata e tu ti lasci divorare, ma sarà solo lei ad essere inghiottita. Finirà bruciata dai succhi gastrici dalla giustizia, digerita nelle budella delle sue carceri. Perderà quello sguardo orgoglioso, non terrà quella dignità che crede di dovere solo a se stessa e che invece le hai regalato tu. Si pentirà di averti tradito, di averlo preferito a te. Gli avvocati si inchinano vedendoti arrivare e ti corrono incontro lungo le scale per tenerti compagnia mentre le risali. Il corridoio è semivuoto e il suono dei vostri tacchi, decisi e quasi perfettamente all’unisono, lo riempiono di ordine e sicurezza. Dov’è lei? La scorgi solo dopo la svolta, dietro l’angolo attende insieme al suo legale davanti alla porta dell’aula, ancora chiusa. Quando ti vede ti volta le spalle. Dove avrà trovato quella stola di pelliccia con lo scaldamani coordinato? Chi glielo avrà regalato? E in cambio di cosa? Già ti manca il fiato, la collera ti stringe il petto e senti un calore repentino salire verso la tua testa. Cerchi di riprendere il controllo, senza che, per altro, nessuno abbia osservato nessun cambiamento esteriore in te. Il tuo avvocato giovane osserva che voltare la schiena al proprio marito, giustamente offeso, non sia un atteggiamento consono a un’adultera. Più appropriato sarebbe stato abbassare lo sguardo e mostrare umiltà. Ma ti accorgi che mentre lo dice misura la lunghezza delle gambe di tua moglie e la curva dei fianchi. Sparire, deve sparire alla vista del mondo quell’ignobile creatura fatta solo per perdere l’anima di ogni uomo.

Le testimonianze che lei ha portato contro di te quasi suscitano l’irritazione del giudice, uomo di grande valore e attaccamento alle virtù domestiche. Diverse amiche testimoniano di come tu la soffocassi con la tua ricchezza, scegliendo per lei gioielli e abiti senza neanche interpellarla. Di come tu, con la scusa di offrirle una dieta salutare ed equilibrata, non le chiedessi mai un’opinione, neanche su quali cibi fossero di suo gradimento. Di come decidessi quali amicizie frequentare oppure no in base alla classe sociale o, per meglio dire, alla ricchezza. Di come la trattassi in modo disumano, come fosse una sorta di dea senza desideri. Di quanto lei, poverina, soffrisse per tutto ciò. Insinuano anche che dopo la separazione tu abbia agito contro di lei e questo accende l’aggressività dei tuoi avvocati, che chiedono dove siano le prove inesistenti e minacciano querele.

I tuoi testimoni confermano che tu hai sempre voluto il meglio per lei, che non le hai mai fatto mancare niente, che l’hai amata con devozione, innamorato come nessuno mai. Confermano di aver sentito voci riferire di comportamenti inappropriati per una moglie, ingrati per una donna tanto protetta e valorizzata. Confermano di averla vista in diverse occasioni insieme all’amante, ormai scomparso, in atteggiamenti compromettenti, trasformando così l’accusa nei suoi confronti non più in un semplice atto di adulterio, bensì addirittura in una relazione adulterina. Non più un anno di prigione, bensì due!

Quando viene chiamata lei a testimoniare, i suoi piccoli passi, stretti dalla gonna e trattenuti dai tacchi, quasi ti commuovono. L’incertezza dell’equilibrio le rende quella dolcezza così femminile che ti intenerisce. Ma poi le guardi il viso, indurito dalla serietà, altero nella dignità, e ti senti ribollire il sangue nelle vene. Non si pente, non si piega quella poco di buono. Dice che tu non l’amavi davvero, che di lei non ti importava, che la usavi come un trofeo da esibire, che le facevi pesare le sue umili origini. Ingrata, orribile parassita, sanguisuga senza riconoscenza, mostro sterile. Nella tua mente l’aggredisci con pensieri che non trapelano dal tuo volto immobile, allenato all’impassibilità.

Tocca a te, ecco la tua testimonianza: le lenzuola, vostro onore, quelle di raso di seta fatte fare su misura per il nostro letto, macchiate dagli umori squallidi, ansimanti non mi vedevano eppure ero lì, sulla soglia, tanta la loro foga immonda, paralizzato dal dolore, dallo stupore, mai avrei immaginato, gli dava ciò che a me sempre negò, tutta se stessa vostro onore, le lacrime, mi perdoni, non immaginavo ma rivivere quei momenti, il tradimento più crudele, per una donna tanto amata, venerata.

Scendi la scalinata bianca, quella slavina che incombeva su di te e che ora sembra invitarti alla velocità, col vento della vittoria fra i capelli, gli avvocati a farti ala come corvi neri festanti. Due anni le hanno dato, sei contento? È solo giusto, una sentenza esemplare in questi tempi sempre più disordinati. Un riconoscimento alla tua importanza, alla conseguente maggiore gravità dell’affronto. Sì, dovrai brindare stasera, gli amici si stringeranno intorno a te per celebrare il tuo ennesimo trionfo, eri caduto ma non per colpa tua, giustizia è fatta. E questo nodo nello stomaco, questo sasso nella gola, questo senso di chiusura come chiodi piantati nel cuore, questo, tutto questo passerà, è solo debolezza, del troppo amore che provavi per lei.


“7 Virtù” : testi di Trattodunione
Illustrazione di Davide Lorenzon CRT2
Progetto I magnifici 7

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