Maria Carta

Maria_Carta

Maria Carta è stata una grandissima cantante folk della Sardegna. Aveva una voce e una presenza che emozionavano il suo pubblico, che la osannava. Ma sarebbe un errore misurare il suo successo con il metro dei nostri giorni. Oggi la musica folk è quasi un fenomeno di nicchia, invece negli anni settanta la musica folk era rispettata e ascoltata dal grande pubblico e veniva trasmessa anche nelle prime serate televisive.

Nata nel 1934 in provincia di Sassari in una famiglia molto povera, era talmente bella che a 23 anni vinse il titolo di Miss Sardegna e poi partecipò a Miss Italia 1957. Nel 1960, a 26 anni, si trasferì a Roma dove frequentò il Centro Nazionale di Studi di Musica Popolare e iniziò il suo percorso di ricerca musicale ed etnografica.

Nel 1971, aveva 37 anni, la Rai trasmise un documentario su di lei intitolato Incontro con Maria Carta. Sempre nello stesso anno venne registrato anche un altro documentario su di lei dal titolo Maria Carta. Sardegna, una voce (se vi interessano li trovate entrambi su YouTube). Nel 1973 dalla collaborazione con Amália Rodrigues – la famosa cantante portoghese di cui ho già scritto qui – nacque una tournée che le due cantanti portarono in Sardegna.

Cantò a Canzonissima, tenne un concerto al Bolscioi di Mosca e, nel 1976 venne eletta, per il Partito Comunista Italiano, nel consiglio comunale di Roma dove rimase in carica fino al 1981. Si esibì a Parigi, New York, San Francisco… America Latina, Giappone, India, Australia… Fu attrice per Francis Ford Coppola (Il padrino, parte II – interpretava la signora Andolini, mamma di Don Vito Corleone), Franco Zeffirelli (Gesù di Nazareth), Francesco Rosi (Cadaveri eccellenti), Giuseppe Tornatore (Il camorrista), e altri che, affascinati dalla sua presenza scenica, la scelsero per alcune partecipazioni. Scrisse un volume di poesie che venne pubblicato da Coines Edizioni nel 1975 con il titolo “Canto rituale“.

Nell’anno accademico 1990/1991 fu docente a contratto presso l’Università di Bologna, dove tenne un ciclo di lezioni sul metodo di raccolta dei canti. Nel 1991 le venne conferita l’onorificenza di Ordine al merito della Repubblica italiana.

Malata da tempo di tumore Maria Carta morì nel 1994 all’età di 60 anni nella sua casa di Roma.
Lo scrittore sardo Giuseppe Dessì le aveva dedicato queste parole: “Il suo bel viso, la fierezza e insieme la grazia del suo portamento, più che un simbolo, sono una personificazione di quella Sardegna intangibile e indomita che ho sempre amato. Quando la sua voce calda e potente si alza e riempie lo spazio, si aprono infiniti orizzonti che scendono nella storia. Dopo aver conosciuto Maria Carta, ancora una volta affermo che i soli grandi uomini della Sardegna sono state donne.”

In questo video Maria Carta ha 38 anni, è ospite di una trasmissione televisiva presentata da Renato Rascel che la introduce con queste parole: “La prima volta, la prima volta che l’ho ascoltata ho avuto un’emozione indicibile, e ho scoperto che il canto, in fondo, non è soltanto un fatto musicale, ma qualche cosa di spirituale, qualche cosa che ti lascia dentro, non so, un sentimento. È un canto, questo, che esprime dolore, tristezza, gioia. Parlo del folk, il Folk con la effe maiuscola. Questa volta l’abbiamo preso dalle radici dei sentimenti del popolo sardo, ed è presentato da Maria Carta.”

Qui Maria Carta canta prima il Ballo sardo (Dillu) e poi Adiu a mamma.

La parte finale del testo del Ballo sardo non l’ho compresa né rintracciata in rete, spero che qualcuno che la conosca me la comunichi. Ecco la parte di testo che sono riuscita a ricostruire:

Ai, diri diri diri diri dinni
Dinni ridiri diri diri diri diri diri diri diri diri diri dinni
Dinni ridiri diri diri diri diri
Dinni ridiri diri diri diri
Dinni ridiri diri diri diri diri diri diri diri diri diri diri diri diri diri diri diri dinni
Dinni diri diri diri diri diri diri diri diri diri
S’ora chi no t’ido chi no t’ido
S’ora chi no t’ido prenda amada – Da quanto non ti vedo amore mio
Comare mia ne comare mia
Comare mia beni de sa monza – Comare mia vieni dalla suora
…su entu bellu… – … il bel vento…


Il secondo video che vi propongo è l’Ave Maria in sardo, uno dei pezzi più importanti del repertorio di Maria Carta. Questo brano mi è particolarmente caro perché, nella mia infanzia sarda, lo cantavo in chiesa insieme agli altri bambini. In questo caso al violino, dietro di lei, c’è Angelo Branduardi.

11 pensieri su “Maria Carta

  1. “… i soli grandi uomini della Sardegna sono state donne”… Stupendo.
    Fierezza, spiritualità, serietà, forza, forza indomita e savia… Tutto questo ispirano queste sane radici isolane…
    Interessantissimo post.
    Quindi sei un po’ sarda anche tu?

    Piace a 1 persona

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