Le 7 virtù: Prudenza

Illustrazione di Davide Lorenzon

Illustrazione di Davide Lorenzon

Ispirato a una storia vera

Ipotesi
«Sei una persona che accetta volentieri, sia pur con una certa cautela, le sfide e le innovazioni che il lavoro propone, talvolta finisci per accontentarti con una certa facilità della tua situazione. Se realmente ambisci a ricoprire questo ruolo devi far emergere, con maggiore coraggio e determinazione, le energie e potenzialità che sono dentro di te, accettando anche di correre qualche rischio, cosa peraltro frequente quando si ricoprono ruoli elevati.»

Svolgimento
Arrivato in fabbrica salutò con gentilezza il guardiano che, ossequioso, quasi si inchinava al suo passaggio. Lo faceva sempre sorridere, gli sembrava eccessivo e anche un po’ ridicolo, quel rispetto così ostentato. Un primo passaggio agli impianti per salutare gli operai e parlare con i capi reparto, rinfrescando in modo informale gli obiettivi. Gli piaceva avere un contatto diretto con la gente che lavorava nello stabilimento che dirigeva, era importante per avere la situazione sempre sotto controllo e anche per instaurare un clima di fiducia, tenere il dialogo aperto, essere disponibili, presenti. Conosceva bene il suo dovere di manager e si faceva carico anche delle incombenze più difficili: dare comunicazioni spiacevoli, sgridare con efficacia, licenziare. Non era mai bello farlo, ma lui capiva che se lo stabilimento avesse cominciato a funzionare male ne avrebbero fatto le spese tutte quelle famiglie che dipendevano dallo stipendio degli operai e dei tecnici assunti. Non era facile tagliare un ramo, ma sapeva che era per il bene della pianta. Certe sere, dopo giornate particolarmente pesanti, era grato di tornare a casa da sua moglie e dai suoi figli. La fabbrica era parte di una multinazionale, i grandi capi erano americani. Lui apprezzava e sosteneva tutti gli sforzi che facevano per motivare e tenere attivi i manager dei vari stabilimenti sparsi per il mondo. L’anno passato era stato a Singapore, dove aveva partecipato a un’esperienza di full immersion nella natura, programmata dai vertici, per mettere alla prova lui e gli altri direttori, maschi e femmine, provenienti dalle varie sedi. Con canoe ed equipaggiamento minimo avevano dovuto spostarsi in mare e campeggiare in tenda per alcuni giorni, cucinando e mangiando direttamente sulla spiaggia. Un osservatore/guida li accompagnava e annotava le dinamiche di gruppo e i ruoli che emergevano spontaneamente a seconda delle personalità: leader partecipativo, gregario passivo, leader dominante, gregario attivo, individualista introverso, non integrato, indivisualista estroverso… Alla fine era stata una bella esperienza, formativa, aveva capito anche alcune cose di se stesso, gli piaceva l’idea di utilizzare alcune tecniche comportamentali e verbali anche nel suo stabilimento. Era certo che avrebbero portato dei vantaggi per tutti e migliorato ulteriormente il clima di lavoro.
Si sedette alla sua scrivania, accese il computer e cominciò a leggere le e-mail. Una conteneva un consistente allegato nel quale si spiegava che era gradito lui partecipasse a un test, volto ad esplorare in che modo il leader, lui, venisse percepito dagli altri. Il test, di diverse pagine e molte domande, doveva essere somministrato a collaboratori e sottoposti, ma anche a parenti e amici. Sereno, con fiducia negli strumenti, condividendo gli obiettivi, eseguì la richiesta anche con una certa curiosità. Fece compilare il test al numero necessario di persone, suddividendole nelle diverse categorie previste. Amici e parenti gli chiesero come dovevano rispondere, quali erano le crocette giuste da mettere per fargli fare bella figura. Lui disse a tutti che sperava in risposte sincere, per non inficiare il risultato del test. In completa buona fede non immaginava quello che lo aspettava. Dall’analisi dei risultati emerse, sorprendentemente, una criticità sulla sua personalità, sembrava non fosse abbastanza spregiudicato. In particolare c’era un aggettivo che ricorreva in quasi tutti i test compilati su di lui: cauto. Le persone lo percepivano come un uomo prudente. Immediatamente la dirigenza americana decise di affiancargli una psicologa, esperta di comportamento organizzativo, per aiutarlo ad osservare e riflettere su di sé e i propri limiti.

Tesi
Nel nuovo mondo la prudenza non è più una virtù.


“7 Virtù” : testi di Trattodunione
Illustrazione di Davide Lorenzon CRT2
Progetto I magnifici 7

16 pensieri su “Le 7 virtù: Prudenza

  1. Pingback: Le 7 virtù | Tratto d'unione

  2. Lo è mai stata ? Rimane sempre in contrappeso con l’audacia che potrebbe essere anche annoverata fra le virtù. Dove finiscono i meriti dell’una ed iniziano quelli dell’altra ? Difficile fare un discorso generale. In verità il tuo personaggio non è molto simpatico con i suoi modi monacali di far del bene alla multinazionale e guadagnarsi il bonus di produzione.

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    • L’audacia è uno degli aspetti della fortezza, la quale è a tutti gli effetti già annoverata come virtù (a voler seguire questo antico schema). Il mio manager non pensa al bonus, pensa a chi lavora nell’azienda di cui è responsabile. Per me questo è molto apprezzabile. Anche la prudenza, in questa ottica, lo è. Inseguire il profitto a tutti i costi, senza avere la cautela necessaria a proteggere chi dipende dalle tue scelte, è molto di moda ultimamente… ma le mode a volte sono ridicole, altre volte sono proprio dannose…

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  3. La prudenza è virtù o difetto a seconda dei contesti, evidentemente in quello imprenditoriale non lo è poi troppo. Da parte mia sarei “prudente” a partecipare a questo tipo di full immersion con gruppi di lavoro e se costretta forse ne verrei bandita per ostruzionismo e questo sì sarebbe spregiudicato per il mantenimento del mio posto di lavoro.

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