E/O vs Amazon

EO_Amazon
Vi è mai capitato di dover rispondere ad amici che fanno normalmente acquisti online, i quali vi chiedono, stupefatti, come facciate a non avere mai comprato niente in rete e possiate sopravvivere senza questa grandissima comodità, per non parlare della convenienza?

Va da sé che rinunciando sia al risparmio – di tempo e denaro – sia alla comodità, non sembrate molto furbi. Ma di questo voi non vi crucciate, in fondo i troppo furbi non sono mai personcine di alte qualità morali. Il fatto è che diventa sempre più difficile rispondere a questi amici. Infatti se la buttate sull’ideologico rischiate di sembrare degli esaltati fuori tempo massimo, oltre che poco furbi. Se invece vi limitate a un più neutro “mi piacciono i negozi” la possibilità di passare per ingenui naïf senza arte né parte è elevatissima, naïf e anche un pochetto reazionari, sarete mica dei conservatori? E comunque sempre abbastanza poco furbi.

In vostro aiuto su questo tema è arrivata qualche settimana fa, nel dicembre scorso, la lettera che le Edizioni E/O hanno scritto ad Amazon. La nota casa editrice italiana ha detto di no al grande colosso internazionale, ha risposto no all’eccesso di avidità, al tentativo di strangolare qualsiasi sospiro vitale si intrometta a disturbare la volontà di lucrare su tutto e tutti senza lasciare scampo.

Come potrete leggere le argomentazioni prodotte non sono lo sfogo di invasati ribelli. Sono osservazioni realistiche e di carattere pratico. La lettera si conclude rivolgendosi ai lettori con una richiesta di sostegno. E voi, che il sostegno già glielo state dando, potete far vostra la loro autorevole voce, così come faccio anche io:

«Da anni ormai Amazon è diventato il più grande negozio on-line di libri (e non solo) nel mondo. Ovunque tende al monopolio e in alcuni paesi già controlla la maggior parte del mercato. Ha creato occupazione, ma ha costretto alla chiusura tantissime librerie (con conseguente perdita di posti di lavoro). Numerose testimonianze giornalistiche documentano le cattive condizioni di lavoro nei magazzini del colosso on-line. Attualmente è in corso un’agitazione sindacale nel magazzino di Piacenza a causa delle condizioni di lavoro che i sindacati definiscono “insostenibili” e Amazon non si è neppure presentata all’incontro di mediazione convocato in Prefettura.

La chiusura delle librerie causata dalla concorrenza spietata di Amazon significa anche impoverimento economico e culturale del territorio: vengono a mancare essenziali luoghi di ritrovo e di cultura. Molti consumatori però accettano Amazon per i suoi prezzi (in genere più scontati quando le leggi nazionali lo consentono) e per l’efficienza. Abbiamo visto con quali conseguenze per le condizioni di lavoro dei suoi dipendenti e per l’impoverimento del territorio, Amazon riesce a ottenere questa efficienza.

I suoi prezzi spesso vantaggiosi sono il risultato di una politica che a volte è arrivata ai limiti del dumping (vendere a prezzo minore o pari a quello d’acquisto dai fornitori); di una frequente elusione delle tasse (nell’ottobre 2017 Amazon è stata condannata dalla Commissione Europea a pagare alla UE 250 milioni di tasse non versate; “¾ dei suoi profitti non sono stati tassati”, ha denunciato la Commissione); di condizioni economiche inaccettabili richieste agli editori.

Noi siamo appena stati oggetto di tali richieste. Ci è stato richiesto uno sconto (quello che gli editori pagano ai distributori e alle librerie come loro “quota” del ricavo finale) a loro favore troppo gravoso per noi e neppure giustificato dal volume dei loro affari con la casa editrice. Di fronte al nostro rifiuto, Amazon ha sospeso l’acquisto di tutti i nostri libri e ha reso quelli che aveva in magazzino. (Attualmente sul loro sito i libri E/O cartacei sono in vendita solo attraverso soggetti terzi, quindi a condizioni più sfavorevoli per tempi di consegna e per costi di spedizione addebitati al cliente).

A questo punto i consumatori potrebbero dire che si tratta di negoziazioni tra imprese e che a loro interessa solo avere un buon prezzo e un servizio efficiente. Il nostro punto di vista è che siamo in presenza di un’azienda che tende pericolosamente e con parziale successo ad avere una posizione dominante nel mercato del libro, sicuramente per quanto riguarda il settore dell’e-commerce. Quindi non un’azienda qualsiasi, ma QUELLA che potrebbe in futuro essere l’unica (o quasi) venditrice di libri. È evidente che il pericolo per la libertà di espressione è reale, costante e quotidiano. Inoltre le case editrici hanno bisogno di margini economici sufficienti per investire nella ricerca di nuovi autori e di nuove proposte. Se questi margini vengono troppo erosi, le case editrici rischiano di sparire (assieme alle librerie, agli autori e a tutto il mondo del libro).

Per questo abbiamo detto NO. Per questo chiediamo il vostro sostegno di lettori, di cittadini che non possono ridursi a essere solamente consumatori ma sono consapevoli di essere anche parte di un territorio (che non può essere desertificato), lavoratori e soggetti degni e liberi di una comunità plurale.»

Sandro Ferri, Sandra Ozzola
Fondatori delle Edizioni E/O

19 pensieri su “E/O vs Amazon

  1. tocchi un nervo scoperto…
    nel senso che sono uno di quelli che, un po’ per pigrizia, un po’ per risparmiare, un po’ per comodità, tende a comprare molto più sulle piattaforme online che nei negozi “fisici”…
    e lo faccio sentendomi un po’ in colpa, perché ogni volta che vedo sparire una libreria storica nella mia città, magari sostituita da uno store di paccottiglia cinese, provo un tuffo nel cuore…
    ma del resto è colpa anche un po’ dei nostri ritmi frenetici, che ci rendono sempre più propensi a economizzare il tempo…
    io anni fa passavo le ore dentro le librerie e non c’era cosa più bella… oggi mi rendo conto che tempo per fare ciò non ne ho più (o forse non ne ho più voglia, chissà)… e quindi la comodità di avere ciò che vuoi con un semplice clic ovviamente prevale…
    detto ciò, come non essere d’accordo con i fondatori della E/O, che da parte loro hanno fatto benissimo e cercheremo di sostenerli tornando nelle librerie tradizionali….

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  2. Ognuno è libero di fare acquisti dove, come e quando vuole. Il prezzo accettato come “giusto” dal consumatore è variabile secondo il valore aggiunto e la gratifica che ognuno vi collega. Le variabili in gioco perché un prezzo sia “attraente” sono molte e il canale dell’e-commerce è solo uno delle tante. Chiaro è che Amazon, grazie a un servizio di eccellenza – quelle poche volte che ho chiamato l’assistenza è stata di rara sollecitudine e cortesia – ha imposto degli standard: il mercato dei corrieri sta subendo una vera e propria rivoluzione, per citarne uno.
    Secondo me, non è un discorso tra on-line o negozio, ma di servizio a parità di perimetro.
    Quante volte sono entrato in un negozio e ho trovato un’accoglienza approssimativa, un assortimento limitato, dei prezzi “gonfiati”, dei “saldi” finti, saccenteria e delle risposte ferme ai tempi della merceria di quando ero piccolo. A questo punto, faccio tutto da solo e ho a disposizione non solo Amazon, ma i negozi on-line di tutto il mondo: acquisto libri in UK, videogiochi in UK e Giappone, film da Hong Kong, con il vantaggio di potere accedere anche a quelli che sono stati tradotti o importati in Italia.
    Il problema vero è quel “pari perimetro”: Amazon (come Google) deve pagare le tasse come le altre aziende in Italia e in Europa; deve garantire condizioni di lavoro previste dalla legge ai propri dipendenti e ci sono le autorità deputate per fare i controlli.
    Quanto scrive l’editore, comunque, accade da anni nel mercato editoriale italiano: alcuni gruppi, che si contano sulle dita di una mano, controllano la distribuzione nelle librerie e fissano il prezzo per l’editore.
    Sono sicuro che se l’editore pubblica dei libri belli da leggere, il lettore lo cercherà in libreria o altro negozio on-line (esistono anche altri portali oltre Amazon…)

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      • Perdonami ma non capisco dove sia il confine tra consumatore e il “cittadino”. Il Codice del consumo è redatto Nel rispetto della Costituzione ed in conformità ai principi contenuti nei trattati istitutivi delle Comunità europee (art.1). La tutela del consumatore è tutela del cittadino italiano ed europeo.
        Che Amazon abbia fatto chiudere molte librerie è una verità parziale. Le librerie indipendenti hanno chiuso perché non ci sono lettori, in Italia non si vendono abbastanza libri, la distribuzione nazionale è concentrata e fissa prezzi e regole che svantaggiano i più piccoli. Le librerie sono andate anch’esse concentrandosi in grandi catene: Feltrinelli, Giunti al Punto, Mondadori (Gulliver e Mondolibri sono sempre Mondadori), Ubik.
        La libreria come “luogo romantico” non esiste più, a meno di trovare chi ha avuto l’intuizione di specializzarsi in un segmento molto mirato (ad es. libri d’arte, antiquariato libri).
        Non intendere questa mia come difesa di Amazon, perché già ho specificato quali sono i limiti imprescindibili, che però non sono modificabili dal “cittadino/consumatore”, ma dalle autorità preposte. La lettera aperta di E/O è apprezzabile come rifiuto di un sistema economico, ma se poi finisce nell’assumere che chi compra nei negozi on-line è un cittadino meno responsabile o attento, agita uno spauracchio – molto ideologico – privo di ogni fondamento.
        Perdona la lunghezza del mio commento, ma lavoro nell’editoria da tanti anni e il tema mi accalora.

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        • Lo so, il tema accalora. Non è un caso che abbia iniziato il mio post dicendo che non so più come rispondere a certe domande. Che tutte le risposte sono comunque fraintendibili, come la tua.
          Consumatore vs cittadino. Che differenza c’è? Tu sei sempre tu, no? Ma se passeggi per la strada solo per il piacere di farlo sei cittadino, se ci passeggi in cerca di una merce sei consumatore. Il consumatore si spinge fino alle periferie più oscene per rintracciare la sua merce al miglior prezzo, non gli importa il panorama. Il cittadino passeggiatore preferisce che ci sia bellezza intorno a lui. Ecco perché è importante che quando indossiamo le vesti di consumatori non dimentichiamo di essere cittadini.
          Non pretendo che questa definizione di cittadino vs consumatore sia quella giusta, quella vera, quella definitiva. Però è la mia 🙂

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        • Rispetto la tua idea, ci mancherebbe. La ricerca del migliore prezzo è secondo ne relativa perché il prezzo percepito non ha una valenza uguale per tutti. Si pensi ai primi discount che esponevano la merce approssimativamente e oggi sono attenti all’esperienza di acquisto. Se il tema è acquistare responsabilmente è molto più ampio ed è una giungla. Una libreria in una periferia può essere un luogo di qualificazione, ma deve essere economicamente sostenibile, altrimenti chiude. Amazon arriva anche dove le librerie non avrebbero la massa critica di clienti per sopravvivere.

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        • Acquistare responsabilmente, sì, questo è il tema. Acquistare senza scordare che anche quello è un atto con conseguenze. Tema vasto, giungla, è vero. Ma abbiamo sempre i nostri pochi ma importanti punti cardinali per orientarci. Poi invece di andare dritti verso Nord magari faremo deviazioni o sceglieremo altre rotte, ma consapevolmente.

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        • Penso che la lettera di E/O sia da intendersi come parte della discussione e non come punto essenziale. Ovviamente Amazon non è l’unica causa della crisi dell’editoria italiana ma è attualmente quella più in vista (se sia un bene o un male è da vedere). In questo senso la lettera è indirizzata non al lettore “navigato”, come possiamo essere io e te, che acquista da diversi portali online, ma a quello che compra su Amazon per comodità o per il prezzo più basso senza domandarsi se esistano alternative o cosa ci sia dietro l’efficienza del servizio. Per molti la scelta è ancora tra grande libreria (Mondadori e Feltrinelli di solito) e Amazon.
          Ovvio che poi non bisogna limitarsi a dire “non comprate su Amazon” ma bisogna segnalarle queste alternative ed è chiaro che E/O “tiri un po’ l’acqua al proprio mulino” – sono pur sempre una casa editrice. Però secondo me è importante che se ne parli, tanto delle ripercussioni sull’editoria italiana che delle condizioni di lavoro e delle tasse. Non tanto perché sia compito del consumatore far rispettare le leggi (come dici tu quello è compito delle autorità), ma perché è giusto che quest’ultimo abbia una visione chiara di tutte le alternative – posto che, se il mercato italiano non cambia, non sarà il consumatore più attento a salvarlo.

          Spero di essere stato chiaro. È un tema che mi sta a cuore e non vorrei creare confusione.

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  3. Pingback: Amazon, libri e alternative – Formatoberliner

  4. Come sai ho resistito molto all’acquisto on-line. Il negozio lo preferisco per molti motivi, non ultimo di carattere etico, ma anche l’idea di toccare, sfogliare, guardare, scegliere, annusare la carta… lo so, passi per una romantica sfigata, ma è così. Poi le scoperte che si fanno vagando per gli scaffali non le farai mai vagando per le pagine di Amazon per il semplice fatto che non ci vaghi. Eppure ho ceduto anche io agli acquisti economici e rapidi. Non sempre, non per tutto, ma capita. A volte il portafoglio ha esigenze imprescindibili, tuttavia tenterò sempre di comprare in negozio, finchè riesco.

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  5. sposo la tua rifelssione ma in parte razzolo male. il caso di oggi per me è esemplificativo. ho bisogno di un libro per mercoledì, per un compleanno. non ci ho pensato prima, è vero. capita. ho chiamato le librerie che di solito frequento (non poche, sottolineo): in nessuna a disposizione, ed in nessuna disponibile prima di venerdì. amazon? domani, con 15% di sconto. come poter dire di no alle sirene del mercato, in questo caso? pur con la consapevolezza di dare il proprio consenso ad una realtà come quella di amazon che ha tutte le pecche del caso? l’alternativa era solo cambiare regalo.
    ma. c’è un ma. non voglio difendere l’indifendibile: le pecche di amazon rimangono, i compromessi nella scelta anche. ma amazon non è la causa, come in parte è stato scritto nei commenti precedenti. amazon sta semplicemente approfittandoo di una sistuazione capestro che i distibutori (più che l’editore) impongono ai piccoli librai: è possibile che certi librai non ordinino più dei lobri perché il distributore non li manda più in conto vendita am devono pagarli tutti anticipatamente? perché è stato permesso che l’editoria a pagamento abbia soppiantato la logica dell’editoria di qualità? perché se prima si ordinava un libro in libreria nel giro di due giorni al massimo era disponibile mentre ora il numero di consegne è dimezzato?

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    • Grazie AdP per aver arricchito il dibattito. Le cause sono tante e rendono la situazione complessa, perciò non facilmente definibile o risolvibile. Certamente il richiamo delle sirene è allettante, continuando a usare la tua metafora, ma qui bisogna fare proprio come Ulisse, ascoltarlo sì, ma legati all’albero della nave, per non perdere la testa – Apocalittica più che integrata 😛

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  6. Dibattito vario e interessante. Vent’anni fa il problema erano i grandi supermercati. Nel piccolo paese dove passavo ogni giorno chiusero in poco tempo tutti i negozi di alimentari, la cartoleria, la latteria a seguito di un supermercato aperto a pochi chilometri di distanza. I nostri centri ora si stanno trasformando in una parata di grandi catene con logiche commerciali non migliori di Amazon. Diciamo che Amazon in quest’ultimo periodo per noi è diventato un servizio. Non potendo quasi uscire di casa sono comunque riuscita a procurarmi regali/materiale di svago e ricreativo per le bimbe/un po’ di tutto. Poi non disdegno anche altri siti di acquisto online. Anche se la passeggiata per negozi scalda sempre il cuore e le poche librerie indipendenti mi hanno donato tanto.
    Comunque la qualità si trova anche nel web cercando. Il fornitore siciliano di arance e prodotti tipici che combatte a modo suo una battaglia di sopravvivenza per non essere schiacciato dalla logica della grande distribuzione. La cassetta di prodotti bio consegnata a casa.
    Io ho lavorato per una piccola azienda di farmaci omeopatici che per scelta si vantava di non distribuire il farmaco nel corner parafarmacia del supermercato. Scelta obbligata perchè per entrarvici occorrevano troppi compromessi e non se ne aveva voglia. Abbiamo preferito i canali tradizionali come la casa editrice sopra citata.
    Saltando di palo in frasca guarda che meraviglia l’iniziativa qui sotto, direttamente dal web:
    http://www.artribune.com/progettazione/design/2018/02/cultura-casa-posta-hoppipolla/

    Credo che nessuno di noi sia in grado di fermare effettivamente certi cambiamenti, certo occorre una regolamentazione migliore del fenomeno e lavorare tanto tantissimo con i ragazzi nella diffusione della cultura e della bellezza.
    Un bel discorso senza capo nè coda. Un bacio mia meravigliosa amica.

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    • Sì, è così, anche in rete si può trovare offerta commerciale di qualità (non conoscevo Hoppípolla, molto carino) e fare acquisti consapevoli e anche etici. La spinta dei grandi gruppi è così forte che i piccoli rischiano di rimanere schiacciati, oggi come vent’anni fa. E allora che fare? Io non ce l’ho la soluzione, mi limito a suggerire di non lasciarsi andare nella corrente e di non perdere di vista il senso di ciò che facciamo. Purtroppo non tutti hanno il tuo livello di consapevolezza. Grazie per la tua riflessione, carissima amica mia, che ha sia capo che coda 🙂

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