L’età dell’innocenza

Età-innocenza-coverLa perfezione della scrittura di questo libro lo rende ciò che da sempre e da tutti è unanimemente riconosciuto: un capolavoro della letteratura occidentale. A contribuire a questo riconoscimento interviene la lucida visione che la sua autrice, Edith Wharton, ha della mentalità dei benpensanti newyorkesi nella seconda metà dell’ottocento.

Nata a New York nel 1862, in questo romanzo racconta la città della sua infanzia, uno “sguardo indietro”, come lei stessa lo definirà, a descrivere meccanismi sociali ormai già scomparsi quando mette mano alla penna.

Il libro viene infatti pubblicato nel 1920 mentre i fatti narrati si svolgono una cinquantina di anni prima, all’inizio degli anni settanta del secolo precedente. Il libro viene premiato nel 1921 con il Premio Pulitzer, rendendo così Edith Wharton la prima donna a vincere il prestigioso riconoscimento.

Il protagonista de L’età dell’innocenza è Newland Archer, un giovane trentenne newyorkese appartenente a una antica e ricca famiglia, cresciuto in quell’ambiente elitario e conservatore dove le convenzioni sociali, e lo scrupolo nel seguirle, possono decretare il successo e la fortuna di una vita intera.

A turbare gli intrecci tra clan familiari, gli scambi di cortesie, gli eloquenti silenzi con i quali tale ristretta cerchia sociale comunica, arriva la giovane e bella Ellen, figlia della stessa élite, parente delle più illustri famiglie, tuttavia macchiata da un matrimonio sbagliato e soprattutto dalla colpa di aver abbandonato il tetto coniugale. Infelice con il marito, ha infatti lasciato la vita di lussi e gioielli e artisti e mondanità europee che lui le offriva, per cercare rifugio tra le braccia della sua cara vecchia New York, dalla quale manca da molti anni ma nella quale vivono i suoi parenti più stretti.

L’abbraccio che la cinge è però solo apparentemente solidale con la sua scelta di indipendenza. La buona società la considera infatti una donna senza onore, perciò la famiglia si affretta a sostenerla per evitare lo scandalo di annoverare tra le proprie fila un membro indesiderabile.

Ellen non si rende conto che la simpatia e l’affetto, la solidarietà che riceve sono solamente il tributo a ciò che tacitamente deve essere fatto per il bene di tutti. Ma il giovane Archer invece ne è ben consapevole e si adopera per evitare danni di immagine. Sostenere la giovane, ingenua e idealista, per proteggere la famiglia e il suo stesso fidanzamento, diventa la sua missione. Egli è infatti innamorato di May, cugina di Ellen, il cui improvviso arrivo in città ha creato un’onda di pettegolezzi e imbarazzo che rischia di travolgere anche la reputazione della sua promessa sposa.

Ma frequentare Ellen lo cambia. Il giovane, che mai aveva avuto dubbi sulla convenienza e la bontà delle rigide convenzioni nelle quali è cresciuto, comincia a domandarsi se sia giusto sacrificare al cosiddetto buon nome un’intera esistenza.

Ellen si trasferirà infine in Francia, proprio come fece la stessa Edith Wharton. Gli avvenimenti narrati nel libro possono infatti far pensare, in alcuni tratti, direttamente alla biografia dell’autrice stessa. Edith Wharton nel 1885, all’età di 23 anni, sposò un banchiere, ma poi lui cominciò a manifestare gravi disturbi mentali e lei si allontanò da lui. Anni dopo abbandonò la sua New York per trasferirsi in Francia e chiedere, dopo ancora molti altri anni, nel 1913, finalmente il divorzio.

La Wharton mescola sapientemente ironia e sentimenti, senza mai cadere nel sentimentalismo, con una scrittura affilata ed essenziale. È tale l’efficacia del suo raccontare che il regista Martin Scorsese utilizzerà ampi brani del libro, letti da una voce narrante fuori campo, per accompagnare tutto il suo film L’età dell’innocenza girato nel 1993.MSDAGOF EC048 In questi giorni potete rivederlo su raiplay.it perché è andato in onda su Rai Movie proprio domenica scorsa.

Edith WhartonL’età dell’innocenza, Feltrinelli 2017 (prima pubblicazione 1920)

 

16 pensieri su “L’età dell’innocenza

    • Ai giovani maschi italiani del 1993 il film non piacque, lo dico per esperienza personale. E giustamente! C’era un eccesso di smancerie sentimentali, per giunta inconcludenti (i due innamorati smaniano e sospirano e non arrivano mai ad altro che casti abbracci); c’era tutto un intricato bosco oscuro e spinoso di formalità sociali e pettegolezzi (tutta roba che nel 93 non riguardava il giovane maschio); se poi ci metti che era pure un film in costume… non poteva esserci niente di più lezioso e noioso, di più lontano dalla natura e dagli interessi di un ragazzo carico di ormoni (ogni riferimento personale è puramente casuale) 😛

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  1. Ed infatti mi ricordavo alcune scene del film che ho rivisto domenica, c’è poi il magnetismo di Michelle Pfeiffer che sotto la regia di Scorsese diventa irresistibile. Il libro è invece è una mia lacuna da colmare, ora dopo averti letto. Vederne il film, di solito mi allontana dal libro da cui è tratto, ma in questo caso bisogna fare eccezione. 🙂

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  2. Non ho mai letto il libro proprio a causa del film. Tu sai come posso odiare ostinatamente una storia e questa è una di quelle, come odiai La lettera scarlatta. Tuttavia superare le avversioni di pancia per scoprire un capolavoro, come lo descrivi, direi che sia doveroso

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    • Capisco il tuo odio. Questa è la storia di una donna che vorrebbe essere libera e invece viene soffocata dalle convenzioni sociali che NON lo permettono. Dal punto di vista femminile, immedesimandosi nella protagonista, è un film davvero duro. I pizzi, le trine, le buone maniere dissimulano questa tragicità di fondo. Ma Edith Wharton, che ha vissuto sulla sua pelle l’esperienza dell’essere donna in quel tempo, ce lo racconta e ce lo fa capire con grandissima intelligenza.
      Martin Scorsese, da genio del cinema quale è, ha saputo trasporre in immagini quella storia drammatica mantenendo il tono apparentemente noncurante e ironico dell’autrice. Con attori grandiosi, va detto.

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    • Se ti manca, questa è l’occasione buona per recuperarlo. Penso che avrai molte cose da apprezzare in questo film. L’unico eccesso che gli riconosco è l’abbraccio stile Pietà di Michelangelo sul divanetto con tanto di bacio alla scarpina ricamata di lei.
      Il resto, secondo me, è perfetto.

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