Il potere del cane – Il cartello

Winslow_Il_potere_del_caneArt Keller è stato soldato durante la guerra del Vietnam. Non gli è piaciuto, così quando è tornato ha deciso di diventare prima un agente della CIA e poi di dare un senso alla sua vita combattendo il traffico di droga. Perciò viene inviato in Messico. E dove sennò?

È così che prende il via questa crime novel, che ben presto vi porterà vorticosamente dentro una quantità di intrecci criminali, dove la violenza inaudita dei trafficanti potrebbe anche sembrarvi eccessiva, potreste sospettare sia forse il vezzo di uno scrittore che sfoga le sue perversioni descrivendo situazioni in cui l’orrore è inimmaginabile.

Tuttavia l’autore, Don Winslow, non è affatto uno psicopatico che inserisce nei suoi libri morbose fantasie personali. Tutt’altro. Winslow è un lucido e documentatissimo scrittore che riporta fatti verosimili se non addirittura veri.

Se non avete già letto Zero Zero Zero di Roberto Saviano (la mia recensione è qui) allora vi consiglio di fare così: leggete prima questo libro, poi il suo sequel Il cartello, e dopo essere entrati insieme a Winslow dentro la mente omicida e senza pietà, dentro la nerissima anima immorale delle divinità intoccabili della droga, solo allora leggete il reportage di Saviano. Capirete che ciò che ha scritto Winslow forse non è realmente accaduto nei dettagli, però è tutto vero. Riuscirete inoltre a dare alla descrizione giornalistica in bianco e nero di Saviano, i colori a tinte forti dei romanzi di Winslow.

Ecco le parole di Don Winslow sulla situazione in Messico, in un’intervista del 2015 rilasciata a G. Brunoro su sugarpulp.it:

«Sono state uccise più di 100.000 persone – 22.000 sono scomparse – rendendo questa guerra uno dei più sanguinosi conflitti dell’emisfero occidentale dai tempi della Guerra Civile Americana. Il livello di brutalità – il sadismo, le torture, gli smembramenti – è diventato terribile, angoscioso. Inoltre il conflitto si è moltiplicato su molti più fronti, si è ramificato in tutto il paese, con i cartelli che combattono l’uno contro l’altro, la polizia federale che combatte contro la polizia locale, l’esercito che combatte i cartelli e la polizia che si allea con i cartelli. Il governo messicano ha inviato l’esercito e ormai si tratta dichiaratamente e ufficialmente di una “guerra” alla droga. Inoltre in questo ultimo periodo i cartelli hanno dato vita ai loro eserciti privati formati da veterani delle forze speciali, con un inasprimento ulteriore della violenza. Spesso perciò ci sono ex forze speciali che combattono contro le attuali forze speciali.»

«Ho analizzato ogni singolo giorno della guerra alla droga per un periodo di 12 anni, mi sono appuntato ogni singola news, creando così una cronologia di più di 150 pagine. Poi ho cercato di trovare degli schemi e dei percorsi che potessero dare un senso a tutti i titoli di quelle notizie. Dopo di che ho selezionato circa 20 eventi principali e li ho analizzati in maniera specifica. Ho letto moltissimo, ho parlato con tantissime persone. Si tratta di un processo che è durato anni. Per quanto riguarda gli anni che ho raccontato ne Il cartello, il fatto strano è che si poteva seguire ogni evento sui social media. I criminali hanno provato a nascondere le loro azioni, ma i cartelli se ne vantavano su internet, come mezzo intimidatorio, di propaganda e, purtroppo, anche di reclutamento.»

«Fin troppo reale, purtroppo. Quasi tutto quello che accade ne Il cartello è veramente accaduto in un modo o nell’altro. Perciò il libro è molto vicino alla realtà. I giornalisti sono stati realmente minacciati e uccisi; città intere svuotate, gente costretta a fuggire; alcune donne incredibilmente coraggiose si sono fatte avanti per collaborare con la polizia e il governo e per questo sono state uccise; battaglie campali tra i cartelli – che a volte sono durate per settimane – sono state combattute lungo il confine. Assassini di soli 13 anni. A volte, purtroppo, la finzione non riesce a raggiungere la realtà. Ma credo che la fiction possa dare al lettore una visione della vita interiore della gente, possa ritrarre i loro pensieri e le loro emozioni – cosa significa essere minacciati, cosa significa vedere un tuo caro assassinato, come ci si sente a vedere la propria città distrutta, il proprio paese corrotto. E penso che possa essere una forte testimonianza.»

Art Keller, il protagonista, è un uomo intelligente e determinato. Il suo obiettivo è combattere la guerra che gli Stati Uniti hanno lanciato contro il traffico internazionale di droga. A questo presupposto non verrà mai meno, anche quando restare fedele a questa scelta gli costerà la famiglia e gli affetti più cari. Vive in bilico tra il dover essere come i mostri spietati che combatte, per poterli capire e anticiparne le mosse, e il preservare dentro di sé uno spazio pulito, nel quale la visione di un futuro diverso non venga soffocata da un presente apparentemente senza speranza.

Miguel Ángel Barrera è il grande capo della droga, lui e Art sono quasi diventati amici a un certo punto. O forse lo abbiamo creduto solo noi che, leggendo, abbiamo per un attimo dubitato della tenuta dei princìpi di Keller.

Nora Hayden è una bella e ambiziosa ragazza che non riesce ad avere una visione panoramica delle persone e si innamora di quelle sbagliate, in fondo tutti, visti da molto vicino, abbiamo anche ragione, siamo anche dolci, proviamo anche sentimenti. Un difetto, quello di non inquadrare correttamente e di non saper etichettare spassionatamente, che le costerà molto caro.

Padre Parada è un sacerdote che conosce la strada, che ha fede nell’uomo e in dio e che non teme di sporcarsi le mani diventando amico di politici corrotti o trafficanti di droga. A lui interessano le anime, non il denaro.

Winslow_Il_cartelloIl potere del cane ha un seguito, Il cartello, scritto dieci anni dopo – nel 2015 – ma che ha senso leggere di seguito al primo. Infatti le vicende proseguono in ordine cronologico come se non ci fosse interruzione tra i due libri. I protagonisti sono gli stessi e va considerate a tutti gli effetti un’opera in due volumi. James Ellroy l’ha definita “Il Guerra e pace della lotta alla droga”.

Se la prima parte si era conclusa con il boss in carcere e Keller in ritiro spirituale per dimenticare le violenze e gli orrori ai quali era stato costretto ad assistere e partecipare, la seconda, Il cartello appunto, si apre con il boss che, grazie a contatti politici e generose corruzioni riesce a riprendere il potere perduto.

Così anche Art Keller si vede costretto a rientrare in servizio e… non stupitevi se nel libro compare anche una elegante cena nel ristorante stellato dello chef Cracco a Milano. Si sa che è la ‘ndrangheta italiana il miglior interlocutore, l’imprenditore più affidabile per fare affari in Europa, affari di droga ovviamente.

Non mi sono soffermata molto sulla bravura di Don Winslow, ma certo merita di essere sottolineata. Questo scrittore statunitense, nato a New York nel 1953, ha uno stile asciutto e una grande capacità di tenere le fila di molti personaggi, caratterizzandoli senza sbavature. È abile nel guidare una trama complessa senza che il lettore si senta mai perduto o abbandonato. Mozzafiato le sue incursioni impavide nel male, delicata la sua leggerezza nel trattare l’amore. Ha una grande preparazione storico-politica-giornalistica-legale. Mostra inoltre una speciale attenzione per le donne e la loro condizione, la loro sofferenza e il loro coraggio.

Vi lascio con la raccomandazione di leggere questi libri con forza d’animo per non soccombere alla suggestione della violenza in essi contenuta, e vi saluto con l’incipit de Il potere del cane:

El Sauzal
Stato di Baja California
Messico
1997
Il neonato è morto tra le braccia della madre.
Art Keller deduce dalla posizione dei cadaveri – lei sopra, il bimbo sotto – che la donna ha cercato di fargli da scudo. Di certo sapeva, riflette Art, che la sua morbida carne non poteva fermare le pallottole – non quelle di un fucile automatico, non da quella distanza – ma doveva aver agito per istinto. Una madre cerca sempre di proteggere con il proprio corpo il figlio. Così si è voltata, girando su se stessa mentre il proiettile la colpiva, e poi è caduta sul piccolo. Credeva davvero di poter salvare il bambino? Forse no, pensa Art. Forse non voleva che il piccolo vedesse la morte fiammeggiare dalla canna del fucile. Forse voleva che l’ultima sensazione provata dal bimbo in questo mondo fosse il contatto con il suo seno. Tra le braccia dell’amore. Art è cattolico. A quarantasette anni ne ha viste molte, di madonne. Ma mai come questa.
Cuernos de chivo – sente qualcuno dire.
Sottovoce, quasi in un sussurro, come se fossero in chiesa.
Cuernos de chivo.
Corna di capro: gli AK-47.
Art lo sa già: centinaia di bossoli da 7,62 millimetri sono sparsi sull’impiantito di cemento del patio, insieme a bossoli di fucile calibro 12 e alcuni da 5,56, probabilmente, sparati da una carabina semiautomatica AR-15. Ma la maggiore parte dei bossoli sono di cuerno de chivo, l’arma preferita dai narcotraficantes messicani.
Diciannove cadaveri.
Altre diciannove vittime della Guerra alla droga, riflette Art. È abituato alla vista dei cadaveri: sono quattordici anni che combatte quella guerra con Adán Barrera, e ne ha visti parecchi. Ma mai diciannove. Mai donne, bambini, neonati. Non così. Dieci uomini, tre donne, sei bambini. Allineati lungo il muro del patio e crivellati di colpi.
Trucidati è la parola più appropriata, pensa Art. Ridotti a un colabrodo da un’inverosimile raffica di pallottole. È incredibile quanto sangue ci sia. Una pozza di sangue secco e nero delle dimensioni di una grossa automobile, alta più di due centimetri. Schizzi di sangue sui muri, spruzzi di sangue sul prato ben curato, con l’erba che brilla d’un rosso nerastro. I fili come minuscole spade insanguinate. Devono aver opposto resistenza quando si sono resi conto di quel che stava per accadere. Tirati giù dal letto nel cuore della notte, trascinati sul patio, allineati contro il muro: alla fine qualcuno deve aver lottato, perché i mobili sono rovesciati. Pesanti arredi in ferro battuto. Vetri in frantumi sul cemento.
Art abbassa lo sguardo e vede… Cristo, è una bambola, immersa nel sangue, i vitrei occhi castani che lo fissano. Un bambolotto, un piccolo peluche, e un bellissimo cavallino pezzato di plastica, giacciono tutti nel sangue vicino al muro dove ha avuto luogo l’esecuzione. I bambini, pensa Art, strappati al sonno, afferrano i loro giocattoli e li stringono a sé. Persino quando tuonano le armi: soprattutto allora.
Un’immagine irrazionale gli si affaccia alla mente: un elefante di pezza. Un giocattolo che da bambino si portava sempre a letto. Aveva un occhio solo. Era macchiato di vomito, di urina, di tutte le varie secrezioni infantili, ed era impregnato del loro cattivo odore. Sua madre gliel’aveva sottratto di nascosto nel sonno, sostituendolo con un altro elefantino con due occhi, che profumava di nuovo, e quando Art si era svegliato l’aveva ringraziata e poi era andato a recuperare quello vecchio dalla spazzatura.
Arthur Keller sente il cuore che gli si spezza.
Volge lo sguardo alle vittime adulte.
Alcuni hanno indosso biancheria da notte – costosi pigiami di seta e négligé – altri delle magliette. Due, un uomo e una donna, sono nudi: come se fossero stati sorpresi nel sonno in un abbraccio dopo l’amplesso. Quello che era amore, rimugina Art, adesso è nuda oscenità.
Un cadavere giace discosto lungo il muro di fronte. Un vecchio, il capo famiglia. Probabilmente ucciso per ultimo, suppone Art. Costretto a vedere i suoi congiunti sterminati, e infine fatto secco anche lui. Per misericordia? si chiede Art. Per una sorta di malsana pietà? Ma poi nota le mani del vecchio. Gli hanno strappato le unghie, poi gli hanno mozzato le dita. La bocca è ancora irrigidita in un grido e Art si accorge che gli hanno ficcato le dita dentro, sulla lingua. Evidentemente erano convinti che qualcuno della sua famiglia fosse un dedo, un dito: un informatore.
Perché io li ho indotti a crederlo.
Dio mi perdoni.
Ispeziona i cadaveri fin quando non trova quello che stava cercando. Allora sente lo stomaco rivoltarsi e deve lottare per ricacciare in gola un conato di vomito, perché il viso del giovane è stato sbucciato come una banana; i brandelli di carne pendono oscenamente dal collo. Art spera che glielo abbiano fatto dopo averlo ucciso, ma sa che non è così. Il colpo gli ha disintegrato la base del cranio. Gli hanno sparato in bocca. Ai traditori si spara alla nuca, agli informatori in bocca. Pensavano fosse lui. Era proprio quello che volevi, si dice Art. Ammettilo: è andata come avevi previsto. Ma non l’avrei mai creduto, pensa. Non avrei mai immaginato che sarebbero arrivati a tanto.
– Dovevano esserci dei domestici – dice Art. – Dei braccianti.
La polizia ha già setacciato i loro alloggi.
– Sono scappati – lo informa un poliziotto.
Scomparsi. Dileguati.
Si costringe a guardare ancora i cadaveri.
È colpa mia, riflette.
Sono io la causa di tutto questo.
Mi dispiace, pensa Art. Mi dispiace, mi dispiace tanto. Si china sulla madre e sul neonato, si fa il segno della croce e mormora: In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti.
El poder del perro – sente mormorare da uno dei poliziotti messicani.
Il potere del cane.

 

Don WinslowIl potere del cane, Einaudi 2009 (prima pubblicazione 2005).
Don WinslowIl cartello, Einaudi 2015

8 pensieri su “Il potere del cane – Il cartello

  1. Si potrebbero dire molte cose su questo post, su questi libri, sulla situazione in Messico. Mi limito ad osservare l’enorme lavoro che c’è dietro a questi libri e mi riallaccio a ciò che ha detto Massimo Carlotto circa i libri gialli scritti in Italia da magistrati: sono una forma di inchiesta, un modo di raccontare la verità che altrimenti non si saprebbe

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  2. Sono libri che aprono la mente e mostrano temi che non appaiono – almeno non così approfonditamente – sui media.
    Posso suggerrirti un altro libro interessante e un film sul tema:
    – il libro I signori della droga di Edward Follis, un agente antidroga della DEA, in cui si parla dei legami del narcotraffico (anche messicano) con il terrorismo.
    – il film Sicario con un Benicio del Toro stellare ambientato ai confini tra USA e Messico

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    • Il Messico ci sembra così lontano da qui. E poi: Messico e nuvole, Puerto Escondido, le spiagge caraibiche dello Yucatan, le rovine Maya, Frida Kahlo e Rivera, Tina Modotti, Trockij, Zapata, Pancho Villa… Alle cronache italiane non interessa rendere il conto quotidiano dei morti, degli scomparsi in quella terra lontana, qui arrivano solo gli orrori più enormi, quelli che non è possibile ignorare…

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