Capire Israele in 60 giorni (e anche meno)

Capire_Israele_coverDal 1994 i ragazzi ebrei di tutto il mondo – purché abbiano tra i 18 e i 26 anni – possono fare un viaggio alla scoperta di Israele offerto dalla Taglit Birthright Israel, un’agenzia finanziata dal governo israeliano e da associazioni private. Il programma Taglit viene utilizzato ogni anno da migliaia di giovani provenienti dai diversi paesi nei quali la diaspora ha disperso gli ebrei.

Sarah Glidden (1980) disegnatrice americana di origini ebraiche, nata a Boston e residente a Seattle, decide di compiere il viaggio nel 2007. Da questa esperienza trae la sua prima graphic novel, quasi autobiografica. A metà tra memoir e reportage seguiamo dunque il personaggio di Sarah, alter ego dell’autrice, alla scoperta delle ragioni e dei torti di Israele.

La protagonista di questo libro ha sempre preferito prendere le distanze dal paese del quale, secondo le sue origini, sarebbe chiamata a far parte; Israele per lei, che si sente laica e di sinistra, rappresenta i torti fatti alla Palestina, la sopraffazione nei confronti degli arabi residenti nel paese, il mancato rispetto dei diritti umani, l’invasione di territori altrui, l’uso della forza e delle armi. Perciò quando accetta di partire col progetto Taglit si prepara molto bene, studia e si documenta per evitare di arrivare impreparata a quello che certamente, secondo lei, sarà un viaggio nel quale dovrà contrastare i tentativi di lavaggio del cervello che, non ha dubbi, cercheranno di farle.

Ma una volta laggiù la realtà del paese si rivelerà in tutta la sua complessità, un intreccio di ragioni politiche e motivazioni storiche che non si lasciano semplificare, che non è possibile infilare in una breve definizione. Così Sarah si trova a fare i conti non solo con la parte razionale di sé, quella che ha istruito così bene prima della partenza; dovrà inaspettatamente far fronte alle emozioni disobbedienti che il tour per il paese suscita in lei.

Israele mi piace più di quanto mi aspettassi, ma tutta la situazione dei palestinesi mi rende difficile concentrarmi su quanto c’è di buono. Tipo, perché dovete passare con i bulldozer sopra le case della gente e continuare a costruire insediamenti? Non fa che peggiorare le cose! Sono confusa… sono ebrea, il che significa che dovrei stare dalla parte di Israele sempre e comunque, no? Però per molta gente se stai dalla parte dei palestinesi automaticamente non sei per Israele. Al tempo stesso, se veniamo alla politica, sono di sinistra e progressista. E se sei progressista dovresti anche essere anti-israeliano… e ogni forma di solidarietà con Israele significa che non stai con i palestinesi. Lo vedi? Che guaio?

Capire_Israele_3Il viaggio organizzato ha una struttura rigida, le tappe sono obbligate, le giornate suddivise in momenti preconfezionati. Si inizia col visitare le Alture del Golan, ex territorio siriano invaso militarmente da Israele. Poi uno dei primi kibbutz fondati a inizio Novecento da coloni israeliani sul mare di Galilea, dove viene narrata l’epopea dei primi uomini e donne che cominciarono a coltivare quei sassi a forza di braccia. Poi ancora Tel Aviv, il deserto e Masada, antica fortezza inespugnabile che venne però vinta nel 74 d.C. dai romani, i quali, una volta entrati, scoprirono l’orribile scenario di un suicidio di massa da parte della comunità ebraica dei Sicarii. Infine Gerusalemme, la città che più di tutte racchiude e simboleggia le contraddizoni di Israele.

Sarah non porterà al lettore una soluzione ai dubbi, le emozioni non saranno il coerente corollario delle convinzioni. Il libro non darà risposte definitive alle nostre domande, ma forse alla fine della lettura conosceremo un po’ meglio la storia di questo popolo, di questo paese e i suoi motivi. Forse non saremo del tutto convinti, ma certamente avremo afferrato meglio la reale complessità della situazione.

Sarah Glidden Capire Israele in 60 giorni (e anche meno), Rizzoli Lizard 2011 (prima pubblicazione 2010)

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9 pensieri su “Capire Israele in 60 giorni (e anche meno)

  1. sicuramente una situazione molto complessa, che è stata più che altro strumentalizzata per fomentare odio e contrapposizioni anziché essere aiutata a trovare una mediazione che tenga in conto i diritti di tutti. il libro che proponi è un modo originale di mettere sul tavolo la questione e spingere a riflettere anziché incendiare la discussione.

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  2. Molto spesso ho notato che gli schieramenti pro o contro Israele non si basano sulla conoscenza reale della situazione, ma più per una presa di posizione politica, a prescindere. Ben venga quindi una graphic novel (che come sai trovo abbia molti vantaggi dal punto di vista comunicativo nei confronti non solo dei giovani) sulla complessa situazione israeliana. Me la segno

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  3. Ciao.
    Lo lessi qualche anno fa alla pubblicazione, vincendo una mia poca simpatia per loro.
    Mah, mi aveva poco convinto, l’ho trovato troppo lungo e buonista. No, mi era piaciuto.

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