La proprietà

Modan_Proprieta_copertinaPrima della seconda guerra mondiale la comunità ebraica residente in Polonia consisteva in 3.3 milioni di persone ed era la più grande d’Europa, seconda nel mondo solamente a quella degli Stati Uniti. Potete immaginare quante proprietà possedevano gli ebrei in Polonia: abitazioni, terreni, ditte, industrie. I nazisti, quando nel 1939 invasero il paese, requisirono tutte queste proprietà e gli ebrei che poterono fuggire abbandonarono tutto. A guerra finita il regime polacco filosovietico incamerò tutte le proprietà naziste e le collettivizzò. Quando poi il regime comunista sovietico collassò, alla fine degli anni ’80, cominciò il dibattito sulla restituzione delle ex proprietà agli ebrei. Ebbene, dopo un “ragionevole” lasso di tempo, qualche mese fa, nel settembre del 2016, il governo polacco ha finalmente deciso di concedere il diritto ai sopravvissuti alla Shoah e alle loro famiglie di poter reclamare la legittima proprietà sugli immobili sequestrati al tempo del nazismo.

Ma non crediate che su questo tema la Polonia sia l’ultima d’Europa: è di pochi giorni fa, 26 aprile 2017, la notizia che il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, ha invitato i paesi europei a rafforzare gli sforzi per assicurare la restituzione delle proprietà e dei beni acquisiti dalle vittime dell’Olocausto.

La graphic novel La proprietà affronta proprio questo tema: Regina, scappata dalla Polonia durante l’occupazione nazista, torna a Varsavia molti anni dopo, ormai già vecchia e nonna, insieme alla sua giovane nipote Mica per scoprire se sia possibile recuperare i beni perduti dalla sua famiglia più di mezzo secolo prima.

Il racconto è molto ben costruito, gli intrecci tra presente e passato sono emozionanti e commoventi. L’autrice è riuscita a creare una sorta di suspense tenendo il lettore avvinto alla trama, che si dipana tra incontri casuali e ricerche tramite avvocati ormai deceduti. Nella storia è nascosto anche un segreto, che la nonna cela dentro di sé da quando dovette fuggire dalla Polonia.

Rutu Modan non manca di senso dell’umorismo e ci mostra le piccole manie dei vecchi a confronto con le spaventose aperture mentali dei giovani, le meschinità dei parenti e l’invadenza ipocrita dei benevolenti. Il tutto in salsa yiddish.

La sua narrazione è essenziale e proprio per questo estremamente efficace. Non viene lasciato molto spazio alle spiegazioni, prediligendo piuttosto il mostrare, anche attraverso una particolare attenzione alle espressioni dei personaggi, ai loro gesti. Emblematica questa sequenza, dove la nonna si guarda allo specchio mentre si prepara all’incontro con un antico amico:

La-proprietà-Rutu-ModanCoerentemente con le scelte narrative, il suo stile è pulito ed essenziale, il suo tratto è netto e privo di ombreggiature, i colori sono piatti e senza sfumature. Proprio per questo viene spesso paragonata a Hergé, disegnatore belga famoso per aver dato vita al personaggio di Tintin.

Ecco alcuni estratti da un’intervista a Rutu Modan fatta da Conte Zarganenko sul blog Conversasioni sul fumetto.

Riguardo il paragone con Hergé la disegnatrice dice: «Si dice spesso che io sia influenzata dallo stile grafico di Hergé. In realtà, sono molto più influenzata dal suo modo di raccontare le storie, più che dalla linea chiara. Il mio sforzo è ripulire la storia da ornamenti inutili. In questo Hergé è eccezionale, il lettore si perde letteralmente dentro le sue storie. Non escludo che l’intento di “ripulire” la storia inconsciamente mi porti a ripulire la linea. Spesso le graphic novel sono troppo dense, Hergé è capace di mantenere tutto molto chiaro, grazie a un grande senso del ritmo. Quindi potremmo dire che l’influenza di Hergé è conscia sulla storia e inconscia sul disegno.»

Rutu Modan ha dedicato quasi quattro anni alla creazione di questa graphic novel: «La cosa più difficile e importante è che i personaggi diventino indipendenti dalle persone reali che li hanno ispirati. Per la figura di Regina, ad esempio, mi sono ispirata ad entrambe le mie nonne. Ho quindi lavorato con attori in carne e ossa. Avevo lo storyboard pronto, ho stipendiato attori professionisti, ho fatto la regia frame by frame, fotografandoli mentre interpretavano le scene, Ho deciso di aggiungere ciò che poteva darmi un attore, la capacità di esprimere sentimenti attraverso il corpo. Ed è eccezionale assistere a come l’attore si trasformi nel personaggio. Io lo posso immaginare, l’attore si trasforma. Non solo, mi sono anche recata nei luoghi dove ho ambientato la storia, per raccogliere una documentazione fotografica. Il posto dove si svolge la storia è protagonista, un personaggio stesso del racconto. Il mio disegno è il compendio dei dettagli critici che emergono dalle foto. I personaggi devono essere vivi.»

La-proprietà-Rutu-Modan-2Riguardo la copertina del libro: «Ho voluto che ci fosse quel momento in copertina. Quando arrivai in Polonia, chiesi cosa ci fosse da vedere, oltre i campi di concentramento, e tutti mi parlarono di questa grande commemorazione dei defunti [in polacco Zaduszki]. Io ho sempre amato i cimiteri. E ho amato questa festività polacca. Una preghiera collettiva notturna. Ho respirato davvero un’atmosfera spirituale. Già nella fase iniziale della stesura, avevo deciso che la scena culmine si sarebbe svolta durante quel momento, prima ancora di sapere cosa sarebbe accaduto. Nell’ebraismo c’è una cerimonia individuale, in cui ciascuno ricorda i propri morti, ma vedere quelle persone ricordare tutte insieme i defunti mi ha fatto vivere l’esperienza di un sentimento umano universale.»

Domanda: «Qual è l’ispirazione più profonda della tua produzione artistica?»
Risposta: «Uno dei miei intenti è quello di rappresentare la tragicità e insieme la comicità della vita, che sono inestricabilmente mescolate. Per me il centro della vita è la relazione con gli altri. Il problema è che ci aspettiamo sempre che gli altri si comportino come noi, ma non è così, e ogni volta ci sorprendono.»

Rutu Modan – La proprietà, Rizzoli Lizard 2013

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