The way we were

Barbra_Streisand_2

Memories light the corners of my mind
I ricordi illuminano gli angoli bui della mia mente
Misty water-colored memories of the way we were
Ricordi annebbiati e colori sbiaditi di come eravamo

Scattered pictures of the smiles we left behind
Immagini sparse di sorrisi lasciati indietro
Smiles we gave to one another for the way we were
Sorrisi che ci siamo scambiati per come eravamo allora

Can it be that it was all so simple then
Era tutto così semplice allora
Or has time rewritten every line
O il tempo ha riscritto ogni riga?
If we had the chance to do it all again
Se avessimo l’occasione di rifare tutto ancora una volta
Tell me, would we, could we
Dimmi, vorremmo? potremmo?

Memories may be beautiful and yet
Possono essere anche belli i ricordi
What’s too painful to remember
Ciò che è troppo doloroso da ricordare
We simply choose to forget
Possiamo semplicemente scegliere di dimenticarlo
So it’s the laughter we will remember
Così saranno le risate che ricorderemo
Whenever we remember the way we were
Ogni volta che ripenseremo a come eravamo
The way we were
Come eravamo

Barbra Streisand è nata a New York settantacinque anni fa, il 24 aprile 1942. Oggi è quindi il suo compleanno e mi fa piacere ricordare il suo grande talento proprio in questo giorno. Nata da una famiglia ebrea di origini russe, la Streisand è rimasta orfana di padre a pochi mesi di vita. Questo lutto portò alla famiglia un periodo di difficoltà economiche, poi la madre, segretaria nella una scuola dove il padre era insegnante, si risposò. Ma la vita familiare per Barbra divenne conflittuale e il fatto di non avere un padre segnò la sua infanzia, tanto che dichiarò di essersi sentita un’emarginata: “Tutti i bambini avevano un padre che tornava a casa dopo il lavoro e io no.” Iniziò prestissimo a inseguire la carriera artistica, a sedici anni viveva già fuori casa, anche perché la madre ostacolava le sue velleità artistiche. Riteneva inoltre che non fosse bella e di conseguenza non potesse avere fortuna nel mondo dello spettacolo. Barbra puntò dapprima sul lavoro dell’attrice ma poi, non riuscendo a ottenere parti interessanti, partecipò a un concorso per nuovi talenti canori in un gay bar del Greenwich Village. Cantò due canzoni dopo le quali ci fu un “silenzio attonito” da parte del pubblico seguito da un “fragoroso applauso” quando venne proclamata vincitrice. La sua voce era stupefacente. Fu il suo ragazzo del tempo, Barry Dennen (cantante, scrittore e attore – era Ponzio Pilato in Jesus Christ Superstar) che la aiutò a prepararsi per il concorso, dopo essere rimasto egli stesso sorpreso dalle sue straordinarie qualità canore. Era il 1960 e Barbra aveva diciotto anni.

Il resto è noto.
Barbra Streisand, ormai sono quasi sessant’anni di carriera, è una delle artiste che ha venduto più dischi al mondo e ha ricevuto così tanti premi da rendere inutile il nominarli tutti. Basti dire che il suo nome è tra i pochi che fanno parte del “club” EGOT, la ristretta cerchia di coloro che hanno ricevuto sia un Emmy (televisione – ne ha vinti cinque) sia un Grammy (musica – ne ha vinti dieci) sia un Oscar (cinema – ne ha vinti due) sia un Tony (teatro – ne ha vinto uno). Vincere tutti e quattro i premi è inteso come il “grande slam” dello show business. Inoltre ha avuto diversi primati nel suo percorso artistico: prima donna a vincere un Oscar per la miglior canzone; prima donna a vincere il Golden Globe come miglior regista; “l’artista femminile che ha più venduto tra gli artisti riconosciuti a livello mondiale dalla Recording Industry Association of America (l’unica donna nella top ten, e l’unico artista al di fuori del genere rock ‘n’ roll.)” da Wikipedia; prima esponente del suo sesso a scrivere, produrre, dirigere, e interpretare un film da grande schermo, Yentl, cantandone persino la colonna sonora.

“Sono una donna semplice e complessa, generosa ed egoista, per nulla attraente e bellissima, pigra e attivissima” disse una volta di se stessa.

Grazie all’innata simpatia e al senso dell’umorismo, oltre che naturalmente alla sua grande bravura, ha avuto molto successo anche come attrice, come si evince dalla quantità di premi ottenuti. Indimenticabile e spiritosa in molte sue interpretazioni giovanili: Funny girl di William Wyler del 1968 che le valse l’Oscar al suo primo film; Ma papà ti manda sola? di Peter Bogdanovich del 1972 e molte altre. Simpatica anche nelle sue più recenti apparizioni, nel film Mi presenti i tuoi? del 2004 e nel suo sequel Vi presento i nostri del 2010, come madre di Ben Stiller, suocera di Robert De Niro e moglie di Dustin Hoffman. Ma credibile ed emozionante anche in ruoli drammatici come per esempio in Voglio la libertà del 1972 oppure in Pazza del 1987.

Ha firmato inoltre la regia di tre film: Yentl del 1983, Il principe delle maree del 1991 e L’amore ha due facce del 1996.

Nel 1962 ha sposato l’attore Elliot Gould, dal quale ha avuto un figlio, Jason Gould. Nel 1969 però il matrimonio era già terminato e Barbra frequentava Pierre Trudeau, colui che sarebbe diventato nel 1980 il 15° primo ministro del Canada. Ha avuto poi diverse relazioni sentimentali, tra le più famose quella con Don Johnson il quale, nel 1988, duetta con lei nella canzone Till I loved you. Il gossip racconta di liaison anche con Clint Eastwood, Liam Neeson, Peter Jennings, Robert Redford, Jon Peters, Omar Sharif, Kris Kristofferson, Nick Nolte, Jeff Brigdes… ma forse il gossip esagera.

Agli inizi degli anni novanta Barbra Streisand ha frequentato per un breve periodo il famoso tennista Andre Agassi, il quale parla di lei nella sua autobiografia Open. Ecco alcuni estratti dal suo libro: “Nulla però affascina i britannici quanto Barbra Streisand. Lei arriva sul campo centrale, praticamente tra squilli di tromba, per guardarmi giocare. C’è sempre qualche celebrità a Wimbledon ma l’apparizione di Barbra provoca un’agitazione come nessun altro che io abbia mai visto. I giornalisti la prendono d’assalto, poi tormentano me per sapere di lei e i soliti giornali si danno un gran da fare ad analizzare e screditare il nostro rapporto, che non è niente di più che un’appassionata amicizia. Vogliono sapere come ci siamo conosciuti. Mi rifiuto di dirglielo, perché Barbra è la persona più timida e riservata che ho mai incontrato.”
“C’era una festicciola nel suo ranch […] David sedeva al piano strimpellando canzoni […] Ha provato più volte a indurre Barbra a cantare. Lei non voleva. Lui ha insistito. Lei si è rifiutata. Ha continuato a tormentarla fino a diventare imbarazzante. […] Neanche cinque minuti dopo, però, ha emesso qualche nota. Il suono ha riempito improvvisamente la stanza dal soffitto al pavimento. Si sono azzittiti tutti. I bicchieri tremavano. I piatti tintinnavano. Ho sentito vibrare le costole e i polsi. Per un attimo ho pensato che qualcuno avesse messo un disco di Barbra su un impianto Bose alzando il volume al massimo. Non potevo credere che un essere umano fosse in grado di produrre un suono simile, che una voce umana potesse pervadere ogni centimetro quadrato di una stanza.”

Attualmente Barbra Streisand è moglie dell’attore James Brolin che ha sposato nel 1998.

Sembra che, dopo tante biografie non autorizzate e in certi casi disconosciute dalla Streisand, quest’anno – 2017 – sia prevista l’uscita di una sua autobiografia che, negli Stati Uniti, verrebbe pubblicata dalla casa editrice Viking, la stessa che nel 2010 aveva già pubblicato un suo libro intitolato “My passion for design” con le foto della casa e della tenuta che la cantante possiede a Malibu.

Barbra Streisand è stata sempre un’attiva sostenitrice del Partito democratico e di molte delle sue cause, tanto che nel 1971 il presidente Nixon la inserì nella sua Lista Dei Nemici. Paladina dei diritti gay è da loro ricambiata con un amore che talvolta sfiora l’idolatria, rendendola una perfetta e assoluta icona gay, grazie anche alla fantastica combinazione costituita da un lato dal suo carattere emancipato e dall’altro dallo spirito romantico della sua musica. Ha partecipato alla Women’s March del 21 gennaio 2017 (della quale ho parlato qui) tenendo un discorso a Los Angeles. Se volete leggerlo lo trovate tradotto da me in fondo alla pagina.

In questo video, girato nel 1994 durante un concerto al Madison Square Garden di New York, Barbra Streisand aveva cinquantadue anni. La sua entrata sul palco è preceduta da alcuni fotogrammi tratti dall’omonimo, bellissimo film Come eravamo, le cui immagini continuano a scorrere mentre lei canta. La canzone è infatti tratta da questa pellicola del 1973, diretta da Sidney Pollack e interpretata da Barbra Streisand e Robert Redford. La trama narra una storia d’amore sullo sfondo del Maccartismo, raccontato molto bene in tutte le sue terrificanti ripercussioni sociali. La relazione sentimentale tra i due protagonisti risente delle differenze tra le rispettive provenienze sociali e tendenze politiche: benestanti e conservatrici quelle di lui, popolari e comuniste quelle di lei e… il finale non ve lo racconto perché, se già non conoscete questo film, ormai diventato un classico, vi consiglio caldamente di vederlo. Come eravamo vinse l’Oscar per la miglior colonna sonora e Barbra Streisand l’Oscar per la miglior canzone, questa.

Marcia delle donne, 21 gennaio 2017 – Los Angeles
Discorso tenuto da Barbra Streisand

«Ciao Los Angeles!
Che bella giornata, è ancora un grande paese quello in cui viviamo!
Ho intenzione di iniziare citando H. L. Mencken, giornalista, autore satirico e critico sociale, che ha detto nel 1920:  “In un grande e glorioso giorno i bifolchi di pianura vedranno esaudito il desiderio del loro cuore e finalmente la Casa Bianca sarà adornata di un assoluto deficiente.”
Non sono sicura che la minoranza che ha votato per Trump sia preparata a quello che sta per arrivare. Ma è fantastico che molti di voi siano qui per dire la verità al potere. La verità è l’essenza del vivere in una democrazia. Eppure questo presidente neo eletto sembra interessarsi molto poco della verità. Questo mi preoccupa. Ma vi dirò quello che mi preoccupa di più, che sono i bambini. Ho paura di ciò che stanno vedendo e sentendo in questi giorni.
È giusto mentire?
È giusto vantarsi della violenza sessuale come fossero “chiacchiere da spogliatoio”?
Non
chiedere mai scusa, vendicarsi sempre?
Cer
care di mettere a tacere le persone e la stampa quando non sono d’accordo con te?
La
mancanza di gentilezza e umiltà?
Questo è quello che mi spaventa di più di questo presidente, che i bambini ascolteranno e impareranno a emulare il suo comportamento.
Quello che mi preoccupa è anche che abbia detto che la sua inaugurazione sarebbe stata “un grande spettacolo”. Queste parole sono molto rivelatrici, direi che è il mondo da cui proviene: la TV dei reality. Pensa forse alla presidenza come a un altro show? Gli interessa solo il rating, si crogiola nell’applauso. Non c’è nessuna discussione politica coerente. Questo “uomo che volle farsi re” non sembra capire la serietà del lavoro che sta per intraprendere. L’amministrazione Obama ha lasciato 275 documenti informativi, sarebbe bello se ne avesse letto almeno qualcuno. Lui non si rende conto nemmeno di ciò che non sa… e questo dovrebbe far sentire tutti molto in pericolo.

A volte, devo ammetterlo, mi sento male per lui. Come dev’essere sentirsi così ferito alla minima critica, essere così insicuro da reagire immediatamente con attacchi personali grossolani e crudeli? Dev’essere terribile per lui intraprendere la carica di presidente con il più basso tasso di approvazione di ogni altro presidente nella storia. Ma lui non sembra farci caso, né cambia il suo comportamento. Si mette solamente ancora di più sulla difensiva. Ciò che è importante per questo presidente, come gli ho sentito dire in tv all’inizio della campagna elettorale, è vincere. Si tratta di battere l’avversario, uomo o donna che sia. Avevo pensato che magari il suo discorso inaugurale sarebbe stato all’altezza della situazione. Ma era solo un’altra versione dei suoi discorsi in campagna elettorale, apocalittici e volti a creare divisioni. È stato mediocre e senza ispirazione, senza grazia né generosità in modo quasi scioccante.

E poi ci sono gli incaricati di Trump, provenienti dall’estrema destra del partito repubblicano, che non vedono l’ora di invertire il corso degli ultimi 8 anni. I repubblicani vogliono togliere l’assicurazione sanitaria a 20 milioni di persone. Trump nominerà un conservatore alla Corte Suprema di Giustizia, e questo sarà una minaccia per tutti i nostri diritti, i diritti delle donne, il diritto di voto. E basta guardare il sito della Casa Bianca oggi: hanno già tolto la pagina per i diritti civili, la pagina LGBT e quella sul cambiamento climatico. E sono determinati a togliere fondi a Planned Parenthood, che fornisce assistenza sanitaria alle donne più bisognose.

È per questo che siamo qui oggi. L’ingiustizia di genere è sempre stata una pratica non detta e tacitamente accettata nella nostra società. Abbiamo, nella nostra cultura, normalizzato la violenza contro le donne, abbiamo normalizzato il divario salariale. Abbiamo accettato che siano gli uomini a legiferare su quello che possiamo o non possiamo fare con i nostri corpi, anche nei casi di stupro e incesto. Abbiamo accettato una cultura di molestie sessuali sulle donne per anni. Nemmeno quando si tratta dei trattamenti e delle cure per le donne nella ricerca medica, siamo valutate come uguali.

Donald Trump, un uomo che possiede un vasto assortimento di mancanze di rispetto per le donne, detiene ora il più potente posto nel mondo. La sua elezione porta allo scoperto ciò che per diverso tempo è stato nascosto nell’ombra, e cioè che per molti versi le donne sono ancora cittadini di seconda classe nel 21° secolo. Ma questo rappresenta anche una reale opportunità per il cambiamento sociale. A volte è necessario toccare il fondo per salire di nuovo.

Oggi persone di tutte le razze, identità sessuali e religioni sono fuori per le strade in tutto il paese. È emozionante vedere così tante persone che si preoccupano così profondamente e stanno facendo sentire la loro voce. Stiamo dicendo che noi non resteremo sedute mentre i nostri diritti ci vengono strappati via. Non ci nasconderemo mentre le libertà altrui vengono distrutte. Manifestando oggi, ci impegnamo in un approfondito, onesto un dialogo su come raggiungere una reale uguaglianza. E cambiare il campo di gioco: dalla scuola, alla sala del consiglio e – se Dio vuole in un futuro non così lontano – persino lo Studio Ovale! Ma a causa del nostro antiquato Collegio Elettorale, noi non disponiamo ancora di un presidente donna, che abbia un altro punto di vista, che sia comunicativa, esperta e, soprattutto, estremamente intelligente.

Sapete, prima di poter guidare un’automobile, è necessario superare un esame. Forse si dovrebbe superare un test per poter diventare presidente degli Stati Uniti, un test di educazione civica, storia americana, politica interna ed estera… e magari avere una valutazione psicologica!

Tutto quello che so è che dobbiamo continuare a parlare. Quando rifiuti di fare marcia indietro, quando rifiuti di essere messo a tacere, quando domandi uguaglianza per te e per i tuoi compagni, uomini e donne, alla fine verrai ascoltato. Non possiamo arrenderci. Oggi è l’inizio di un nuovo movimento, per mantenere il potere responsabile nei confronti della verità.
Grazie.»

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10 pensieri su “The way we were

  1. Che donna! Che “colosso”! A volte mi chiedo come possano tante cose essere contenute, vissute e prodotte da una persona sola. Persone che sono cicloni, che probabilmente pensano di essere nella “normalità” più assoluta. Ho molto apprezzato gli estratti di Open (non l’ho letto, mi dicono che il suo ghostwriter sia un Pulitzer…), d’effetto. Sposano la sensazione di forza e potenza che mi trasmette un simile “personaggio”.
    Grazie. Anche di questa “testimonianza”. La tua bravura nel comporre questi articoli, che non contengono solo informazioni, la loro composta esattezza, che nulla sottrae al bagaglio di emozioni, mi colpisce ogni volta. Complimenti.

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  2. Un’interprete eccezionale, una donna forte, intelligente è bellissima. Come eravamo è un film splendido che ho amato molto e sempre mi commuove. Ma papà ti manda sola è esilarante … insomma, non li sto a citare tutti, ma la sua filmografia raramente delude e le sue doti canore sono indiscutibili. Il suo ruolo come icona gay è noto e vorrei ricordare a questo proposito lo spassosissimo In & out

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