Liebster Award

LiebsterAwardVolevo ringraziare Enri1968 che nel suo bel blog Sull’amaca, mi ha insignito del “Liebster Award – discover new blogs”. Non avevo mai ricevuto un premio per il mio blog e mi ha fatto molto piacere. È un modo simpatico e amichevole di segnalare altri blog ancora sotto i 200 follower per  sostenerli nella ricerca di nuovi lettori e visibilità. Il premio nasce nel 2011 in Germania (liebster in tedesco corrisponde a carino, piacevole, di valore) e prevede sei semplici regole per potervi partecipare:

  1. Pubblicare il logo del Liebster Award sul proprio blog
  2. Ringraziare il blog che ti ha nominato e seguirlo
  3. Rispondere alle sue 11 domande
  4. Nominare a tua volta altri 11 blogger con meno di 200 followers
  5. Formulare altre 11 domande per i blogger nominati
  6. Informare i blogger della nomination.

Io però non nominerò nessuno, non sono brava in queste cose. Invece alle undici interessanti domande di Enri rispondo volentieri. Un po’ di me.

Perché hai aperto un blog?
Una cara amica, Pendolante, mi ha stimolato a farlo. Lei aveva già il suo bel blog e, sapendo che scrivere era uno dei miei pallini, mostrando cieca e spericolata fiducia nelle mie capacità, mi ha spinto a realizzare un piccolo sogno. Ho seguito il suo consiglio e sono contenta di averlo fatto perché questo blog mi fa felice e mi mette in contatto con persone interessanti e simpatiche.

Come sei arrivata a WordPress?
Inizialmente avevo scelto come piattaforma BlogSpot ma la mia esperienza è stata abbastanza negativa. La sua struttura rendeva più difficile raccogliere le reazioni dei lettori ai post nonché le condivisioni, inoltre le statistiche sui movimenti del blog erano alquanto confuse e in certi casi con dubbi di attendibilità. Perciò ho migrato i contenuti su WordPress e non mi sono pentita, perché incoraggia lo scambio ed è strutturato in modo da favorire i contatti e creare una comunità.

Quanto tempo ci dedichi?
Il tempo è sempre un problema. Vorrei dedicarne molto di più alla scrittura ma ho una famiglia impegnativa e un lavoro e, come unico aiutante, il mio compagno. Insieme gestiamo le incombenze familiari, alternandoci alla pari. Ma nonostante questo, quel che resta dopo aver dato la priorità a tutto il resto, sono i ritagli di tempo ciò che posso dedicare al blog… anche se vorrei poter fare molto di più.

Sono curioso, hai fatto tutto da sola o ti sei fatta aiutare?
L’unica cosa che non ho costruito io è il tema/modello/template, chiamatelo come volete, insomma la struttura grafica del mio blog, quella me l’ha gentilmente fornita WordPress offrendomi una vasta selezione di possibilità. Avevo già un’idea di quello che volevo e dopo una lunga ricerca alla fine l’ho trovato, sono molto soddisfatta. A parte questo aspetto, tutto il resto del blog, la sua realizzazione e i suoi contenuti è stata, ed è tutt’ora, completamente farina del mio sacco.

Quando scelsi il nome Sull’amaca e il motto “Un posto per stare, leggere, ascoltare, guardare, ricordare e forse sognare.” non ci ho pensato molto, invece per il tuo?
Il titolo del mio blog, Tratto d’unione, è nato dal desiderio di trovare un nome che riguardasse la scrittura e allo stesso tempo evocasse un’immagine positiva. Invece il motto mi è arrivato come per magia da un’amica molto creativa, Antonella Tandi, che nemmeno sapeva stessi aprendo un blog ma, proprio in quei giorni, mi ha mandato una mail con quella frase di Bruno Munari così perfetta per me in quel momento, come se gliel’avessi chiesta: “Ma cosa c’è dentro un libro? Di solito ci sono delle parole che, se fossero messe tutte in fila su una riga sola, questa riga sarebbe lunga chilometri e per leggerla bisognerebbe camminare molto.

Personalmente scrivo per divertirmi, mi dà soddisfazione e soprattutto mi piace avere il mio spazio. Tu?
Per me la scrittura è il modo per esprimere quello che non riesco a mettere nelle mie giornate così dense, è uno spazio di libertà dove posso dar vita all’immaginazione, incastrare le parole, un gioco che mi è sempre piaciuto, io amo le parole.

Come ti nascono i post?
Quando un’espressione artistica mi tocca, sia essa musica, libro, film, spettacolo teatrale o altro, allora sento il bisogno di condividere quello che ho provato, di segnalare ciò che mi è piaciuto. Così, oltre a parlarne con gli amici, ne scrivo sul mio blog e sono sempre molto contenta quando ricevo risposte e commenti, anche critici o discordi. Fondamentalmente a me piace comunicare. Qualche volta i miei post però sono dei brevi racconti, in quel caso lo stimolo non arriva dal mondo esterno ma dal mio mondo interiore.

In funzione del post, quasi sempre scelgo delle immagini dal web o delle foto che ho fatto, in ogni caso come le scegli o le prepari?
Di solito anch’io trovo sul web quello che mi serve, immagini collegate a quello di cui sto scrivendo: copertine di libri, ritratti femminili, locandine di film o scatti teatrali. È successo talvolta che abbia fatto io delle foto, magari rielaborandole graficamente un po’ per usarle nei miei post.

Che ne pensi del Liebster Award?
Ho già detto prima che lo trovo un modo carino di segnalare blog ancora non molto conosciuti, però io non sono davvero brava in queste cose… perciò non sono capace di proseguire con le “nominations”.

Ho dedicato una serie di post alla scena underground musicale italiana degli anni ’80, raccogliendo varie dichiarazioni di chi l’ha vissuta. Tu sei uscito vivo dagli anni ’80?
Gli anni ’80 sono stati per me il periodo dell’adolescenza, che ho vissuto in modo non proprio tranquillo. Ero ribelle e incazzata e non mi piaceva praticamente niente di quello che avevo intorno. Gli ideali di pace e liberà degli anni sessanta sprofondati nelle voluminose pettinature ricce delle ragazze in abiti attillati, il corpo femminile diventava sempre più merce da pubblicità; l’impegno politico degli anni settanta soffocato dal deprimente “edonismo reganiano”, come Roberto D’Agostino sintetizzò con grande efficacia; il punk relegato in piccoli frammenti non sempre accettabili (vedi il nazi punk) e ormai ridotto a fenomeno di costume, a parte i nostrani CCCP che però mi urlavano nelle orecchie Emilia Paranoica e mi agitavano ancor più di quanto già non fossi. Personalmente non sono sicura di essere sopravvissuta agli anni ’80, forse sono più che altro risorta con l’arrivo dei ’90.

Sull’amaca è un blog personale ma vi sono post dedicati alla musica, tu che ascolti di bello?
Io ascolto un po’ di tutto, rock, classica e jazz, cantautori italiani, e vecchiume vario. Ma quando incontro cose nuove che mi piacciono sono felicissima, non sono una nostalgica. La più bella scoperta recente che ho fatto sono le Ibeyi, che consiglio a tutti di ascoltare: fa stare bene pensare che la musica oggi può, in casi fortunati come questo, nutrirsi di tutto quello che c’è stato e restituirci il presente sotto forma di bellezza.

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16 pensieri su “Liebster Award

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