Josephine Baker

Baker_1Josephine Baker fu molto più di una donna che canta. Tuttavia alcune sue canzoni sono ormai così conosciute che abbiamo anche dimenticato che erano sue. Avete mai canticchiato Chéri je t’aime chéri je t’adore como la salsa del pomodoro? Mai orecchiato J’ai deux amours, mon pays et Paris? Riconoscete Yes, we have no bananas (che lei cantava nuda)?
Josephine Baker fu la prima star di colore.

Nacque negli Stati Uniti nel 1906, poverissima ovviamente. E nera. Come per tante nella sua condizione, l’emancipazione dalla miseria spesso passava per il palcoscenico. Debuttò a Broadway all’età di sedici anni in una grande rivista che venne replicata per due anni. Ma fu l’Europa a tributarle gli onori e la fortuna che poi ebbe e che la portarono a diventare la leggendaria ragazza vestita solo col gonnelino di sedici banane.

Ernest Hemingway disse di lei “The most sensational woman anyone ever saw!”, la donna più sensazionale che chiunque abbia mai visto; Georges Simenon la seguiva sempre in prima fila; migliaia di uomini chiesero la sua mano “uno si uccise ai suoi piedi, altri si batterono in duello” (Wikipedia); Brigitte Bardot lanciò un appello per aiutare la Baker, ormai anziana, in difficoltà economiche; Grace di Monaco, sua amica, la aiutò a riprendersi dalla bancarotta; la Baker marciò a fianco di Martin Luther King e utilizzò la sua popolarità nella lotta contro il razzismo.

Per raccontare la mirabolante vita di Josephine Baker lascio la parola a questo breve documentario (8 minuti e 46 secondi), che suppongo sia stato prodotto nel 2006 in occasione del centenario della nascita dell’artista, dove potrete vedere preziose immagini della Baker che balla seminuda a Parigi negli anni venti; sentire la sua voce che canta; scoprire come entrò nella Resistenza francese durante la seconda guerra mondiale; ascoltare la testimonianza di uno dei dodici figli che adottò nel desiderio di formare una famiglia arcobaleno composta di bambini provenienti da diversi paesi del mondo; comprendere come riuscì a far emergere la donna attraverso la potente, e potenzialmente devastante, immagine della spensierata e disinibita ballerina di varietà.

L’audio è in inglese ma l’ho tradotto per voi in italiano (siate benevoli, alcune frasi non le ho proprio capite, nel caso segnalatemi errori e omissioni). Trovate il testo sotto il video.

Nel novembre del 1926 a Monaco di Baviera, una cittadina estremamente tranquilla, arriva dagli Stati Uniti un nuovo show che fa salire la temperatura alla città: una ragazza nera, Josephine Baker, danza vestita solamente del suo gonnellino di banane. In Europa non si era mai visto nulla di simile e in meno di un anno la Baker conquista il pubblico del vecchio continente. Ma, questione di gusti, non tutti approvavano quello spettacolo. I giornalisti nazionalsocialisti cercarono di mettere le persone contro di lei. Invano. Alla peccaminosa Parigi piaceva molto trascorrere le notti nel divertimento e nel caos, lì Josephine divenne rapidamente una vera celebrità. Quella bellezza newyorkese scioccava e meravigliava il pubblico.
Jean Claude Baker (figlio addottivo di Josephine): «C’era ogni sorta di eccesso in quelle notti di follia: cocaina, eroina, charleston, musica… ogni tipo di pazzia. Josephine Baker divenne la personificazione di quelle folies.»
La ragazza con il gonnellino di banane divenne una leggenda molto rapidamente.
Hyacinth Curtis (ha visto J.B. esibirsi dal vivo): «Fece questa danza molto carina, non una danza esotica, ma eccitante per gli spettatori. Aveva questa acconciatura incredibile che nessun’altro indossava a quel tempo, capelli corti e tutti impomatati. Insomma, lei era incredibilmente eccitante da vedere.»
La vita notturna prosperava anche in altre città. Il pubblico di Berlino, dopo la guerra e l’inflazione, voleva divertirsi pazzamente. Il motto era “qualunque cosa ti piaccia va bene”.
Jean Claude Baker: «E quindi Josephine Baker conquistò Berlino, la grande capitale del sesso nell’Europa di quei giorni.»
La città non potè resistere a Josephine Baker, che la conquistò con grande facilità. Ricevette 40.000 lettere d’amore e circa 2.000 proposte di matrimonio. Tutti impazzivano per lei. Un testimone oculare del periodo, il diplomatico Harry Graf Kessler, scrisse nel suo diario: «Ore 1:00 del mattino, Max Reinhardt mi ha chiamato perché miss Baker è qui e stanno andando a compiere cose meravigliose. Ho trovato Reinhardt tra una mezza dozzina di ragazze nude. Miss Baker non indossava nulla tranne un piccolo pezzo di mussola rosa. Ha danzato in modo estremamente grottesco, come probabilmente facevano i danzatori di Salomone o Tutankhamon, come una bambina sciocca.»
Jean Claude Baker: «Ballava nuda di fronte a Max Reinhardt, facendo sesso con una donna sul pavimento, di fronte a tutti. Era una entertainer e un’esibizionista. Il palcoscenico era perfetto per lei. La sua stessa vita divenne un palcoscenico, il mondo intero era il suo palcoscenico.»
Ma presto i moralisti nazionalsocialisti apparvero e decisero cosa le persone erano autorizzate a fare. Non c’era posto per le bellezze nere nei quartieri alti. Josephine Baker fu estromessa dai teatri tedeschi.
Jean Claude Baker: «Dimentica le banane, cosa puoi fare… Fu così che Josephine, grande commediante, si disse: “È Parigi la città per me, una città col cuore aperto, e io sono disposta a dare la mia vita per Parigi!”. Per forza ebbe standing ovation, applausi e lacrime.»
La croce nazista sventola su Parigi. Per Josephine Baker questo era il segno che era arrivato il momento di cambiare ruolo. Entrò nella Resistenza francese, fu facile per lei, la Germania la vedeva solamente come la esotica vecchia stella degli anni venti.
Jean Claude Baker: «Certamente fece del bene alla causa della Resistenza, era un gioco per lei. Sarebbe andata sul fronte occupato dai tedeschi, oltre il confine e oltre i soldati tedeschi. Tutti conoscevano Josephine Baker e lei firmava autografi.»
Trascorse due anni nella resistenza francese, nascondendo le notizie “nel posto più sicuro” (il reggiseno).
Jean Claude Baker: «Venne seguita da alcune persone e quando finalmente arrivò alla base le dissero “Oh, Josephine, è terribile, avremmo potuto essere arrestati” lei rispose semplicemente “Ma io, io sono Josephine Baker!”»
Quando la guerra finì lei cantava per i vincitori. L’erotica regina degli anni venti aveva un nuovo ruolo: materna consolazione dei soldati. Successivamente la Baker si sarebbe vista sempre più spesso come un angelo che si prendeva cura dei bambini. Le sue esibizioni di danza sul palcoscenico diminuivano ed erano sempre meno divertenti. Le notti parigine perdevano la loro stella, gli anni del gonnellino di banane erano finiti. Anche in Germania lei mostrò il suo nuovo volto, quello di madre. […]. Ora Josephine Baker sogna un mondo dove il colore della pelle non sia importante.
Jean Claude Baker: «Per tutta la sua vita lei ha odiato essere nera. Ma sfortunatamente l’utopia sognata da Josephine di una fratellanza universale è la parte peggiore della sua vita.»
La venere nera adottò bambini di ogni parte del mondo fondando una famiglia arcobaleno.
Jean Claude Baker: «Voleva tanti bambini ma le dissero “Miss Baker, abbiamo perso sei milioni di bambini per la guerra, non ne abbiamo da darle”. Così tornò a Parigi, andò in una casa di adozioni e prese un bambino che si chiamava André. Sette ore dopo quel bambino di due anni arrivò al suo castello di Milandes, in Dordogna, il “villaggio della fratellanza universale” di Josephine, e il suo nome divenne Moses. Fece di lui un ebreo.»
Ma il sogno spesso diventa un incubo. La madre adottiva punta troppo in alto e così facendo perde tutto il suo denaro. Divenne una donna dura e amareggiata, ma non si arrese mai. Ed eccola ancora una volta sulla ribalta, nuovamente sul palcoscenico cinquant’anni dopo il suo primo show a Parigi.
Jean Claude Baker: «Lei disse “Voglio che sia pieno di luci, diciottenni, c’è Josephine Baker che torna a Parigi dopo la tempesta!”. A parlare così era quella stessa donna che due minuti prima si lamentava di essere “vecchia, stanca, stanca…”.»
Pochi giorni dopo il suo cuore smise di battere. Ha vissuto sessantanove anni ed è diventata uno dei simboli del ventesimo secolo, anche perché un’immagine è diventata leggenda: la ragazza col gonnelino di banane.

Annunci

14 pensieri su “Josephine Baker

    • Sì, è vero. Il mondo è cambiato così tanto e con una tale velocità che una donna incredibile come lei, vissuta fino al 1975, diva assoluta, famosa come oggi possono esserlo Madonna, Lady Gaga… ma molto molto più scandalosa, oggi non viene più ricordata. Ma è una figura femminile fortissima, una donna che non ha mollato mai. Angela Baraldi, cantante bolognese, ha pubblicato proprio in questi mesi il suo ultimo album nel quale c’è una canzone intitolata Josephine, dedicata alla Baker. Queste le parole della Baraldi: “Josephine Baker è una donna che ha avuto una vita incredibile, c’è poca letteratura che la riguarda ma io l’ho sempre molto amata, la trovo veramente una storia fonte di ispirazione. Secondo me la sua è la reazione giusta alla vita, non tutti ci riescono, ma lei è stata particolarmente forte: da schiava è riuscita a diventare una stella, pur essendo donna, pur essendo nera. Consiglio a tutti di leggere qualcosa della sua vita, soprattutto alle donne che magari si sentono ancora in un mondo con dei valori un po’ antiquati. Il nostro dopotutto è un Paese con un patriarcato ancora molto forte e sentito. Credo che lei sia stata una donna molto avanti e molto moderna, mi piace ricordarla e lodarla nella mia musica, come modello, come esempio da seguire”.

      Liked by 1 persona

  1. Un personaggio impressionante.
    Sto ancora cercando di immaginarmi l’effetto che potesse avere nelle capitali europee degli anni 20.
    Non ci sono tracce di suoi passaggi o esibizioni nell’Italia di quegli anni?

    Liked by 1 persona

    • Si esibiva nuda, con un gonnellino di banane, era nera e senza pudori, esibizionista e disinibita, diversa da tutte le donne mai viste prima… “tall, tan and terrific”, alta, marrone e formidabile…
      Riguardo all’Italia ho trovato questo su Wikiquote: “In Italia, dove era stata acclamata più volte nel corso della sua prestigiosa carriera, si presentò di fronte al suo pubblico in tre particolari occasioni: a Milano, per ricevere il premio della Giornata della Mamma, a Pisa per la consegna di una medaglia d’oro per gli sforzi da lei compiuti in favore dell’adozione, a Verona per il conferimento del premio Zucchi per l’Amore Universale.”

      Mi piace

  2. Vedere ora i filmati d’epoca fa un po’ sorridere, sembra a tratti buffa nel suo ondeggiare. Ma fu una grande star, una donna di un fascino esotico e unico per quei tempi. Non esistono più dive di questa portata.

    Mi piace

    • Lei faceva smorfie, storceva gli occhi, era volutamente grottesca e, come diceva Kessler, sembrava “una bambina sciocca”. Ma non credo ci siano filmati che la mostrino mentre balla davvero vestita solo del gonnellino di banane. In tutti quelli che ho visto aveva gli slip… Alcune delle cose che faceva sarebbero estremamente osé anche oggi. I filmati di quel tempo sono tutti “accelerati” e fanno un po’ l’effetto comica, ma credo che lei fosse più che altro molto provocante.

      Mi piace

    • Ironia tanta! Con quelle smorfie e quel charleston sfrenato e senza eleganza prendeva in giro la sua stessa sensualità. Secondo me lo faceva per non restarne prigioniera. E in effetti ha sempre scelto con libertà di cambiare: da diva erotica a partigiana; da cantante per le truppe a madre di famiglia; da esibizionista ad attivista contro il razzismo.

      Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...