Rivoluzioni, ideali, utopie, ultimamente sul mio blog – senza proclami o toni altisonanti – scrivo di questo e di come l’arte spesso si faccia portavoce dei cambiamenti, a volte li suggerisca, li anticipi e li accompagni. Di come gli individui spesso non siano solamente singoli ma riescano a fare della loro vita una riserva di energia per tutti gli altri: di come una sola donna delle Hawaii riesca a far scendere in piazza milioni di donne il 21 gennaio 2017, di come una pittrice sciancata, una brava ragazza di buona famiglia, un’ex attrice di Hollywood, un calzolaio e un pescivendolo, una sconosciuta ragazza di colore, riescano a concentrare in sé le idee e le parole, gli abiti e le immagini per cambiare la storia. Oggi vi propongo il post che Elena Torresani ha pubblicato ieri, 26 gennaio, sul suo blog, perché si accorda con i temi dei quali sto scrivendo ultimamente e perché mi piacerebbe che certe cose accadessero anche nelle città italiane (Elena Torresani si è trasferita a Londra da qualche anno).

Elenatorresani

Twiggy, 1967 (Ronald Traeger) Twiggy, 1967 (Ronald Traeger)

Scrivo questo pezzo durante la prima settimana del governo Trump, settimana in cui il mondo ha visto milioni di persone scendere in piazza a protestare. La più grande manifestazione della storia degli Stati Uniti, un fiotto spontaneo di indignazione che rende più benevolo il mio sguardo su questa fase politica.
Sono mesi che Londra, città in cui vivo da due anni, pigia il piede sul pedale delle nostalgie rivoluzionarie, organizzando eventi straordinari dedicati agli anni che cambiarono la storia della società occidentale e su cui ora dovremmo fare un paio di pensieri.
Al V&A Museum c’è infatti “REVOLUTION”, una mostra dedicata alla manciata di anni (1965 – 1970) che letteralmente cambiarono il mondo grazie alla musica, all’arte, a nuovi modi di stare insieme e di rivendicare i propri diritti.

NEL REGNO UNITO: 1965: viene introdotto il reato di discriminazione razziale 1967:…

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