La marcia delle donne

womensmarch2017_1Può capitare che eventi di portata storica ci sfiorino senza che ce ne accorgiamo. Soprattutto se questi eventi riguardano le donne, le quali – si sa – non hanno mai scritto la storia. Sabato scorso, il 21 gennaio 2017, è successo proprio questo, ma ho il sospetto che in molti non se ne siano resi conto.

È successo che, siccome il giorno prima Donald Trump era diventato il quarantacinquesimo presidente degli Stati Uniti; siccome Trump è dichiaratamente sessista, antiabortista, nazionalista, palesemente populista; siccome le donne statunitensi si erano date appuntamento a Washington il giorno dopo l’insediamento di Trump per dimostrare il loro disaccordo con sue idee politiche; allora le donne di tutto il resto del mondo hanno deciso di marciare insieme a loro, organizzando ovunque manifestazioni sorelle per protestare contro le disparità di genere e per proteggere i loro diritti.

Ci sono state manifestazioni organizzate da volontari su tutto il pianeta, con tutti e 7 i continenti coinvolti (Nordamerica, Sudamerica, Europa, Africa, Asia, Oceania e una marcia anche in Antartide!), oltre 670 marce che hanno misurato il globo, quasi cinque milioni di partecipanti tra donne e uomini di tutti i colori e di tutti i generi.

Sul sito www.womensmarch.com potrete leggere di più su questa memorabile, storica marcia e scoprire che per i primi 100 giorni di Trump sono state pianificate 10 azioni, una ogni 10 giorni, la prima: scrivere una cartolina ai senatori…
C’è anche un elenco degli artisti che hanno aderito all’inziativa e che ne condividono i principi ispiratori. Tra i più conosciuti qui da noi troviamo: Jessica Chastain, Julianne Moore, Marisa Tomei, Mark Ruffalo, Patricia Arquette, Robert DeNiro, Sarah Jones, Scarlett Johansson, Tim Robbins e altri.

Ma io vorrei che leggendo l’elenco che segue vi faceste meglio un’idea della portata di quello che è successo nel mondo, ecco tutte le città dove le donne hanno marciato contemporaneamente:

NORDAMERICA
Stati Uniti: impossibile dar conto di tutte le città coinvolte, sono centinaia, ma naturalmente la più importante è stata quella di Washington, e poi New York, Boston, Chicago, Los Angeles, San Francisco, Denver, New Orleans, Memphis, Philadelphia, Dallas…
Canada: Balfour, Bowen Island, Calgary, Charlottetown, Edmonton, Fredericton, Gabriola, Grand Forks, Halifax, Hamilton, Kamloops, Kelowna, Kingston, Kootenay Bay, Lethbridge, London, Montréal, Nanaimo, North West River, Orangedale, Ottawa, Roberts Creek, Saint Catharines, Saint John, Salmon Arm, Salt Spring Island, Saskatoon, St John’s, Sutton, Toronto, Vancouver, Victoria, Winnipeg, Yellowknife

SUDAMERICA
Antille Olandesi: Kralendijk
Argentina:
Buenos Aires
Aruba: Noord Aruba
Bahamas: Freeport
Bermuda: Hamilton
Bolivia: La Paz
Brasile: Rio de Janeiro
Cile: Santiago
Colombia: Manizales, Medellin
Costa Rica: Cahuita, Monteverde, Potrero, San Jose, Uvita
Ecuador: Cuenca
Guatemala: Antigua
Isole Cayman: Georgetown
Isole vergini americane: St. Croix, St. Thomas, Cruz Bay
Mexico: Ajijic, Alamos, Campeche, Chetumal, El Sargento, La Manzanilla-Jalisco, Loreto, Mazatlan, Città del Messico, Mérida, Nayarit, Oaxaca de Juarez, Paseo, Playa del Carmen, San Miguel de Allende, San Pancho, Todos Santos, Tuxtla Gutierrez, Zihuatanejo
Nicaragua: Managua
Perù: Chiclayo, Lima
Saint Kitts and Nevis: Charlestown
Uruguay: Montevideo

EUROPA
Austria: Vienna
Bielorussia: Minsk
Belgio: Bruxelles
Bulgaria: Sofia
Danimarca: Copenhagen
Finlandia: Helsinki
France: Auvillar, Bordeaux , Marsiglia, Montpellier, Parigi, Poitiers, Strasburgo, Tolosa
Georgia: Tbilisi
Germania: Berlino, Bonn, Düsseldorf, Francoforte, Amburgo, Heidelberg, Monaco
Grecia: Atene
Irlanda: Castlebar, Dublino, Galway
Islanda: Reykjavík
Italia: Firenze, Milano, Roma
Kosovo: Pristina
Lettonia: Riga
Lituania: Vilnius
Norvegia: Bergen, Oslo, Trondheim
Paesi bassi: Amsterdam, Den Haag, Roermond
Polonia: Danzica, Cracovia, Varsavia
Portogallo:: Andra do Heroísmo, Braga, Coimbra, Faro, Lisbona, Porto
Repubblica Ceca: Praga
Romania: Bucarest
Russia: Mosca
Serbia: Belgrado
Slovacchia: Piestany
Slovenia: Lubiana
Spagna: Barcellona, Granada, Madrid
Svezia: Stoccolma, Åre
Svizzera: Ginevra
Ungheria: Budapest
United Kingdom: Bangor, Barnstaple, Belfast, Bristol, Cardiff, Edinburgo, Lancaster, Leeds, Liverpool, Londra, Manchester, Shipley, Southampton, St. Austell, York

AFRICA
Botswana: Gaborone
Congo: Kinshasa
Ghana: Accra
Kenya: Nairobi, Turkana County
Liberia: Monrovia
Madagascar: Antananarivo, EX Village des Jeux Ankorondrano
Malawi: Blantyre, Lilongwe
Mauritius: Beau-Bassin Rose-Hill
Nigeria: Jos
Rwanda: Kigali
Sudafrica: Città del Capo, Cyrildene, Durban
Tanzania: Dar es Salaam, Saadani
Zambia: Lusaka
Zimbabwe: Harare

ASIA
Arabia Saudita: Riyadh
Corea del Sud: Seul, Yeonsugu
Giappone: Osaka, Tokyo
India: New Delhi
Indonesia: Ubud (Bali)
Iraq: Erbil
Israele: Tel Aviv
Libano: Beirut
Macao: Taipa
Myanmar: Yangon
Singapore: Singapore
Tailandia: Bangkok, Chiang Mai
Vietnam: Hanoi

OCEANIA
Australia: Canberra, Melbourne , Sydney
Nuova Zelanda: Auckland, Christchurch, Dunedin, Wellington

ANTARTIDE
Penisola antartica: Antarctic Peninsula, Ross Sea


angeladavis_womensmarch_2017

Questo è il discorso che Angela Davis (della quale ho già parlato sul mio blog qui e qui) ha tenuto a Washington durante la marcia delle donne di sabato 21 gennaio 2017:

«In un momento difficile della nostra storia dobbiamo ricordare a noi stessi che noi, le centinaia di migliaia, i milioni di donne, persone transgender, uomini e giovani che si trovano qui per la Marcia delle donne, noi rappresentiamo le potenti forze del cambiamento, determinate ad evitare che le culture morenti del razzismo e dell’etero-patriarcato possano rinascere di nuovo.

Riconosciamo che noi siamo agenti collettivi della storia e che la storia non può essere cancellata come le pagine web. Sappiamo che ci riuniamo oggi pomeriggio sulla terra indigena e seguiamo l’esempio dei primi popoli, i quali, nonostante massiccia violenza genocida, non hanno mai abbandonato la lotta per la terra, l’acqua, la cultura, la loro gente. Salutiamo oggi in modo particolare gli Standing Rock Sioux.
[I Sioux di Standing Rock hanno bloccato nel dicembre 2016 la costruzione di un oleodotto in North Dakota ma Trump ha già annunciato che interverrà a favore dei petrolieri, n.d.r].

Le lotte per la libertà dei neri, che hanno fatto la natura stessa della storia di questo paese, non possono essere cancellate con uno scorrere delle dita. Non possiamo dimenticare che le vite dei neri contano. Questo è un paese ancorato alla schiavitù e al colonialismo, il che significa che, nel bene e nel male, la storia stessa degli Stati Uniti è una storia di immigrazione e riduzione in schiavitù. Diffondere la xenofobia, lanciando accuse di omicidio e stupro, e costruire muri non cancellerà la storia.

Nessun essere umano è illegale.

La lotta per salvare il pianeta, per fermare i cambiamenti climatici, per garantire l’accesso all’acqua: nelle terre degli Standing Rock Sioux; nella città di Flint in Michigan; in Cisgiordania e Gaza. La lotta per salvare la nostra flora e fauna, per salvare l’aria, questa è la base della lotta per la giustizia sociale.

Questa è la marcia delle donne e questa marcia delle donne rappresenta la promessa di un femminismo contro i poteri pericolosi della violenza di stato. Un femminismo inclusivo e intersezionale, che invita tutti noi ad unirsi alla resistenza al razzismo, alla islamofobia, all’antisemitismo, alla misoginia, allo sfruttamento capitalistico.

Ci impegniamo nella resistenza collettiva. Resistenza ai profittatori miliardari dei mutui e a coloro che gentrificano i quartieri. Resistenza ai privatizzatori dell’assistenza sanitaria. Resistenza agli attacchi contro i musulmani e agli immigrati. Resistenza agli attacchi contro le persone disabili. Resistenza alla violenza di stato perpetrata dalla polizia e nelle prigioni. Resistenza alla violenza di genere istituzionale e privata, in particolare contro le donne trans di colore.

I diritti delle donne sono diritti umani in tutto il pianeta ed è per questo che chiediamo libertà e giustizia per la Palestina. Noi festeggiamo il rilascio imminente di Chelsea Manning. E di Oscar López Rivera. Ma chiediamo anche libertà per Leonard Peltier. Libertà per Mumia Abu-Jamal. Libertà per Shakur Assata.

Nei prossimi mesi e anni saremo chiamati a intensificare le nostre richieste di giustizia sociale e a impegnarci maggiormente nella difesa delle popolazioni più deboli. Coloro che ancora difendono la supremazia dell’etero-patriarcato del maschio bianco dovranno stare attenti.

I prossimi 1459 giorni dell’amministrazione Trump saranno 1459 giorni di resistenza. Resistenza sul territorio, resistenza nelle aule scolastiche, resistenza sul lavoro, resistenza nell’arte e nella musica.

Questo è solo l’inizio, con le parole dell’inimitabile Ella Baker: “Noi che crediamo nella libertà non possiamo riposare fino a quando essa non arriverà”. Grazie.»

Angela Davis
traduzione di Maria Chiara Rioli

Annunci

4 pensieri su “La marcia delle donne

  1. Pingback: Girls just want to have fun | Tratto d'unione

  2. Pingback: The way we were | Tratto d'unione

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...