L’inverno di Diego

baldazzini_1Il 9 novembre 1943 avviene un passaggio interiore, un momento delicato nella vita dei ragazzi delle classi 1923-1924-1925, un istante che si sarebbe mutato in un’onda che avrebbe travolto la storia italiana.

Quello è il giorno in cui la repubblica di Salò chiama alle armi i ragazzi di diciotto, diciannove e vent’anni, minacciando, per chi non si presenti, non solo le pene stabilite dal codice militare, ma anche provvedimenti a carico dei capi famiglia.

Che fare? Rispondere alla chiamata e magari essere nuovamente mandati a combattere quando mezza Italia è già fuori dalla guerra? Disertare e nascondersi da parenti, amici, in luoghi remoti, monti inaccessibili? Molti decideranno di non rispondere alla chiamata ma quello che accade in conseguenza di questa scelta forse per tanti di loro non era così scontato.

È questo il passaggio che Roberto Baldazzini, autore di questa graphic novel, vuole indagare: il momento nel quale la semplice latitanza diventa reazione, la formazione delle prime bande partigiane sulle Alpi e sugli Appennini. È quasi un moto dell’anima, una necessità, uno spasmo di sopravvivenza che si trasforma in resistenza alla guerra, in partecipazione alla guerra.

Diego è un pivellino ingenuo e inesperto, abituato ai morbidi cuscini di una ricca famiglia, ma  è uno dei ragazzi chiamati alle armi. Il padre, gerarca fascista, non gli perdonerebbe mai di non rispondere alla chiamata. Perciò Diego fugge. Ecco, quell’attimo in cui ciascuno di noi prende decisioni irreparabili, ognuno per motivi diversi e personali, quel piccolo istante può condurre su strade inattese e magari non desiderate. Ma la Resistenza è stata anche questo, l’unione di uomini e donne accomunate dal bisogno di far cessare la pazzia di quella guerra, di non aderire più a quella ideologia in declino: “Dopo vent’anni di proclami bastano tre anni di guerra per dimostrare tutta l’inconsistenza del progetto imperiale di Benito Mussolini.”

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Roberto Baldazzini, classe 1958, disegna con il suo tratto inconfondibile l’alba della lotta partigiana nelle sue varie sfumature: per Diego una sorta di iniziazione quasi involontaria; per Luisa, analfabeta ma figlia di comunisti, una scelta ideologica; un istinto rabbioso e vendicativo, quasi animalesco per il Pecora che usa come intercalare “cal porch dal duce!”; una fuga personale per Graziano, militare dell’esercito fascista italiano che, messo di fronte alla scelta se arruolarsi con la repubblica sociale di Salò oppure finire nei campi di lavoro in Germania, sceglie di andarsene e aspettare la liberazione degli alleati.

Ma per tutti loro sarà necessario combattere: “Cara Luisa, è passato un anno […] Da allora ho partecipato a molte azioni contro i tedeschi e i repubblichini che, da vigliacchi quali sono, si rifanno sulla popolazione civile per scoraggiarci, o farci venire fuori allo scoperto […] La mia vita è cambiata in un modo che non mi sarei mai immaginato da quella mattina di novembre. Ho conosciuto […] persone che tra un’azione e l’altra mi fanno leggere libri e riviste che non conoscevo […] che mi insegnano a pensare a una vita diversa dopo che questa guerra sarà finita.” Questo brano è tratto dalla lettera che il protagonista scrive un anno dopo quel 9 novembre che vide la pubblicazione della chiamata alle armi, un anno dopo quel momento nel quale Diego scrutò nelle profondità del suo abisso personale e mosse le gambe per andarsene.

Roberto Baldazzini ha dedicato questo libro a “Alfredo Cavazzuti, comandate partigiano del Battaglione mobile della Brigata Italia, ribelle e combattente per la libertà, decorato con la Medaglia d’argento al valore militare.”

Roberto BaldazziniL’inverno di Diego, The Box 2014

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