Le 5 ragioni per le quali Trump vincerà

trumpclinton_2Il 21 luglio scorso Michael Moore – regista di famosi documentari, Oscar 2003 con Bowling a Columbine, Palma d’oro 2004 con Fahrenheit 9/11 fino all’ultimo Where to invade next del 2015 – ha pubblicato un articolo nel quale spiegava le cinque ragioni per le quali Donald Trump avrebbe vinto le elezioni negli USA. Di fatto Trump è stato eletto ieri quarantacinquesimo presidente degli Stati Uniti, perciò il profetico articolo di Moore ci interessa ora forse più che tre mesi fa. Ecco i suoi cinque punti a favore di Trump (e qui l’originale pubblicato sul suo sito):

1. La “matematica” del Midwest. Ovvero, benvenuti nella Brexit della Rust Belt. Credo che Trump concentrerà buona parte della sua attenzione sui quattro stati blu della cosiddetta “Rust Belt” a nord dei Grandi Laghi: Michigan, Ohio, Pennsylvania e Wisconsin. Quattro stati tradizionalmente democratici che hanno eletto governatori repubblicani dal 2010 (solo la Pessylvania, adesso, ha finalmente eletto un democratico). In Michigan, alle primarie di Marzo, sono stati di più i voti per i Repubblicani (1,32 milioni), rispetto a quelli riservati ai Democratici (1,19 milioni). Trump è avanti ad Hillary negli ultimi sondaggi in Pennsylvania mentre ha pareggiato in Ohio. Pareggiato? Come può la corsa essere così ravvicinata dopo tutto quello che Trump ha detto e fatto? Be’ forse perché ha detto (correttamente) che il sostegno dei Clinton al NAFTA ha contribuito a distruggere gli stati industriali dell’Upper Midwest.

Trump colpirà Clinton su questo punto e sul supporto che Hillary ha accordato al TPP e ad altre politiche commerciali che hanno sontuosamente fottuto gli abitanti di questi 4 stati. Durante le primarie in Michigan Trump, all’ombra di una fabbrica Ford, ha minacciato l’azienda che se, avesse portato avanti il piano di chiudere la fabbrica e trasferirla in Messico, lui avrebbe applicato una tariffa del 35% su ogni vettura fabbricata in Messico e rispedita agli Stati Uniti. È stata musica per le orecchie degli operai del Michigan. Inoltre, quando Trump ha minacciato i vertici della Apple che li avrebbe costretti a fermare la produzione di iPhone in China, per trasferirla esclusivamente in America, be’ i cuori sono andati in estasi e Donald ne è uscito trionfante, una vittoria che sarebbe dovuta andare al governatore vicino, John Kasich.

Da Green Bay a Pittsburgh, questa America, amici miei , è come il centro dell’Inghilterra: al verde, depresso, in difficoltà, le ciminiere che punteggiano la campagna con la carcassa di quella che chiamiamo Middle Class. Lavoratori arrabbiati, amareggiati, ingannati dall’effetto a cascata di Reagan ed abbandonati dai Democratici che ancora cercano di predicare bene ma, in realtà, non vedono l’ora di flirtare con un lobbista della Goldman Sachs che firmerà un gran bell’assegno prima di uscire dalla stanza. Quello che è successo nel Regno Unito con la Brexit succederà anche qui. Elmer Gantry rivive nelle vesti di Boris Johnson e dice qualunque cazzata riesca ad inventarsi per convincere le masse che questa è loro occasione! L’occasione per opporsi a tutti loro, quelli che hanno distrutto il loro Sogno Americano! E ora l’Outsider, Donald Trump, è arrivato a dare una ripulita. Non dovete essere d’accordo con lui! Non deve nemmeno piacervi! È la vostra Molotov personale da lanciare ai bastardi che vi hanno fatto questo! Mandate un messaggio ! TRUMP è il vostro messaggero!

Ed ecco che arriva la matematica. Nel 2012, Mitt Romney è stato sconfitto per 64 voti. Sommate i voti espressi da Michigan, Ohio, Pennsylvania e Wisconsin. Fa 64. Tutto quello che Trump deve fare per vincere è conquistare il supporto degli stati tradizionalmente rossi dall’Idaho alla Georgia (che non voteranno mai per la Clinton), poi avrà soltanto bisogno dei quattro stati della Rust Belt. Non ha bisogno della Florida, non ha bisogno del Colorado o della Virginia. Solo Michigan, Ohio, Pennsylvania e Wisconsin. E questo lo farà arrivare in cima. Ecco cosa succederà a Novembre.

2. L’ultimo baluardo del furioso uomo bianco. La nostra era patriarcale, durata 240 anni, sta arrivando alla fine. Una donna sta per prendere il sopravvento! Com’è successo? Sotto i nostri occhi. Ci sono stati segnali d’allarme, ma li abbiamo ignorati. Nixon, il traditore, che ci ha imposto il Titolo IX, legge che stabilisce pari opportunità nei programmi scolastici sportivi. Poi hanno lasciato che le donne guidassero jet commerciali. Prima che ce ne rendissimo conto, Beyoncé prendeva d’assalto il campo del Super Bowl (il nostro gioco) con un esercito di Donne nere, col pugno alzato, a dichiarare che la nostra supremazia è finita. Ah, l’umanità.

Questa era una rapida sbirciatina nella mente dell’Uomo Bianco, specie in via di estinzione. C’è la sensazione che il potere gli sia scivolato dalle mani, che il suo modus agendi non sia più seguito. Questo mostro, la “Feminazi”, quella che Trump ha definito una “cosa debordante sangue dagli occhi e non solo” ci ha sconfitti. Ed ora dopo aver sopportato per otto anni un uomo nero che ci diceva cosa fare, dovremmo rilassarci e prepararci ad accogliere i prossimi otto anni con una donna a farla da padrone? Dopodiché, per i successivi otto anni ci sarà un gay alla Casa Bianca! Poi toccherà ai transgender! Vedete che piega abbiamo preso. Finiremo col riconoscere i diritti umani anche agli animali ed un fottuto criceto guiderà il paese. Tutto questo deve finire.

3. Il problema Hillary. Possiamo parlare onestamente, almeno tra noi? E prima di farlo, lasciate che lo dica, mi piace davvero Hillary e credo che le sia stata attribuita una cattiva reputazione che non merita. Ma dopo il voto per la guerra in Iraq, ho promesso che non avrei mai votato per lei un’alra volta. Fino ad oggi, non sono venuto meno alla promessa. Ma, per impedire ad un protofascista di diventare il nostro “comandante supremo” infrangerò la promessa. Putroppo, credo che la Clinton troverà il modo di coinvolgerci in una qualche azione militare. È un falco, alla destra di Obama. Ma il dito da psicopatico di Trump è pronto a premere Il Bottone. Questo è quanto.

Accettiamo la realtà dei fatti: il nostro problema principale non è Trump, è Hillary. È incredibilmente impopolare: quasi il 70% degli eletteori pensa che sia disonesta e inaffidabile. Rappresentante della vecchia politica, che non crede a niente se non alle cose utili a farsi eleggere. Ecco perché il momento prima si oppone al matrimonio gay e quello dopo ne celebra uno. Tra i suoi principali detrattori ci sono le giovani donne: questo deve far male condiderando i sacrifici e le battaglie che Hillary, e altre donne della sua generazione, hanno sopportato per far sì che le esponenti di questa nuova generazione non fossero più costrette a sentire le Barbara Bush del mondo dire loro di chiudere il becco e andare a sfornare biscotti. Ma i ragazzi non la amano, e non passa giorno senza che un millennial non mi dica che non voterà per lei. Nessun democratico, e di certo nessun indipendente, si sveglierà l’8 Novembre e vorrà precipitarsi a votare per Hillary, come invece hanno fatto il giorno dell’elelezione di Obama o quando Bernie ha corso per le primarie. Non c’è entusiasmo. Dal momento che questa elezione si riduce ad una cosa sola (chi tira più persone fuori di casa e le conduce ai seggi), Trump adesso è in testa.

4. “Il voto depresso” degli elettori di Sanders. Smettetela di preoccuparvi che i sostenitori di Bernie non voteranno per la Clinton. Voteremo per lei. I sondaggi già mostrano che ci saranno più elettori di Sanders pronti a votare Clinton quest’anno, rispetto al numero degli elettori di Hillary alle primarie del 2008, che allora votarono per Obama. Non è questo il problema. L’allarme dovrebbe scattare perché quando il sostenitore medio di Bernie si recherà alle urne quel giorno per votare, seppur con riluttanza, per Hillary, esprimerà il cosiddetto “voto depresso”: significa che l’elettore non porta con sé a votare altre 5 persone. Non svolge attività di volontariato nel mese precedente alle elezioni. Non parla in toni entusiastici quando gli/le chiedono perché voterà per Hillary. Un elettore depresso. Perché, quando sei giovane, la tua tollerenza verso gli ipocriti e le stronzate è pari a zero. Ritornando all’era Clinton/Bush, per loro è come dover improvvisamente pagare per la musica, o usare MySpace o portarsi in giro uno di quei cellulari giganteschi.

Non voteranno per Trump, qualcuno voterà il terzo partito, molti se ne staranno a casa. Hillary Clinton dovrà fare qualcosa per fornire loro una valida ragione per sostenerela: e scegliere un ragazzo bianco, moderato, insipido e centrista come candidato alla vicepresidenza non è proprio la mossa vincente per dire ai millennial che il loro voto è importate. Avere due donne come candidate, quella sarebbe stata un’idea entusiasmante. Ma Hillary ha avuto paura e ha deciso di andare sul sicuro. E questo è solo uno degli esempi del modo in cui si sta alienando il favore dei più giovani.

5. L’effetto Jesse Ventura. Per non ignorare la capacità dell’elettorato di essere malizioso e non sottovalutare il fatto che milioni di elettori si considerano “ribelli segreti” una volta chiusa la tenda e rimasti soli nella cabina elettorale. È uno dei pochi luoghi della società dove non ci sono telecamere di sicurezza, nessun registratore, non ci sono coniugi, bambini, capi, poliziotti, non c’è neanche un limite di tempo. Puoi prenderti tutto il tempo che vuoi lì dentro e nessuno può farti nulla. Puoi premere il bottone e votare una linea di partito, oppure scrivere Mickey Mouse e Donald Duck. Non ci sono regole. E per questo, e per la rabbia che molti sentono verso un sistema politico corrotto, milioni di persone voteranno per Trump: non perché siano d’accordo con lui, non perché ne adorino il fanatismo e l’ego, ma solo perché possono farlo.

Solo perché manderebbe tutto all’aria e farebbe arrabbiare mamma e papà. Un po’ come quando osservi le cascate del Niagara e ti chiedi, per un attimo, come sarebbe oltrepassare quel limite. A tantissime persone piacerebbe interpretare il ruolo del burattinaio e “gettarsi nel vuoto” per Trump, solo per vedere cosa potrebbe succedere. Ricordate quando, negli anni ’90, gli abitanti del Minnesota hanno eletto come governatore un wrestler professionista? Non l’hanno fatto perché sono stupidi, né perché pensavano che Jesse Ventura fosse un grande statista o un fine intellettuale politico. Lo hanno fatto solo perché potevano.

Il Minnesota è uno degli stati più intelligenti del paese. È anche pieno di persone con un senso dell’umorismo un po’ tetro: votare per Ventura era il loro scherzo ad un sistema politico malato. La stessa cosa succederà con Trump.

Mentre tornavo in albergo, dopo aver partecipato allo speciale di Bill Maher sulla Convention repubblicana andata in onda sulla HBO, sono stato fermato da un uomo. “Mike”, ha detto. “Dobbiamo votare per Trump. Dobbiamo stravolgere un po’ le cose”. Ed è finita lì. Per lui quella motivazione era sufficiente. “Stravolgere le cose”. Il Presidente Trump lo farebbe sul serio. E ad una buona fetta dell’elettorato piacerebbe tanto sedere in tribuna e godersi il reality show.


Stamattina Moore ha pubblicato la “Morning after to-do list” cioè la lista delle cose da fare il giorno dopo. Eccola:


1. Prendere il Democratic Party e restituirlo al popolo. H
anno fallito miseramente.

2. Far fuori tutti i sapientoni, i predittori, sondaggisti e chiunque altro nei media che raccontava quello che succedeva ma rifiutava di ascoltare o riconoscere ciò che stava realmente accadendo. Gli stessi che ora ci dicono che dobbiamo “sanare il divario” e “restare uniti”. Licenziarli.

3. Ogni membro democratico del Congresso che non si sia svegliato questa mattina pronto a combattere, resistere e ostacolare in ogni modo repubblicani – come loro hanno fatto contro il presidente Obama ogni giorno per otto anni interi – deve fare un passo indietro e lasciare che quelli di noi che conoscono la maniera fermino la meschinità e la follia che sta per iniziare.

4. Tutti devono smettere di dire sono “stordito” e “scioccato”. Cosa vuol dire? Che fin’ora hai vissuto in una bolla e non prestavi attenzione ai tuoi colleghi americani e alla loro disperazione. Anni passati ad essere trascurati da entrambe le parti, la rabbia e il desiderio di vendetta contro il sistema hanno potuto solo aumentare. E così è arrivata una star della TV che gli è piaciuta, il cui piano era quello di distruggere entrambe le parti e dire a tutti “Sei licenziato!”

La vittoria di Trump non è una sorpresa. Non è mai stato uno scherzo. Trattarlo come come se fosse isolato lo ha solo rafforzato. Egli è allo stesso tempo una creatura e una creazione dei media e i media non potranno mai possederlo.

5. È necessario pronunciare questa frase a tutti quelli che incontrate oggi: “Hillary Clinton ha VINTO il voto popolare”. La maggioranza dei nostri colleghi americani ha preferito Hillary Clinton a Donald Trump. Se vi siete svegliati questa mattina pensando di vivere in un paese distrutto, consolatevi. La maggior parte dei vostri colleghi americani voleva Hillary, non Trump. L’unico motivo per cui Trump è presidente è a causa di un folle arcana idea del 18 ° secolo chiamata Collegio Elettorale. Fino a quando non cambieremo questo meccanismo elettorale continueremo ad avere presidenti che non abbiamo eletto e non volevamo.

Viviamo in un paese in cui la maggioranza dei cittadini ha detto che crede sia in atto un cambiamento climatico, essi credono che le donne dovrebbero essere pagate come gli uomini, vogliono una istruzione superiore senza debiti, non vogliono invadere altri paesi, vogliono un aumento del salario minimo e vogliono un vero e proprio sistema di assistenza sanitaria universale. Niente di tutto questo è cambiato. Viviamo in un paese in cui la maggioranza è d’accordo con la posizione di “liberale”. Ma abbiamo appena mancato la leadership liberale. Per realizzare questo obiettivo vedi sopra al punto 1.

Cerchiamo di ottenere tutto questo partendo proprio da oggi.

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9 pensieri su “Le 5 ragioni per le quali Trump vincerà

  1. Grazie per aver condiviso questo post direi quasi profetico.
    Tutto quello che dice Moore è sempre molto vero, solo un profondo conoscitore della realtà americana può minuziosamente delineare gli aspetti che avrebbero poi portato alla vittoria di Trump.
    Quello che dice sul “segreto della cabina elettorale” è quello che è successo per 20 anni in Italia. Nessuno votava Berlusconi, ma Berlusconi saliva al governo. Gli americani sapranno quello che abbiamo vissuto noi negli ultimi 2 decenni. In bocca al lupo.

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  2. Ho condiviso ieri questo pezzo sulla mia bacheca Facebook… spaventosa lucida analisi. Preveggenza basata sui fatti. Avevano Sanders, il migliore tra i candidati possibili, hanno invece scelto di stare a destra. Risultato conseguente a scelte ignobili.

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  3. Rispetto alla lista del giorno dopo, mi sento di dire che davvero tutto il mondo è paese. Anche lì si discute di collegi uninominali e parziali, che chi ha vinto secondo il popolo non ha vinto poi realmente per strani meccanismi elettorali; che il partito deve ritornare nelle mani del popolo e via dalle elites.
    Insomma, se non sapessi che è Michael Moore, potrebbe essere un qualunque sostenitore del PD. Salvo avere Bersani che insiste con i collegi uninominali.

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  4. Come al solito si resta sgomenti di fronte ad un evento che aveva grandi possibilità di accadere. Come è accaduto per la Brexit il giorno dopo tutti si sentono vittime di un incubo. La verità è che Trump in America come tanti altri in Europa rappresentano la faccia del populismo e dei nazionalismi che oggi sembrano essere una alternativa (discutibilissima) alla dissoluzione di un mondo che va allo sbando.
    D’altronde Trump ha colto le corde del disagio promettendo mari e monti a fronte di chi rappresentava un volto del passato.
    Ovviamente c’è una buonissima possibilità che ci saranno stravolgimenti non proprio belli, ma alla fine è la politica economica che detterà le leggi

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