Domani

domani_2Ciao a tutti, mi siete mancati. Sono così felice di essere di nuovo qui, sul mio blog, uno spazio personale, che però condivido con chi passa di qua, un modo semplice per gettare semi di me nel mondo. Non che ce ne sia bisogno, il mondo fa benissimo a meno di me… o no? Ecco, senza presunzione è proprio da questo presupposto che vorrei ripartire.

Sono andata al cinema a vedere il documentario “Domani”. Già che c’ero ho portato con me anche il piccoletto, il quale tra pochi giorni compirà 9 anni e forse dovrei smettere di chiamarlo così.

Ho deciso di portarlo perché sono una mamma preoccupata. Non so voi, ma a me viene una stretta allo stomaco ogni volta che mio figlio è sottoposto a dibattiti, documentari, affermazioni, dialoghi, presentazioni, manifesti, letture, studi, interrogazioni… tante e anche di più sono le forme di divulgazione sul tema: agonia del pianeta terra. Mi sento male al pensiero dell’angoscia esistenziale che lui, come tutti i bambini di oggi, deve provare sentendosi bombardato da informazioni riguardanti la rovina in cui versa il nostro ambiente vitale. Il ciclo dell’acqua è già cambiato; i ghiacci non sono più eterni; la plastica è entrata nella filiera alimentare umana; è nata la parola ecoprofughi perché intere popolazioni abbandonano le loro terre non solamente per scappare dalle guerre ma anche a causa dei cambiamenti climatici che allagano, desertificano o semplicemente distruggono il luogo in cui erano nati e cresciuti; abbiamo, in Italia e nel mondo, territori giganteschi devastati dai rifiuti tossici; continuiamo a sfruttare combustibili fossili nonostante siano ormai conclamati i gravi danni all’ambiente che essi provocano. Insomma, stiamo appoggiando sulle fragili spalle dei nostri bambini un peso che li schiaccia. Ci stiamo comportando come il mangione che, continuando ad abbuffarsi, diffida suo figlio dal mangiare altrimenti si ammalerà. Ci comportiamo male senza dar segno di voler smettere ma diciamo alla nuova generazione che dovrà rimediare ai danni che lasceremo. Io sento una grande ipocrisia in tutto ciò e la peggior forma di mancanza di amore. Purtroppo non mi sento la coscienza ripulita solo per aver spiegato a mio figlio com’è la situazione e cosa si dovrebbe fare.

Allo stesso tempo mi sento impotente. Come fermare la rovina che ci sta travolgendo? Come lasciare un mondo pulito a mio figlio? Nel mio piccolo ho già adottato alcune delle azioni necessarie e possibili: raccolta differenziata; no spreco acqua; meno riscaldamento più maglioni; niente aria condizionata; poca carne; prodotti biologici; bicicletta preaticamente sempre, eccetera… insomma tutti quei piccoli accorgimenti che oggi è possibile avere nella nostra routine quotidiana. Non che l’elenco delle mie buone pratiche sia poi così speciale, un po’ tutti fanno ormai così, chi più chi meno. Eppure le cose non migliorano, la deriva non si arresta. Questa deprimente situazione sembra condurre a un inevitabile finale catastrofico.

Ma se sono tanto preoccupata all’idea che mio figlio si angosci scoprendo che il suo mondo è compromesso, allora come mai l’ho portato al cinema a vedere proprio un documentario che parla di questo?

Perché questo documentario nasce con l’intento di mostrare che si può cambiare rotta e, secondo me, ci riesce. Racconta che già esistono delle alternative alla nostra concezione di energia o di economia, che cambiando l’agricoltura, curando l’istruzione, la democrazia aumenterà, perché “tutto è collegato, interdipendente”. Lo spirito positivo che emana dal documentario mi ha convinto a portare anche il piccoletto a vederlo – comunque sì, per sicurezza mi sono informata prima e ho visto trailer e spezzoni trovati in rete.

Diretto da Cyril Dion e Mélanie Laurent, di produzione francese e distribuzione Lucky Red, il documentario esce in Francia nel dicembre dell’anno scorso ottenendo subito un buon successo di pubblico e vincendo il Premio César per il miglior documentario 2016. In italia è uscito invece il 6 ottobre di quest’anno, pochi giorni fa. I due registi hanno 38 e 33 anni e figli piccoli. È stato proprio pensando a loro che decidono di dare un’occhiata in giro per capire se c’è speranzanza e di sentire il parere di economisti e filosofi ambientalisti come l’indiana Vandana Shiva e l’americano Jeremy Rifkin.

Il documentario è suddiviso in cinque capitoli: agricoltura, energia, economia, democrazia e istruzione. Cinque parole enormi, fanno un po’ paura. Ma l’approccio che gli autori hanno scelto è quello di esplorare il piccolo, il locale, di cercare le persone.

Perciò sono andati a parlare con quelli che fanno agricoltura in piccoli appezzamenti, coltivando con tecniche che rispettano la terra e con la mente rivolta ai veri bisogni della gente, producendo un cambiamento.

Hanno intervistato gli amministratori e i cittadini delle città che stanno andando verso una totale indipendenza energetica dagli idrocarburi, utilizzando fonti rinnovabili, per esempio Copenaghen. Gente che opera per il cambiamento.

Hanno indagato il meccanismo della moneta locale, come si può stampare, in che modo consente alle imprese del territorio di superare i momenti di crisi e prosperare creando una economia slegata dai grandi interessi internazionali. Un piccolo grande cambiamento.

Sono andati a scovare quei luoghi nei quali, semplici intelligenti persone con un senso della giustizia particolarmente sviluppato hanno cominciato ad applicare la democrazia all’organizzazione cittadina. Per esempio un villaggio dell’India dove, costruendo case bifamiliari, si invitano a vivere fianco a fianco famiglie di intoccabili e famiglie di caste superiori, favorendo il cambiamento.

Sono infine approdati in Finlandia – e dove sennò – per ficcanasare nelle scuole, prime al mondo per qualità e rendimento. E qui mio figlio è sprofondato nella sua poltrona e si è coperto la faccia con la sua sciarpa. Il film, che dura due ore, era ormai alla fine e io ho pensato fosse stanco quindi l’ho lasciato così per un po’. Poi ho provato a incuriosirlo “Guarda che bel gioco che stanno facendo quei bimbi”. Lui si è tirato su ma poi è ridisceso nella penombra del suo angolino. Allora gli ho chiesto come mai facesse così: “Non ti va più di vederlo? Eppure questo capitolo dovrebbe interessarti molto.” La sua risposta mi ha sorpreso: non lo voleva guardare perché poi gli veniva l’invidia. “Vedi? Guarda! Loro fanno questo e quello e quell’altro e noi…”
E dire che l’ho iscritto a una bellissima scuola pubblica piena di verde e con insegnanti fantastici… Eppure.

Ciò nonostante il piccoletto alla fine del film ha emesso il suo giudizio in forma di voto: “Gli do un bel 10!”

E glielo do anche io. E invito anche voi ad andare a vederlo così magari poi ne parliamo e mi dite che cosa ne pensate. Io, per esempio, ho pensato questo: ormai finite le ideologie che hanno sostenuto le persone del secolo scorso, saranno forse queste le nuove idee che alimenteranno i nostri ideali, il nostro bisogno di condivisione e libertà? Saranno questi i movimenti che attraverseranno il mondo e nei quali ci riconosceremo per essere più felici? Anche perché usciti dal cinema – e tornando al presupposto di partenza – l’impressione che questo documentario ti lascia è che il mondo non possa assolutamente fare a meno di te.

Cyril Dion, Mélanie Laurent – Domani, Francia – durata 118′ – genere documentario – 2015.

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8 pensieri su “Domani

  1. i bambini non sono gli unici ad angosciarsi davanti alla rovina della nostra Terra. L’idea di “regalare” loro un pineta devastato è terribile. Come te metto in atto piccoli accorgimenti quotidiani che se uniamo le forze diventano enormi. Senza contare il potere che abbiamo come consumatori, l’acquisto di prodotti con packaging ridotto, l’eliminazine di certe marche non etiche dalla spesa… Facciamo. Da lì si comincia

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    • Sì, infatti. Ma poi la vera rivoluzione è quella di uscire dalla logica del consumo, dell’essere consumatori. E’ un po’ il giro dell’economia che deve cambiare, la produzione e la distribuzione del cibo…
      Vandana Shiva, la grande ambientalista e filosofa indiana, imprescindibile su questi temi, usando parole semplici e sempre con il suo incredibile sorriso, ha detto:
      “Dobbiamo obbedire a leggi superiori ed esistono due gruppi di leggi superiori. Un gruppo viene dalla terra, le leggi di Gaia, le leggi secondo cui dobbiamo proteggere la terra, tutte le sue risorse e i suoi doni. E con ciò che ci impedisce di fare il nostro dovere nei confronti della terra non dobbiamo collaborare, proprio in nome di queste leggi. Il secondo gruppo di leggi viene dai diritti dell’uomo, dalla democrazia, dalle nostre costituzioni. E con qualsiasi legge che interferisca con il nostro essere umani, con il nostro essere pienamente liberi e indipendenti, non dobbiamo collaborare.”

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