Il caso Spotlight

Spotlight_2Questo è un film da vedere. Da quando è uscito nelle sale, presentato in anteprima mondiale il 3 settembre 2015 fuori concorso alla Mostra di Venezia e successivamente uscito nelle sale italiane il 18 febbraio 2016, ha fatto incetta di premi e riconoscimenti. L’ultimo tre giorni fa, Oscar 2016 come miglior film nonché miglior sceneggiatura originale.
La storia raccontata è realmente accaduta a Boston nel 2001.

Il quotidiano Boston Globe possedeva una squadra di giornalismo investigativo chiamata Spotlight, composta da cinque persone e dotata di grande libertà di azione: su quali argomenti scegliere, su quanto approfondirli, su quale taglio dare ai servizi, sui tempi di pubblicazione. Una sorta di gruppo di investigazione segreto, con uffici separati dalla redazione e archivi riservati. Nel 2001 il giornale cambia direttore, arriva Marty Baron, uomo compassato e misurato, estraneo alla città ma con un gran fiuto giornalistico e una notevolissima capacità di discernimento sulle priorità e i percorsi necessari a far evolvere una notizia fino al suo massimo approfondimento. Baron si rivolge alla squadra Spotlight e propone loro di lavorare su una notizia riguardante gli abusi commessi da un prete cattolico nei confronti di alcuni bambini della sua parrocchia. La squadra, nonostante questa richiesta sia apparentemente in contrasto con la loro libertà di scelta, accetta di seguire il caso e comincia a lavorarci su. Durante l’incontro con un uomo che da bambino era stato abusato da un prete di Boston e che aveva creato una associazione per riunire le vittime di molestie da parte di preti, la squadra scopre che questo “sopravvissuto” – così avevano stabilito di definirsi gli adulti che avevano subito da piccoli quelle orribili attenzioni nelle parrocchie che frequentavano – aveva già scritto al loro giornale qualche anno prima, inviando anche del materiale ma non ricevendo attenzione adeguata, vedendosi liquidato con un trafiletto defilato. La squadra è sconvolta, chi può aver insabbiato questa notizia nel loro giornale? Questa domanda troverà una risposta solo fino alla fine del film e insinuerà nei cronisti, e negli spettatori, dubbi e sospetti.

Tutti sappiamo che l’investigazione di questi coraggiosi giornalisti ha scoperchiato una realtà spaventosa, non uno, non qualcuno, ma tantissimi preti cattolici erano colpevoli di abusi sessuali su minori nella città di Boston. Le conseguenze furono planetarie. In moltissime altre città americane, europee, australiane emersero casi di pedofilia da parte dei prelati. Il merito del team Spotlight fu dunque quello di avere scoperto e diffuso la notizia, ma anche di aver verificato e rese note le responsabilità delle autorità ecclesiastiche nel nascondere e proteggere i preti pedofili. Questa inchiesta fece meritare al Boston Globe il Premio Pulitzer 2003 per il giornalismo nella sezione ‘Pubblico servizio’ con queste motivazioni: “For its courageous, comprehensive coverage of sexual abuse by priests, an effort that pierced secrecy, stirred local, national and international reaction and produced changes in the Roman Catholic Church.”
Traduzione: Per la sua coraggiosa e completa copertura giornalistica sugli abusi sessuali da parte di sacerdoti, uno sforzo che ha perforato la segretezza e provocato reazioni locali, nazionali e internazionali, producendo cambiamenti nella Chiesa cattolica romana.

Un film che racconta questa storia merita, già solo per questo, di essere visto. Ma il valore di questa pellicola non è solo legato al contenuto. Il regista, Tom McCarthy – dei suoi quattro precedenti film ho visto solo il bellissimo L’ospite inatteso, del 2007, che parla dell’incontro umano ed esistenziale tra un professore newyorkese e un’immigrata clandestina – ha saputo scegliere un registro che ci permette di assistere all’ingrandirsi dell’indagine, alla scoperta delle violenze commesse sui bambini, alle interviste alle vittime, all’ipocrisia dei cardinali e dei notabili della città, pronti a spalleggiarsi e proteggersi a vicenda, senza sprofondare nell’orrore.
Il film si svolge per lo più nella redazione del giornale, i toni sono sempre misurati, le azioni viste spesso da lontano, le emozioni descritte piuttosto che interpretate. I momenti peggiori delle interviste ai “sopravvissuti” sono tagliate, non viene lasciato spazio alla morbosità.

La volontà di allontanare la facile emozione e la lacrima di compassione porta addirittura il regista a decidere per una fotografia, dei costumi e anche alcune scelte tecniche, da film anni ’70. Personalmente, pur comprendendone i motivi – tra i quali forse anche il voler rendere omaggio al film divenuto modello di riferimento sul giornalismo di inchiesta, il famoso Tutti gli uomini del presidente – questa cosa mi ha un po’ infastidito, perché a mio parere toglie contemporaneità alla storia. Lo spettatore ha l’impressione di assistere a fatti avvenuti in un passato ormai archiviato. Io avrei preferito che i vestiti e i colori mi raccontassero una storia molto più vicina a me, una storia che ancora oggi, purtroppo, vive e respira. Ma questi sono gusti personali, sentire mio.

Attori che dire fantastici è poco. Ho apprezzato in particolar modo Rachel McAdams che riesce a farci dimenticare la sua faccia da bambolina e quasi non ci accorgiamo di quanto è bella, vediamo solo una donna semplice e intelligente. Inoltre si conferma il mio innamoramento per Stanley Tucci, un attore strepitoso e versatile, qui interpreta un avvocato che ha esiliato le buone maniere dalla sua vita per far spazio a verità e umanità. Mark Ruffalo che non smentisce le sue qualità anche personali, oltre che attoriali, accettando diversi anni fa di partecipare al film e attirando così investitori e possibilità di realizzazione. Liev Schreiber che, prima di interpretarlo, incontra Marty Baron e si rende conto di quanto sarà difficile rendere la personalità di un uomo così apparentemente immobile, cosa che invece gli riesce magistralmente. Infine Michael Keaton, che conosco meno, ma che qui è effettivamente impeccabile.

Tom McCarthy – Il caso Spotlight, USA – durata 128′ – genere storico/biografico/drammatico – 2015

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7 pensieri su “Il caso Spotlight

  1. Se mi dici che vale quanto L’ospite inatteso, mi vien voglia di vederlo, anche se all’uscita del trailer non mi ha attirato.
    Certo, questa storia dei riferimenti anni ’70 un po’ mi smonta.

    Mi piace

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