La grande scommessa

LaGrandeScommessa_LocandinaI cicli economici si ripetono con una durata che può essere breve, media o lunga, rassegnamoci. Una delle più grandi crisi che la storia ricordi è quella del 1929, più conosciuta come la ‘grande depressione’. Circa sessant’anni prima, nel 1873, c’era stata un’altra ‘grande depressione’ che ebbe inizio alla borsa di Vienna, causata da una eccessiva richiesta di vendite azionarie da parte di investitori che temevano di perdere i propri risparmi.

Ottant’anni dopo, nel 2007, proprio a noi (!) tocca la ‘grande recessione’, una sorta di gigantesco terremoto finanziario, iniziato con la crisi del mercato immobiliare statunitense, trasformatosi in un enorme tsunami che si è abbattuto su nazioni di tutto il mondo, provocando danni ritenuti tra i più gravi di tutta la storia economica moderna. Interi stati sono arrivati sull’orlo della bancarotta, tra questi l’Islanda, la Grecia, la Spagna… Ancora oggi non siamo usciti dalle difficoltà che questa crisi ha creato e ne paghiamo il prezzo.

Questo film – ispirato al libro The Big Short di Michael Lewis, in Italia edito nel 2011 da Rizzoli – è molto interessante, perché cerca di raccontare da quale seme è originata questa terrificante pianta infestante. Ha l’ambizione di risalire al momento esatto in cui la crisi è esplosa, ritrovando il bandolo di una matassa che poi si è aggrovigliata in modo irrisolvibile. Racconta, in modo comprensibile a tutti, un imbroglio fatto di subprime, collateralized debt obligation, credit default swap, eccetera. Ambizione appagata dal risultato direi. Nonostante la materia ostica ai più, nonostante i termini indigesti, nonostante architetture finanziarie da capogiro, gli spettatori seguono lo svolgersi dell’azione senza perdere un colpo. Comprendono quello che sta succedendo anche se non sanno cos’è un mutuo subprime o perché uno swap ti protegge dal fallimento.

E comunque sì, si tratta di un film d’azione, se non nel contenuto sicuramente nella struttura, fatta di incastri e colpi di scena, feed-back e rapidi movimenti di camera sempre mantenuti perfettamente dentro la misura di limite sopportazione. Un film pensato per tenere alto il livello di attenzione, altrimenti destinato a crollare sotto il peso di un argomento pressoché impossibile da trattare nell’industria del divertimento e del tempo libero. Il regista, il quarantasettenne Adam McKay, è un ottimo professionista di Hollywood, specializzato in commedie divertenti – comico demenziali – con l’attore Will Ferrell. Dirige questo film con mano sicura e senza sbavature artigianali. A me questo dispiace un po’, lo ammetto, in fondo mi piace assaporare pause sbagliate, ritmi perduti e poi ritrovati, quelle imperfezioni lasciate da mano umana. Ma in questo film, prodotto di altissima qualità, non troverete falle. Anche la recitazione è perfetta, gli attori scelti sono il meglio di quanto offre la scena internazionale: Christian Bale, Ryan Gosling, Steve Carrell e un cameo di Marisa Tomei. Solo la barba bianca di Brad Pitt riscatta l’eccessiva precisione del prodotto, infastidendo chi vorrebbe vedere il suo bel viso e il suo sorriso, che mai fa la sua comparsa.

Insomma, di che parla il film? Di un certo Michael Burry, il quale, dovendo gestire un fondo comune di investimento privato – hedge fund – decide che il modo più redditizio di far fruttare i soldi del propri investitori è quello di scommettere sul fallimento del mercato immobiliare statunitense.
Potete certo immaginare quanto sia stato difficile, da parte dei suoi colleghi e, ancor più, dei suoi investitori, credere alle sue previsioni di fallimento di un settore da tutti e da sempre ritenuto il più sicuro e inattaccabile. Purtroppo Burry aveva talmente ragione che le sue scelte hanno fatto guadagnare ai suoi investitori un profitto del 489%.

Ho apprezzato che nel film si dica senza mezzi termini che tutto il sistema era basato su mezzi truffaldini, che la maggior parte degli operatori coinvolti non capiva veramente, per ingiustificabile e criminale stupidità, che cosa stesse trattando, che le banche avrebbero dovuto pagare invece di essere salvate con i soldi dei contribuenti, che le responsabilità avrebbero dovuto essere accertate e punite penalmente.
Ma non è stato così e questa crisi la stiamo pagando solo noi, piccole pedine su uno scacchiere che non è certo pensato per le nostre dimensioni ridotte.

Adam McKayLa grande scommessa (The big short), USA – durata 130′ – genere biografico/commedia/drammatico – 2015

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7 pensieri su “La grande scommessa

  1. Non ho ancora visto il film ma purtroppo da come descrivi vì è l’assunto per cui -come d’uopo- tutti i giochi speculativi prevedono sin dall’inizio chi dovranno essere i perdenti

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  2. Io consiglio anche il libro (leggibilissimo pure in inglese), e per fare una combo notevole pure la visione di “Margin call”, che si svolge tutto nella notte che ha visto il crollo del sistema bancario USA.

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