Le ricette della signora Toku

Toku_locandinaQualche giorno fa sono andata al cinema a vedere questo film, realizzato dalla quarantaseienne regista giapponese Naomi Kawase. Avevo voglia – e bisogno – di leggerezza, perciò, attratta dal titolo che prometteva ricette deliziose, nonnine delicate e Giappone lontano, invogliata dal trailer che mostrava la mirabile tradizionale fioritura dei ciliegi giapponesi e suggeriva una storia di riscatto esistenziale, seppure tardivo, mi sono detta che questo doveva proprio essere il film giusto per quel pomeriggio. E poi la pellicola aveva anche aperto la sezione ‘Un certain regard’ al Festival di Cannes 2015, tanto male non doveva essere.

Dopo un inizio che rispondeva a tutte le mie aspettative, intrigandomi inoltre con la misteriosa storia del passato burrascoso del protagonista, ridottosi a essere cuoco di dolci che detesta i dolciumi, divertendomi con le risate allegre di un gruppo di compagne di classe in divisa scolastica con gonnellino corto, ecco arrivare il turbamento. La nonnina è fallata, cucina bene ma ha un problema alla pelle delle mani che fa perdere tutti i clienti al chiosco di dolci. Che sarà? Certamente, spera lo spettatore, prima della fine si troverà il modo di riportare alla normalità questa dolce vecchietta, il nostro eroe fallito la salverà, insieme ai suoi dolci, ai suoi clienti e alla sua anima tenebrosa.

Invece no, il problema non è poi così epidermico come appare, bensì molto più profondo. Non ve lo aspettavate ma nel film irrompe, come una protagonista a sorpresa, la malattia più antica del mondo: la lebbra.
In Italia la legge non consente più l’utilizzo di questa parola, perché evoca terrori di contagio e di trasformazioni mostruose in esseri reietti, incurabile maledizione di Dio. Il termine corretto è Morbo di Hansen, oggi meglio curabile e meno temibile che in passato.

La nostra signora Toku ha molto da raccontare sulla sua vita, rinchiusa in un luogo protetto – lebbrosario – e vissuta solamente con suoi simili, esclusa dal mondo e dalle sue avventure. Sa fare dolci meravigliosi la signora Toku ma nessuno li vuole, sa amare ed essere gentile, ma non basta. Il nostro pasticcere riluttante, però, non perderà la difficile, forse ultima, occasione che la vita gli offre, per comprendere cosa è importante e per ritrovare il coraggio di essere sé stesso.

Io sono rimasta molto colpita da questa pellicola originale, perché di questa malattia avevo già sentito parlare ma, come la maggior parte di noi, ho sempre pensato che fosse ammorbante e definitiva. Pensavo anche che fosse quasi scomparsa, almeno in Italia e nei paesi più evoluti. Beh, non è così, e per quanto sia poco diffusa merita di essere conosciuta e compresa, così come il dolore spesso inutile che provano i malati al sentirsi emarginati e isolati. Un bel film, che tratta un argomento tanto scabroso (la parola lebbra deriva dal greco “lepròs”, scabroso) con l’inchino rispettoso e silenzioso che solo i giapponesi sanno fare.

Naomi KawaseLe ricette della signora Toku, Giappone – durata 113′ – genere Drammatico – 2015

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8 pensieri su “Le ricette della signora Toku

  1. Io sto cercando un cinema dove lo trasmettano ancora, perchè purtroppo me lo sono perso. Non pensavo che avesse un argomento così tosto! Sono ancora più invogliato a trovarlo!
    Grazie come sempre della bella recensione!

    Mi piace

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