David Bowie, Laura e io

David BowieDavid Bowie lo abbiamo amato tanto. E’ entrato con la sua musica, le sue parole e la sua immagine nell’esistenza di molte persone. Anche nella mia, che ho sempre ascoltato le sue canzoni e oggi le sente anche mio figlio, il quale ieri, triste giorno in cui Bowie è morto, mi chiedeva stupito se davvero le canzoni che gli piacciono tanto le cantava un uomo così vecchio, incapace a soli otto anni di far coincidere il passato remoto e il presente accecante.
Ecco un ricordo dal mio passato, un pomeriggio con Laura e David Bowie.

Era il dicembre del 1979 e insieme a Laura avevamo “fatto vela” e preso il largo dalla 2B del liceo che frequentavamo a Cagliari. Si facevano i turni in quel periodo, una settimana si andava a scuola di mattina e una di pomeriggio. Quel giorno era pomeriggio e fuori dalla scuola ci guardammo in faccia lei e io, coi capelli per sempre spettinati dal vento che da sempre tirava per le strade. E allora ci lasciammo spingere, lontano dal cortile della scuola affacciato sul mare e salimmo su, verso le strade intricate e i saliscendi del quartiere Marina, panorama sconsolato sul porto che ci separava dal mondo. A quei tempi Laura aveva appena cominciato a iniettarsi eroina in vena e mi chiedeva, di tanto in tanto, di entrare in farmacia a comprare siringhe per lei. Un piccolo favore che le facevo, anche se non avevo il suo coraggio e non le tenevo compagnia in quello sballo. In cambio lei mi voleva bene, a modo suo, nel tragico periodo dell’adolescenza durante il quale nessuno, naturalmente, ci amava. Sigarette, sciocchezze da quindicenni, niente aveva importanza e tutto pesava moltissimo. Non ricordo qual’era il cinema, probabilmente un parrocchiale – in quegli anni durante la messa domenicale si cantava “Dio è morto” di Guccini –  ma passandoci davanti scoprimmo che proiettavano “Ziggy Stardust and the Spiders from Mars”. Era il tempo disordinato in cui si poteva entrare al cinema durante la proiezione, anche a film già iniziato, e dentro si trovavano dense nuvole di fumo di sigaretta. Pagammo il biglietto e al buio ci sedemmo nella sala semivuota. Stavamo vicine e ci sorridevamo mentre David si cambiava, si truccava e trasformava in Ziggy, con quella divergente sessualità aperta e indefinibile, con quella voce senza incertezze, quelle parole giuste, per noi due, che aggiungevamo fumo al fumo una sigaretta dopo l’altra, per sentirci anche noi all’altezza di tanta libertà e dimenticare quante migliaia di tonnellate d’acqua e quanti chilometri ci imprigionavano su un’isola, oltre la quale c’era il resto del pianeta che viveva e cantava e inventava. Nemmeno il terrorismo degli anni di piombo ci arrivava, così provinciali, così lontane. Eppure facevamo scioperi e assemblee studentesche per urlare al mondo il nostro coinvolgimento, per far sapere che c’eravamo anche noi. Il nostro desiderio di esserci e, allo stesso tempo, di dimostrare quanto fossimo diverse, ci spingeva e gesti estremi, l’eroina per Laura, la solitudine per me. Guardammo il film sentendoci felici di verificare che al mondo era possibile esprimersi tanto liberamente come Bowie, che dunque forse un giorno avremmo potuto farlo anche noi, ma tristi per la subdola consapevolezza che quel modo e quella possibiltà erano estremamente lontani e improbabili per noi. Uscimmo che pioveva, senza ombrello raggiungemmo di corsa la stazione delle corriere che ci avrebbero riportato nei nostri piccoli paesi. Eravamo bagnate, grondanti e un po’ più grandi, tristi ma un po’ più felici. E poi, tanto, l’indomani ci saremmo riviste in classe.

Pochi anni dopo, ormai abbandonata la Sardegna, in una sala cinematografica mi trovai a pensare intensamente ancora a Laura. Stavo guardando “Christiane F. – Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino”, un film del 1981 tratto dalla storia vera di una ragazza che percorre la drammatica strada della droga in una Berlino livida e fredda. L’intera colonna sonora del film era di David Bowie e la canzone Heroes sarebbe diventata uno dei più grandi successi del cantante.
Laura non c’è più da tanto, oggi non c’è più neanche Bowie. Ma di lei mi restano i ricordi e di lui, per tutti noi che lo abbiamo amato, la musica.

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15 pensieri su “David Bowie, Laura e io

  1. Perfortuna e purtroppo Bowie ha rappresentato la possibilità del tutto e del trasformismo e come dici tu, tutti per un attimo abbiamo immaginato di poter essere quel “libero diverso” da noi lontano fisicamente e culturalmente. Poi però la vita intorno col ben e col male ci ha insegnato e mostrato tanto. E come nelle favole ci sono i buoni i cattivi e quelli che affascinano pur non schierandosi totalmente dall’una e dall’altra parte, Bowie lo era e probabilmente lo era anche Laura.

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  2. Bellissimo racconto, anche se dolceamaro. Io non conosco Bowie, non l’ho mai ascoltato. Dal tuo racconto, emerge quanto la sua musica abbia rappresentato per te, soprattutto come colonna sonora delle tue esperienze. Non è facile ricordare una amica che ha fatto una scelta di vita complicata e trasgressiva. Ma la musica riesce ad essere sempre il miglior sottofondo, anche per ciò che ci lascia una stilla di tristezza.

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