Cattive ragazze

cattiveragazze_copertina2La graphic novel.
«Per un libro che coniuga perfettamente la struttura narrativa del fumetto con i registri della biografia. Per una narrazione che, scegliendo di raccontare un universo femminile, va oltre stereotipi e questioni di genere e, con un approccio accattivante e incisivo, invita alla riflessione, emozionando e coinvolgendo.» Questa è la motivazione della giuria che nel 2014 ha assegnato il Premio Andersen a questo libro, nella sezione “Miglior libro a fumetti”.

Pubblicato nel 2013 da Sinnos Editrice – sceneggiato da Assia Petricelli e disegnato da Sergio Riccardi – ha ricevuto moltissime recensioni su quotidiani e riviste come Il Manifesto, Left, Il Messaggero, Donna Moderna, Repubblica, Marie Claire, Il Corriere della Sera… solo per citarne alcuni. Ne hanno parlato a Fahrenheit su Radio Rai e in televisione su Rai Edu Filosofia. Va poi sottolineato il fatto che questo testo è stato stampato con un carattere creato da Sinnos – battezzato “leggimi” – adatto anche ai lettori con difficoltà (DSA, BES…), con l’ulteriore accortezza di fare in modo che i fumetti (baloon) seguano l’ordine dei dialoghi per facilitarne ulteriormente la leggibilità.

Ma cosa hanno fatto queste cattive ragazze? Perché vale la pena raccontare la loro vita?
Ve ne presento alcune.

Una delle prime femministe
Olympe de Gouges si opporrà, durante la rivoluzione francese, alla decisione di giustiziare re Luigi XVI. Pazza! La cecità e il fanatismo dei tempi non sopporteranno questa critica e a nulla varrà sottolineare che questa posizione derivava dalla coerenza con il principio, da lei sostenuto, che la pena di morte fosse da abolire. Aveva già pubblicato opere teatrali e saggi nei quali si dichiarava contro la schiavitù nonché a favore della parità tra uomo e donna. Nel 1791 pubblicò la “Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina”. Ma verrà ghigliottinata comunque nel 1793, per la sua voce troppo fuori dal coro, all’età di 45 anni.

Il primo processo per stupro in Italia
Franca Viola, anche lei disobbediente, non accettò di sposare il suo violentatore. Nel 1966 il codice penale italiano diceva infatti che il matrimonio tra l’autore del reato e la persona offesa estingueva il reato – nonché la condanna nel caso ci fosse già stata. Il matrimonio riparatore avrebbe pertanto cancellato la colpa dell’uomo ma anche la vergogna di Franca Viola, ormai non più illibata e perciò disonorata. Eppure lei quell’uomo lo portò in tribunale, con il sostegno della sua famiglia, e tutta l’Italia dovette assistere, tra scandalo e speranza, al primo processo per violenza carnale.
Il violentatore fu condannato a undici anni di prigione, Franca Viola trovò l’amore sposandosi felicemente due anni dopo, ma quell’articolo del codice penale fu abrogato solo sedici anni dopo, nel 1981 e soltanto nel 1996 lo stupro sarà legalmente riconosciuto in Italia non più come un reato “contro la morale”, bensì come un reato “contro la persona”.

La prima giornalista sotto copertura
Questo titolo mi ha dato da pensare. Il fatto che sia scritto al femminile (la prima giornalista) potrebbe stuzzicare quell’angolino del nostro inconscio che in fondo in fondo è sinceramente sessista. Potrebbe farci venire il dubbio che la nostra cattiva ragazza sia stata solo la prima donna a fare giornalismo sotto copertura, intendendo con questo che prima di lei c’era senz’altro stato almeno un uomo ad averlo già fatto. E invece no: lei è proprio l’ideatrice, colei che ha inventato – e prima al mondo realizzato – questo tipo di giornalismo.
Nelly Bly nacque nel 1864 negli Stati Uniti ed era poco più che ventenne quando si fece rinchiudere in un manicomio – dal quale rischiò di non riuscire più a farsi dimettere – per scrivere un reportage giornalistico sulle condizioni di vita e i trattamenti psichiatrici ai quali erano sottoposte le pazienti. Coraggiosa e intelligente anticipò i tempi in un campo fino ad allora esclusivamente maschile.

cattiveragazze_elencoQueste prime tre donne che vi ho brevemente presentato sono in buona compagnia, ecco le altre delle quali potrete leggere le storie: Elvira Coda Notari, Nawal El Saadawi, Antonia Masanello, Marie Curie, Aleksandra Kollontaj, Alfonsina Morini Strada, Angela Davis, Claude Cahun, Domitila Barrios De Chungara, Miriam Makeba, Hedy Lamarr, Onorina Brambilla.

La casa editrice.
Quest’anno – 2015 – Sinnos compie 25 anni e anche io mi unisco al coro degli auguri, perché questa è una casa editrice che si fa voler bene. Nasce nel 1990 all’interno del carcere romano di Rebibbia come cooperativa sociale ONLUS (organizzazione non lucrativa di utilità sociale) per iniziativa di Della Passarelli e Antonio Spinelli (morto nel 2005). Sin dall’inizio l’idea è quella di diventare una casa editrice per bambini e ragazzi e la loro prima collana, I Mappamondi, raccoglie le narrazioni degli immigrati che raccontano la loro infanzia nei paesi di origine, il loro viaggio verso l’Italia e quello che poi hanno trovato una volta arrivati. Successivamente la collana Zefiro raccoglie «le storie degli altri, le fiabe di tradizione. Perché le fiabe – e noi che abbiamo avuto Boccaccio lo sappiamo bene – sono portatrici di segni diversi, ma esprimono anche quanto siano universali alcuni sentimenti» spiega Della Passarelli, attualmente direttrice editoriale e presidente di Sinnos. E i “segni” interessano particolarmente Sinnos editrice. Sempre Della Passarelli racconta: «Ci trovavamo a Rebibbia durante una pausa caffè e discutevamo sul nome da dare alla casa editrice. Antonio Spinelli desiderava un nome che contenesse la parola “segni” perché la lingua è un segno ma anche ciò che vogliamo lasciare; un ragazzo sardo che passava di lì suggerì: “Sinnos, si dice in sardo”. Piacque molto, perché il suono evocava una lingua antica. Il logo, regalatoci da un giovane grafico, ha preso vita dalla S e dalla E di un alfabeto morto.» Da allora e ancora oggi l’attenzione ai temi sociali, interculturali e della legalità sono il tratto caratteristico di questa casa editrice che dedica tutto il suo intelligente lavoro ai nostri bambini e ragazzi perché, dice sempre Della Passarelli: «Vogliamo che i ragazzi leggano, per avere menti aperte, capaci di pensare, immaginare, scegliere.»

Il progetto educativo e lo spettacolo teatrale.
Da questa graphic novel ha preso il via anche un progetto educativo, teatrale e di ricerca (che se volete potete finanziare qui). Si tengono letture del libro e laboratori drammaturgici all’interno delle scuole secondarie di primo e secondo grado italiane (medie e superiori), ed è nato uno spettacolo teatrale con la regia di Ignacio Gómez Bustamante e César Brie.
Purtroppo non ho trovato informazioni in rete su Bustamante, ma certamente la collaborazione con Brie, che è invece un regista teatrale molto famoso, toglie ogni dubbio sulle sue qualità artistiche.
César Brie, nato nel 1954 a Buenos Aires, aveva diciotto anni quando lasciò l’Argentina della ‘guerra sporca’ – un programma volto a reprimere nella violenza qualunque forma di protesta o dissidenza – e trovò rifugio in Italia, a Milano, dove continuò la sua esperienza teatrale lavorando all’interno dei centri sociali e formando il collettivo teatrale Tupac Amaru. Di questa esperienza Brie dice: «È stato determinante per me. L’isola era il primo centro sociale di Milano e io ero diventato un po’ il capo della parte culturale del centro. Mi ha formato umanamente, politicamente e penso anche artisticamente. Io ero nella merda: non avevo lavoro, ero in esilio, avevo vent’anni. Facevo la fame, sono anche stato ospedalizzato due volte per anemia. Non era facile, però non me ne fregava niente, perché lì creavo, indagavo.»
Dopo Milano Brie inizia una lunga e fruttuosa collaborazione con l’Odin Teatret di Eugenio Barba e si trasferisce in Danimarca. Successivamente lo ritroviamo in Bolivia come fondatore del Teatro de los Andes. Brie dice: «Quando sono potuto tornare in America Latina, sono andato a scegliermi il paese in cui mi sembrava più disperato tutto, quindi dovevo dare le risposte più giuste, più vere e autentiche, altrimenti non sarei sopravvissuto.» Insieme alla compagna, l’attrice italiana Mia Fabbri, si trasferisce a vivere in una vecchia azienda agricola, poco distante da Sucre, che diventa il centro operativo della loro attività, la casa per le loro due figlie e per diverse altre persone tra adulti e bambini.
Oggi César Brie è di nuovo in Italia come autore, attore e pedagogo. In una lettera da lui scritta sul suo spettacolo del 2012 “Karamazov” leggiamo: «La mia prospettiva dopo il Teatro de los Andes è quella del ramingo. Un po’ qui, un po’ in America del Sud. Dove non mi sputino in faccia né mi minaccino»

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Se sono riuscita a incuriosirvi e vi fosse venuto il desiderio di vederlo, questo spettacolo, il calendario delle rappresentazioni lo trovate qui.

Assia, Petricelli e Sergio, Riccardi – Cattive ragazze : 15 storie di donne audaci e creative, Sinnos 2013

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11 pensieri su “Cattive ragazze

  1. Un libro che ho letto con grande interesse e anche commozione. L’ho comprato alla Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna e attendo di farlo leggere a mia figlia… magari anche lei diventerà una Cattiva ragazza perché purtroppo ce n’è ancora molto bisogno

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  2. Il criterio in base al quale recensisci l’ho capito, ma toglimi una curiosità: il fatto che siano solo quattro fumetti recensiti rispetto al monte libri tradizionali vuol dire che il genere ti appartiene poco o che ne hai incontrati pochi che ti hanno colpito?
    Perché per me la quota sarebbe pari, se non in vantaggio per i fumetti.

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  3. Pingback: La marcia delle donne | Tratto d'unione

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