Metà di un sole giallo

Adichie_Meta_sole_giallo_1Negli ultimi sette giorni sono successi fatti drammatici sulla scena internazionale. La settimana scorsa, il 12 novembre 2015 in Libano, nella città di Beirut, due attentatori suicidi dell’Isis si sono fatti esplodere uccidendo oltre quaranta persone. Il giorno dopo, 13 novembre, a Parigi ancora l’Isis compie attacchi suicidi e sparatorie durante i quali sono rimaste uccise centoventinove persone. Ieri, 18 novembre, in Nigeria ci sono stati altri due attentati kamikaze. Il primo nella città di Yola (300.000 abitanti), il secondo nella città di Kano (3.800.000 abitanti), entrambe nel nord del paese. Al momento in Nigeria si contano oltre quaranta vittime e quasi cento feriti. Anche questi attacchi sono di matrice jihadista, riconducibili al gruppo terroristico Boko Haram che proprio da quest’anno si è alleato con l’Isis (detto anche Isil o Daesh).

Abbiamo visto tutti quanti come, nel nostro paese, le tre notizie abbiano avuto una risonanza diversa. L’attentato di Beirut è stato sbaragliato nei titoli dei nostri giornali da quello di Parigi. È anche normale che ciò che ci è più vicino e familiare, che ci somiglia di più, ci faccia sentire più immedesimati e partecipi. Tuttavia le notizie dalla Nigeria hanno veramente avuto scarsissima eco qui da noi e questo dispiace. Non essendo io un’esperta, non essendo questo un blog giornalistico, non mi addentro in difficili analisi politiche, però voglio rendere omaggio alla Nigeria a modo mio, parlando oggi di un bel libro che ho letto di recente: “Metà di un sole giallo”, scritto da Chimamanda Ngozi Adichie, giovane autrice nigeriana (1977) che lo ha scritto nel 2008 all’età di trentuno anni. Nel 2013 da questo libro è stato tratto un film – che porta lo stesso titolo – diretto dal regista nigeriano Biyi Bandele.

Il libro è ambientato nel periodo della guerra civile nigeriana, più conosciuta come guerra del Biafra, vale a dire tra il 1967 e il 1970. I fatti sono i seguenti: nel 1966, in seguito a un colpo di stato che portò alla carica di Presidente un militare di etnia igbo, ufficiali di altre etnie realizzarono un contro-colpo di stato sostituendo quel Presidente con una figura più gradita. In conseguenza di ciò si ebbero, nella seconda metà del 1966, uccisioni di massa della popolazione igbo. La reazione degli igbo non si fece attendere. Dato che la maggioranza di loro – in quel periodo si stimavano circa 11 milioni di igbo in Nigeria – viveva nella zona sud-est del paese, il tenente colonnello Ojukwu che amministrava quella regione, proclamò la secessione della Repubblica del Biafra dalla Nigeria dichiarandola stato indipendente.

La Nigeria mise quindi in atto un durissimo embargo contro il Biafra e invase militarmente il territorio. La fine è nota: dopo due anni e mezzo il Biafra, ridotto allo stremo, capitolò e oggi la regione, che ospita i maggiori giacimenti petroliferi del paese, fa parte a tutti gli effetti dello stato della Nigeria. Ma il disastro umanitario che quella guerra provocò è rimasto nella memoria collettiva di tutti. La popolazione civile moriva letteralmente di fame e il mondo vide le terribili immagini dei loro bambini gravemente denutriti. Si utilizzò addirittura la parola genocidio e alcuni medici francesi, in seguito alla drammatica esperienza di volontariato vissuta in Biafra, fondarono nel 1971 Medici senza frontiere.

L’autrice affronta questo capitolo della storia della Nigeria dando la parola a due gemelle di etnia igbo, Olanna e Kainene, di famiglia ricca e colta, laureate in Inghilterra, imprenditrice la prima, intellettuale la seconda. Seguendo le loro vite, così diverse l’una dall’altra, ci addentriamo via via negli avvenimenti che le stravolsero e, giorno dopo giorno, ci assestiamo insieme a loro nei cambiamenti necessari a sopravvivere e… ci abituiamo praticamente a tutto. Ma la mente fatica a dare un nome a quello che vede, soprattutto quando a morire è un bambino. E nonostante la guerra comprendiamo, grazie alla narrazione di questa intelligente scrittrice, che pur di fronte a un fucile, pur guardando un mucchio di cadaveri, ciascuno di noi, persino in quei momenti, pensa alla vita, all’amore, a ciò che deve fare, a ciò che sarà. O che sarebbe stato.

Chimamanda Ngozi Adichie – Metà di un sole giallo, Einaudi 2008

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6 pensieri su “Metà di un sole giallo

  1. Io sono nata nel ’70, ma l’eco di quello che accadde rimase nel gergo inconsapevole è crudele di noi bambini e forse qualcuno ancora oggi indicando una persona estremamente magra dice “sembra uno del Biafra”. Era ed è nel nostro sentire un mondo lontano ancora oggi, evidentemente, ma forse la letteratura ci può aiutare a sentirlo più vicino

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  2. Non ho letto il libro ed ho anche io echi di quello che è accaduto per quel “modo di dire”. Purtroppo quello che sta accadendo in questi giorni è frutto di una politica scellerata e irrispettosa che negli anni ha favorito odi e lacerazioni in nome di business e potere. Ed oggi solo, con l’attacco al ‘nostro giardino’ ci sentiamo privati della nostra libertà. È ingiustificabile e crudele tutto, ma è fuor di dubbio che ci sono due pesi/due misure e che in atto c’è uno scontro feroce di civiltà che nella follia attuale ha radici antiche.

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