Cronache di Gerusalemme

Delisle_2Graphic novel? No, graphic journalism! Ecco la corretta definizione per questa opera a fumetti a voler essere precisi. Che cos’è il graphic journalism? Ve lo dico con le parole di Guy Delisle, l’autore: “Io racconto quel che vedo quando passeggio per il mio quartiere a Gerusalemme, e questo mi basta, perché mi piace partire dai piccoli dettagli che noto in giro, dalla vita quotidiana mia e della gente che incontro per strada. È questa la mia leggerezza, una specie di giornalismo con le mani in tasca, in giro per le strade, per il quartiere, per la città in cui di volta in volta mi trovo.”

Guy Delisle, classe 1966, illustratore canadese trapiantato in Francia, è anche l’autore di Shenzhen (2000), Pyongyang (2003) e Cronache birmane (2007), libri che ci portano nella quotidianità di questi luoghi lontani, opere con le quali si è collocato di diritto nel novero dei graphic journalist, raccontando delle sue esperienze in quei paesi, nei quali ha soggiornato per motivi di lavoro oppure al seguito di sua moglie, collaboratrice di MSF – Medici senza frontiere.

Se mi rivolgo al vocabolario Treccani in cerca di aiuto per raccontarvi questo libro trovo per prima cosa la definizione della parola Cronaca: “Narrazione di fatti esposti secondo la successione cronologica, senza alcun tentativo di interpretazione o di critica degli avvenimenti.” Ed è proprio questo che l’autore fa, narra il suo anno (2008/2009) vissuto a Gerusalemme mese dopo mese rinunciando ad esprimere un giudizio su ciò che gli accade. Di sé Delisle dice: “Sono un fumettista più che uno scrittore, quindi questo libro è in realtà la visione di una persona che si siede in un angolo e osserva quello che c’è intorno… se vedevo qualcosa che mi meravigliava allora lo rappresentavo in un fumetto. È il lavoro di un osservatore, non di un professore che cerca di spiegare ciò che è giusto o non giusto, lascio al lettore la scelta di definire ciò che lo è o che non lo è.”

Delisle_3La lettura di questo libro infatti ci prende a braccetto e ci porta a passeggio per Gerusalemmme, Tel Aviv, Gaza e quello che ci accade è di essere lì a vedere e siamo un po’ stupiti un po’ divertiti, spesso impauriti o sgomenti, ma sempre puliti da ogni giudizio, con gli occhi aperti alla curiosità, avendo ben presto compreso che non basta un primo sguardo per comprendere una realtà tanto complessa e difficile come quella di Israele e Gerusalemme.

Lo stesso effetto ci avevano fatto i resoconti dalla Corea del Nord a Pyongyang, dalla Cina a Shenzhen e dal Myanmar, la stessa sensazione di essere amici di Delisle e perciò di conoscere la sua vita e trascorrere con lui momenti delle sue giornate. Ecco cosa ne dice lui stesso: “Quando disegno ho veramente l’impressione di avere il lettore al mio fianco, di camminare con lui. E ogni tanto è come se gli dicessi «Quel tipo è interessante, devo presentartelo», oppure «C’è un posto a Gerusalemme che non è molto conosciuto, quasi quasi ti ci porto».”

L’ironia con la quale Delisle affronta tutte le situazioni ci consente di godere di una lettura fatta di momenti di bellezza spirituale, relax cittadino in un piccolo bar scoperto per caso, incombenze domestiche e gestione dei due figli piccoli, ma anche di tensioni agli innumerevoli checkpoint, disagio di fronte al famoso muro ben più alto di quanto si credesse, angoscia per l’ennesima tragedia del conflitto tra Israele e Palestina, quella “Operazione piombo fuso” che tra il dicembre 2008 e il gennaio 2009, proprio durante il suo soggiorno a Gerusalemme, in soli ventidue giorni fa quasi mille vittime tra i palestinesi e alcune decine tra gli israeliani.

Delisle_4Per molti potrebbe essere il modo per andare un po’ più vicino ai problemi di quei territori, così difficili da decodificare, e cercare di comprenderli meglio. Ancora le parole dell’autore: “Ci sono ragazzi molto giovani che hanno letto Cronache da Gerusalemme, sedici, quindici o addirittura quattordici anni e dopo averlo letto si sono interessati alla vicenda. Sono quasi sicuro che non l’avrebbero letto se fosse stato un saggio o un reportage classico sul conflitto israelo-palestinese. Con il fumetto si può arrivare a un pubblico più giovane, che conosce meno questi argomenti, ragazzi che poi, una volta interessati, magari vanno anche a cercarsi altro, dei giornali, o dei saggi.” Credo che la stessa cosa possa capitare anche a un pubblico adulto, che segue gli avvenimenti di quella zona e le ripercussioni che essi hanno sul resto del mondo cercando di dipanare l’ingarbugliata matassa, faticando a capire le ragioni di tutti e che, leggendo questo libro, può scoprire che non è così facile schierarsi, anche se è di certo più facile laggiù che in qualunque altro posto comprendere la fragilità e la necessità di spiritualità, ma anche la pazzia, insite nella natura umana.

Guy, Delisle – Cronache di Gerusalemme, Rizzoli Lizard 2012 (scritto nel 2011)

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9 pensieri su “Cronache di Gerusalemme

  1. E ha ragione: attraverso il fumetto si raggiunge un pubblico più ampio, anche adulti che non amano i saggio o che faticano ad avvicinarsi a queste tematiche. Non conoscevo questo autore. Grazie del suggerimento

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      • Come promesso, torno dopo aver letto uno dei suoi libri. Vista la mia esperienza in Cina, ho preso “Shenzhen”. In termini di racconto, riprende tutte le caratteristiche fondamentali della vita cinese, per cui devo dire che è stato bravo.
        Il disegno è fatto bene, anche se forse un po’ripetitivo.
        Se proprio devo trovare un difetto, le strisce sono tutte in fila, senza dare un minimo di logicità temporale o una classica suddivisione in capitoli, per cui ogni tanto si salta “di palo in frasca”.
        Magari proverò a leggere Cronache di Gerusalemme, in ogni caso grazie, è stata una bella scoperta (poi io sono amante dei fumetti, per cui ho apprezzato).

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