Il rogo di Berlino

Schneider_RogoBerlinoLeggendo questo bel libro, scritto bene e che si beve letteralmente in poche ore, comprendiamo davvero cosa è stata la distruzione della città di Berlino, le atroci sofferenze che ha comportato per i suoi abitanti. Assistiamo alla smisurata violenza con la quale è stata sedata una delle più grandi violenze del secolo scorso. Ma siccome il libro è narrato da una bambina di sette anni, che non distingue il 1945 dal 1994 o dal 2014, dobbiamo accettare il semplice fatto che questa storia di fame e privazioni, di estrema sofferenza e di morte è ancora attuale, è ancora vera, sta ancora succedendo, alla stessa bambina di sette anni, allo stesso fratellino di quattro. Rifugiarsi in una cantina per scampare ai bombardamenti, uscire a cercare l’acqua e un po’ di cibo a rischio della vita, non avere più acqua corrente o bagno, convivere con i propri escrementi e con estranei puzzolenti e terrorizzati proprio come te, essere esposto a ogni sopruso e non avere potere sul tuo tempo e sulla tua vita… ancora troppa gente vive in questo modo e questo libro, che parla del passato, è in questo ancora tanto, troppo, attuale.
Helga Schneider è una scrittrice tedesca naturalizzata italiana e questo romanzo è stato scritto in italiano e pubblicato da Adelphi nel 1995. L’autrice aveva proprio sette anni quando Berlino fu bombardata e, come avrete capito, la storia narrata è autobiografica. La sua infanzia, travolta dalla seconda guerra mondiale in Germania, le ha offerto molti dolorosi motivi di ispirazione letteraria. Anche “Io, piccola ospite del Führer” (Einaudi, Torino, 2006), che ho letto successivamente a questo, è autobiografico e narra la visita che lei e suo fratellino fecero ad Adolf Hitler nel famoso bunker nel quale il dittatore si era rifugiato. Un altro suo libro “Lasciami andare madre” (Adelphi, Milano, 2001) ancora parla della sua esperienza, essendo stata sua madre una nazista talmente fedele a quell’ideologia da abbandonare i suoi due figli, Helga aveva quattro anni e Peter solo diciannove mesi, per arruolarsi nelle SS e diventare guardiana ad Auschwitz. Solo molti anni dopo, all’età di trentaquattro anni, Helga scopre che la madre è ancora viva, che il Tribunale di Norimberga l’ha condannata per crimini di guerra e quando, coraggiosamente, decide di incontrarla scopre, con orrore, che non ha abbandonato la sua irriducibile fede nazista e conserva orgogliosamente la vecchia divisa delle SS.

Helga, SchneiderIl rogo di Berlino, Adelphi 1995

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6 pensieri su “Il rogo di Berlino

  1. Difficile sorte tocca ai bambini: portarsi le colpe dei genitori, degli adulti che ne determinano l’infanzia. Passano poi la vita ad affrancarsene quando è così pesante l’eredità. Vorrei leggerli tutti e tre questi libri

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