L’amore molesto

390da-ferrante_amore_molestoTutti grandi i temi in questo bellissimo romanzo. Il tempo, la madre, le molestie sessuali ai bambini, il patriarcato e il maschilismo.
Il tempo che passa, in questo romanzo, non è quello dell’orologio. Il tempo è quello dei pensieri della protagonista. Ci avete mai pensato a come sono diverse le misure del tempo interiore e di quello esterno? Leggendo il libro a volte ci si chiede, un po’ in ansia, se per caso ci sia sfuggito qualcosa, successo nel frattempo, mentre lei pensava e noi seguivamo le immagini dei suoi ricordi, possibile che nel frattempo non sia successo niente, eppure è trascorso così tanto tempo. Invece no, lei si è solo spostata da una casa a un’altra, da una stanza all’altra, sono passate solo due ore. Eppure noi abbiamo viaggiato avanti e indietro nel tempo e tante cose sono successe. Vien da chiedersi quanto la nostra vita sia fatta dai fatti e quanto dai nostri pensieri.
Le molestie sessuali ai bambini. Mi è piaciuto l’approccio che la Ferrante sceglie: l’adulta che infine ricorda le molestie non è sopraffatta, non è stravolta, la sua vita non è rovinata, la sua mente non è scardinata. Era una bambina quando ha subito le schifose attenzioni sessuali di un adulto, erano così incomprensibili per lei da non riuscire a collocarle in nessuna delle sue caselle mentali, in nessun luogo fino allora conosciuto, così le sposta su sua madre, è sua madre che ha subito, commesso, quelle azioni così paurosamente miste di piacere e terrore. Compie quindi una sovrapposizione tra lei e la propria madre, ovviamente impossibile da sostenere, che inesorabilmente le allontana. Il riaffiorare alla memoria della verità, ormai adulta, rimette a posto i pezzi della storia scompaginata. La donna, che non sapeva perché le sue relazioni sessuali fossero così tiepide, ora capisce. Ma non è un fardello che si aggiunge, è un peso che si toglie, per camminare più leggera e riprendersi per mano. La donna adulta sembra dirsi: è successo, sono io, andiamo avanti, ora capisco meglio, ora posso meglio fare e scegliere, quasi sorridendo piano al pensiero di quanto sua madre l’abbia capita, anche se lei non lo sapeva.
La madre. Un essere mitologico, misterioso, incomparabile, irraggiungibile, amatissimo e colpevole, da punire e imitare, uno strumento per salvarci anche a costo della sua morte, la madre può morire per dare la vita, ogni figlio lo sa, anche quando non lo sa. E se si presenta la necessità, quella vera: il pericolo di vita, allora la madre è sacrificabile, la madre si sacrifica. Solo un percorso interiore vero, onesto, doloroso come solo le indagini profonde sanno essere, restituirà i giusti contorni e ridistribuirà pesi e responsabilità a madre e figlia. Proprio il percorso che compie la protagonista di questo romanzo.
Il patriarcato e il maschilismo in questo libro sono il protagonista maschile principale. Frammentato in uomini diversi, il padre, l’amico, l’amante, il pedofilo, lo zio, ciascuno di loro rappresenta una parte della cultura maschilista che crea il conflitto e la violenza nei rapporti con le donne. Amare un donna in modo possessivo e manesco, desiderarla come fosse un oggetto e senza rispetto, volerle bene senza però dar retta alle sue esigenze, approfittare della debolezza di una donna o di una bambina per farne quello che si vuole, disamorarsi non appena la donna non risponde al modello che impera nel cervello dell’uomo.
In questo libro ci sono donne che fuggono, per tutto il tempo, da se stesse e dagli altri, imprigionate tuttavia nelle loro case, nelle loro famiglie, nei loro ricordi. Cosa le salva? La risata eccessiva di Amalia, il sorriso ironico di sua figlia, la protezione che si dedicano reciprocamente, l’amore che provano l’una per l’altra. Anche quando non capiscono.

Elena, FerranteL’amore molesto, E/O 1992

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