Onda verde

(Tempo di lettura: 4 min.)

Che fortuna, non le era mai capitato prima: una vera “onda verde”… finalmente aveva capito cosa voleva dire. Mentalmente li contò: erano undici per un percorso di otto chilometri. Li aveva trovati tutti verdi, un semaforo dopo l’altro, magicamente diventavano verdi proprio quando arrivava lei. Quegli otto chilometri li aveva percorsi in pochi minuti, di solito ci voleva una mezz’oretta, che sensazione piacevole, un piccolo regalino della vita, come un cioccolatino. Deponeva bene a favore della serata che l’aspettava, come se il destino le stesse spianando la strada, nessun ostacolo al suo appuntamento. Si sentì elettrizzata e positiva. Era eccitante sentire dentro quel misto di insicurezza e sensualità, come essere l’odalisca del sultano, certa di piacere e terrorizzata di sbagliare. Parcheggiò e arrivò a piedi fino all’appartamento che si trovava nel centro storico della città. Lui le aprì il portone dell’antico palazzo, sul pianerottolo l’ingresso era illuminato e la porta accostata, cautamente entrò e la richiuse dietro sé. In cucina lo vide, sorrideva bellissimo, biondo, vestito di bianco, gli occhi verdi le sembrarono altri segnali di via libera. Come stai? le chiese porgendole un bicchiere di vino. Guarda, sto preparando la nostra cenetta, la pasta l’ho fatta io, condimento leggero che stasera… ci hai pensato? lo sai che puoi sempre tirarti indietro se non vuoi, ma se vuoi allora…

Lei ci aveva pensato, parecchio, e aveva concluso che era l’unico modo per averlo ancora per sé. Aveva provato a stare senza lui ma era diventata tristissima. Era abbastanza saggia da sapere che il tempo, passando, avrebbe portato cambiamenti, altre persone, ma nel frattempo tutto era fermo e non voleva rinunciare a lui. Lo desiderava troppo. Forse era questo il male, al solo sfiorarlo si eccitava talmente che perdeva il controllo della mente e del corpo e lui, dopo qualche mese di quei suoi deliri sessuali, si era tirato indietro. Usò la sua consueta, disarmante, sincerità: “Non provo più niente, quando ti sono dentro sei come un lago, non sento nulla”. Cercare di capire non era servito a molto, tanto lei avrebbe continuato per sempre a sentirsi inadeguata. Lui aveva avuto molte donne, prima e dopo la loro storia – sicuramente anche durante – e si erano raccontati le loro esperienze sessuali più soddisfacenti, così lei sapeva che la migliore che aveva incontrato era stata una studentessa, la quale, però, dopo due sole volte di sesso meraviglioso non aveva più voluto vederlo. Eppure, diceva lui, era così eccitante… A quanto pareva con lei sentiva tutto, era la sua misura perfetta, dopo tanti anni ancora la ricordava e non si spiegava come mai la ragazza avesse troncato così prematuramente una relazione tanto promettente. A dirla tutta anche lei non riusciva a immaginare perché una donna potesse volontariamente rinunciare a un uomo come lui.
Per l’appuntamento aveva indossato un abito di seta sottile, corto e senza maniche, una cerniera sulla schiena bastava a sfilarlo. Non indossare l’intimo, le aveva chiesto lui, ma aveva disubbidito, quel vestito era troppo trasparente. Mentre bevevano il vino lui le spiegò che il suo amico sarebbe arrivato dopo cena, verso le undici, la rassicurò sulla bellezza maschile di cui era dotato e la tranquillizzò: “Se poi non ti piace non preoccuparti, ci penso io a lui.” Nulla di cui stupirsi per lei, sapeva che era di larghe vedute in fatto di sesso e conosceva i suoi trascorsi. La cena andò veloce e bevvero più vino del necessario, avevano bisogno di sentirsi più sciolti, la loro sincronia mentale era sempre stata alta e non faticarono a trovare le parole, ridendo e costruendo un piccolo mondo delizioso, ma senza futuro.
L’amico era scuro, abbronzato e indossava una bellissima camicia verde, lei si chiese se non fosse un altro segno del destino, l’onda verde che continuava, spingendola ad andare avanti. Bevvero altro vino e si dedicarono a sciogliere il ghiaccio ma l’amico non lasciò passare troppo tempo prima di toccarle una coscia. Si era seduto vicino a lei e la baciò, poi entrambi la spogliarono e cominciarono ad accarezzarla ed esplorarla con calma. Lei li lasciò fare ed eseguì tutto ciò che era necessario. Ma si sentiva disorientata, la mente inviava segnali di disturbo, come una radio che non riesce a sintonizzarsi sulla frequenza desiderata. Si rese conto di non essere eccitata, di non riuscire a fluire verso il basso dove si trovava il centro del suo piacere. Ma ormai si era spinta troppo in là e non si poteva più fermare, pena un imbarazzo insostenibile o, peggio ancora, deluderlo e perdere l’ultima occasione di restare nella sua vita.
Quando tutto fu finito la pancia le doleva e tra le gambe sentiva un forte bruciore ma non disse nulla e cercò di capire se gli altri due se ne fossero accorti, se fossero soddisfatti di lei, se tutto fosse andato bene lasciando aperta per lei la porta dell’appartamento nel palazzo antico. Ma dovette tenersi tutti i dubbi, che alla fine del gioco non c’erano parole, solo stanchezza e sospiri stremati e occhi socchiusi e labbra gonfie e voglia di andare a dormire.
Però il giorno dopo lui le telefonò. Che bello è stato, dobbiamo rifarlo, il mio amico ha detto che sei la donna più elegante che abbia scopato. In che senso? Niente, si riferiva al fatto che ti muovi e ti poni senza volgarità… io già lo sapevo… poi volevo dirti… volevo chiederti… cioè, non vorrei sembrati invadente ma… ieri sera eri diversa da come ti ricordavo… nel senso che… ti sentivo tantissimo… eri così stretta, aderente… che hai fatto? sei andata da un chirurgo plastico?…
Che liberazione, che respiri puliti, la mente si era snebbiata, il tempo aveva ricominciato a scorrere, la fluida onda verde le aveva aperto la strada fino alla meta e ogni cosa era tornata al suo posto. Struggersi per un amore che detestava la sua liquida eccitazione e non sapeva sentire la bellezza della reciprocità, che non distingueva una studentessa indifferente e asciutta da una donna innamorata, diventò inutile, superfluo. Smise di vederlo e si tenne il ricordo di quanto era stato bello far l’amore con lui prima di scoprire quanto fosse incapace.
 
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Questo racconto partecipa agli EDS (Esercizi Di Scrittura) proposti da La donna Camèl

EDS – Verde
Queste le regole:
– Contenga qualcosa di verde
– Tralasci di dire o spiegare nel dettaglio un mondo o una piccola cosa

Ecco gli altri blogger che hanno scritto racconti con queste stesse regole:
Pendolante: Cambiamenti cromatici e Il dormiente
La donna Camèl: A proposito della Prinz verde (in macchina con Beppe Grillo)
Melusina: Un mare d’erba e Telefono casa e Kate G.
Dario: Consigli
Hombre: O’ nipote mascalzone
Lillina: Fili spezzati
Angela: Opera numero 1
Gabriele: Due distinti signori in completo elegante

L’Azzeccagarbugli: La sciarpa
Il pendolo: L’ego di Dio
Gordon Comstock: Il primo viaggio insieme
Singlemama: La scatola verde
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15 pensieri su “Onda verde

  1. La donna Camèl, come di consueto, dopo la pubblicazione di tutti i racconti che hanno partecipato a questo esercizio di scrittura da lei ideato e proposto, tira le somme e scrive una recensione su ciascuno. Ecco il suo commento a questo racconto:
    “Di te mi colpisce sempre il coraggio, fin dalla prima volta. Che vuol dire il coraggio, scrivere non è mica pericoloso, che rischi si corrono? Eh, lo dici tu. Scrivere si corrono i rischi, altro che, e tu Cali li corri senza paura, vai fino in fondo, non ti fermi davanti a niente e nessuno. E questo arriva a chi ti legge e fa tremare i polsi e l'esofago”.

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